Nel Mondo cambiano i nomi ma nulla cambia. In Italia neanche i nomi. Berlusconi Docet

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Il 27 febbraio 2007 (oltre dieci anni addietro) 14 persone sono rimaste uccise in un attentato contro la base militare statunitense di Bagram. Dick Cheney (chi era costui, direte, onestamente, in molti?) è rimasto illeso. In realtà Cheney era il vicepresidente degli USA ed era in visita alle truppe. Subìto l’attentato, gli USA hanno annunciato l’invio di altri 1.400 soldati. Minchia, direte, allora è fatta e in Afganistan ora si vince. Ma chi vince? E cosa? Soprattutto, quando? Tutte domande che oggi non ha più senso fare perché da allora gli attentati sono stati mille e mille, e gli americani e i loro alleati (l’Italia compresa) non si preparano a vincere nulla perché non c’era e non c’è nulla in palio. Si tratta di decidere come chiudere la recita e il business annesso e connesso.

Cambiamo palcoscenico perché sempre di rappresentazione tragica si tratta dal momento che anche in questo caso di morti si parla nel ricordo pescato a caso. O forse no.

L’Agenzia internazionale per l’energia atomica (AIEA) ha annunciato che il governo iraniano non ha sospeso l’arricchimento dell’uranio entro la data limite del 21 febbraio. Sempre al 2007 stiamo! Il presidente Mahmoud Almadinejad (conoscente/ospite di casa gentile anche di una come Anna Maria Fontana), ora in galera o forse no, ha ribadito – diceva la stampa dell’epoca – che il programma nucleare iraniano andrà avanti in ogni caso. Sempre lì stiamo.

Cambiamo teatro. Almeno dieci persone, tra cui cinque bambini, sono morte nei combattimenti tra miliziani islamici e soldati etiopi a Mogadiscio. Migliaia di persone hanno lasciato la capitale per sfuggire alle violenze. Un gruppo di pirati ha sequestrato un cargo che trasportava aiuti del Programma alimentare mondiale (Pam) al largo delle coste nord orientali del paese.

Mi fermo anche se, nello stesso periodo, in quasi tutto il mondo i morti ammazzati per guerre o cose simili si potevano calcolare al minuto secondo.

Oreste Grani/Leo Rugens