Ragazzi, Non ascoltate le sirene che vi cantano lodi

sirene

Gli ultimi sondaggi confermano, decimale più, decimale meno, che Silvio Berlusconi tende a prendere il 16%, parallelamente al dato in aumento degli astenuti, indecisi, schede bianche. Il vecchio delinquente non sta in realtà raccogliendo più ipotetici consensi ma sembra che sia così (e così viene comunicato sui media che sono suoi o controllati dai suoi) per effetto dei numeri relativi su cui si faranno i conti.

Così la questione delle aggregazioni (centro destra/sinistra e dell’asso piglia tutto) tende a confondere gli elettori ancora di più.

La legge, amici a cinque stelle, gli oligarchi della Partitocrazia (con la maiuscola perché è una sola struttura pensante) se la sono ritagliata su misura e non sono bastati, evidentemente, quattro consigli, dati con il contagocce, da teorici non avvezzi alla battaglia dei collegi, ad aiutarvi ad affrontarli.

Ci sarebbero voluti gli specialisti del malaffare elettoralistico (ma quelli stanno con gli altri) che, a naso, non vedo, neanche in filigrana, tra le oneste schiere a cinque stelle.

Questo è il guaio: si capisce che andate avanti a tentoni, pur avendo avuto tempo per studiare una soluzione e per prepararvi al grande scontro. Perché, di scontro si tratta e scontro duro sarà, con gentaccia contro cui l’elegante fioretto a poco servirà. Come si è visto in Sicilia, prova generale risoltasi con una sconfitta dove, anche lì, nessuno dei teppisti della partitocrazia, è “andato a casa”.

Anzi. Così come nessuno dei criminali politici che contano hanno lasciato, in questi cinque anni, le posizioni dominanti che ruotavano/ruotano intorno al Governo centrale. Quelli che non vi contrastano più non lo fanno perché sono morti, o perché ci ha pensato la Magistratura.

La-sofferenza-della-Sirena

La prevedibile e prevista situazione in cui vi trovate (e con voi la maggioranza della nostra onesta gente) comincia a delinearsi quando non capendo a quali ambienti di potere rispondeva la scelta di mantenere Giorgio Napolitano al Quirinale, sul nome di Stefano Rodotà non avete tenuto nel doveroso conto che avevate al vostro fianco milioni di Italiani incazzati che certamente non vi avevano votato per subire, ma per mandare a casa gli eversori che si erano, da decenni, impadroniti della Repubblica per saccheggiarne le casse.

Avete fatto pippa, si dice, certamente mal consigliati. Forse, addirittura, spinti da fattori complessi che hanno condizionato la scelta di farsi pecore (ma il lupo, come si sa, se le mangia) certamente all’insaputa di molti di voi.

Vedete, amici a cinque stelle, dire che quella sera di Rodotà-Rodotà, onestà-onestà una qualche robusta prova di forza andava data, non  lo si dice perché si ha il gusto del gesto eversivo ma perché, al contrario, era necessario mostrare la fermezza della legalità.

Fermezza del popolo sovrano che chiedeva, a gran voce (più di così?) di dimostrare che erano arrivati tempi cupi per i nemici della democrazia.

Compiere quella prova di forza avrebbe consentito di mettere nella memoria degli avversari che per difendere la volontà popolare si era pronti a farlo e a non solo a dire di farlo. Si chiama il dovere dell’azione.

Da quel momento vi hanno preso le misure e hanno capito che vi avrebbero cucinato a “Bagno Maria”, rischiando poco o niente.

In cinque anni, la determinazione di 8.750.000 di italiani è servita principalmente a farvi fare il meritevole gesto di restituire soldi che vi spettavano ma che giustamente avete ritenuto doveroso far precipitare nel buco nero della contabilità dello Stato.

Sai che solletico che gli avete fatto a gente che, per avidità e sete di potere, negli anni, si è alleata con le mafie scioglitrici nell’acido di esseri umani!

Sai che baffo a tortiglione gli avete fatto a persone che, per avidità e megalomania, ha pagato/si è fatta pagare dai corleonesi pluristragisti! O siete gli unici che pensano che Dell’Utri/Berlusconi scendono in campo per salvare l’Italia e non, alla fine del biennio tragico ’92-’93, per rispondere al disegno di potere piduista-gattopardesco perché nulla cambiasse in Italia? Anzi, peggiorasse.

Ci voleva ben altra agenda (che invece vi è sempre stata dettata) e ben altra marcia di avvicinamento, prevista e prevedibile.

Voi arretrerete tra poco anche  nei sondaggi perché mostrate di aver esaurito la spinta che milioni di italiani vi avevano dato. Non solo arretrerete nei sondaggi ma i nostri/vostri elettori cominceranno ad ingrossare le fila degli indecisi e degli astenuti. Man mano che gli astenuti saliranno, paro paro perderete intenzioni di voto. E soprattutto prendiamo atto che non siete entrati nelle vite dei ragazzi del 1999 a conferma che la rete non è tutto neanche con i nativi veri e propri che sono, proviamo a non dimenticarlo, oltre 4 milioni che avrebbero diritto al voto. Ho cominciato a parlare da vecchio nonno con dei giovani e la sensazione che ho e che vi considerano “conservatori” di ciò che non gli interessa e che li esclude. Siete quasi come gli altri.

Perché questa calo di credibilità (ma non parlo solo di efficientismo amministrativo) non si determinasse alla vigilia del grande scontro era fondamentale, ad esempio, non perdere la battaglia di Roma.

Ovviamente non intendo il risultato elettorale che nessuno avrebbe potuto non conseguire a mani basse per manifesta inferiorità degli avversari ma un agire pre-pensato e organizzato, da attuarsi dopo l’insediamento. Pre pensiero che si è capito nessuno aveva, in sedi deputate (ma esistono questi luoghi di elaborazione nel MoVimento e, se esistono, che capacità oggettive hanno?) pre-pensato e organizzato.

Da cinque anni vi siete improvvisati scacchisti mentre l’onda crescente del 2013 vi aveva proposto una “partita a dama”. Roma e Torino dovevano essere un passaggio in velocità da attuare con le caratteristiche di testimonianza, ad oggi (ma è oggi che si vota per le nazionali), totalmente mancata.

La strada è in salita e con i contraccolpi che ci saranno dopo che la roulette (o altro) che farà uscire i candidati a gestire il grande cambiamento, si farà ancora più “erta”, avrebbe detto, in sintesi, mia suocera marchigiana.

Questo mentre, viceversa, vedo tanti tanti tanti onesti ed entusiasti cittadini darsi da fare, informarsi, cercare di formarsi, via e-learning o meno, perfino su argomenti super ostici come il mondo delle gare d’appalto.

Vedo in questo voler studiare e assumere informazioni da parte di migliaia di cittadini per essere sempre più consapevoli dei propri diritti/doveri il risultato di maggior valore che in questi cinque anni è stato conseguito.

Direte che è molto, ma potrebbe non bastare.

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Spero che tutti siate convinti che, con onestà intellettuale, dovremo dire che abbiamo perso le elezioni se non tornano a votare M5S quegli 8.750.000 che lo votarono nel 2013. Non dico un voto in più – come sarebbe stato giusto – ma non un voto in meno.

Invece, una fonte che considero altamente attendibile, sostiene che, con flusso repentino, negli ultimi giorni, fatto cento gli italiani che avrebbero deciso di votare, un secco 1,4%  ha ritirato la fiducia al M5S.  Questo 1,4%  corrisponde, con approssimazione di cui mi scuso, a 350.000 cittadini. Vuol dire che a questa mattina gli italiani ancora intenzionati a votare M5S sono 6.700.000 che mi sembra numero  assoluto (non le solite percentuali) nettamente inferiore a quel 8.750.000 a suo tempo ottenuto. Stiamo parlando di oltre 2.000.000 di persone deluse? E cosa hanno fatto questi grillini di tanto deludente da allontanare, in 1.825 giorni di lotta politica, oltre mille persone al giorno? Cosa voleva dal MoVimento questo popolo che si allontana e si rifugia nell’astensione? Forse qualcosa di diverso e certamente più risolutivo. Comunque chiedeva l’abbattimento di una dittatura e la messa in fuga dei dittatori e dei loro complici. Che invece, tranne i morti, stanno tutti al potere o si preparano a tornarci.

La dispersione della speranza è colpa grave in politica e nella storia dell’Umanità. Ascriversi il merito di aver pompierato la situazione “rivoluzionaria”, qualora la restaurazione mafiosa/partitocratica dovesse vincere, sarà un pessimo consolarsi.

Almeno per quelli che veramente volevano che si girasse pagina. Dopo averla letta. Temo, comunque, che in troppi che hanno guidato il MoVimento in questi cinque anni di pagine ne abbiano lette poche. Certamente, se il M5S dovesse prendere anche un solo voto meno di quelli presi nel 2013, il consiglio che, sin da ora mi permetto di dare, è, ovviamente, di non arrendersi e girare le tante pagine scritte in questi cinque anni, ma dopo averle lette. Almeno queste. Girare pagina e andare a scuola raccogliendo, questo si, il consiglio-riflessione del vecchio saggio professore De Masi che, giustamente, alcuni giorni addietro ricordava che il Paese è nei guai anche perché non ci sono più scuole e non solo quelle dell’istruzione tradizionale.

Fondare quindi scuole, ancora scuole e ancora scuole e vedere se, almeno così, un giorno si diventa maggioranza.

Questa volta la strada si presenta in salita. Ma consoliamoci ricordando che mancano ancora 45 giorni al voto e tante cose potrebbero succedere. Intanto vediamo di far votare almeno quelli che ci votarono nel 2013.

Oreste Grani/Leo Rugens