Pietro Grasso: “Vogliono portare il paese all’ingovernabilità”

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La legge elettorale è stata voluta così come è oggi da Pd e Forza Italia per portare scientemente il Paese alla ingovernabilità. Questa affermazione non la fa il vostro blogger estremista ma il Presidente del Senato, Pietro Grasso.

Ieri a Piazza Pulita. E se le prole hanno un peso e un significato mi sembra un giudizio gravissimo se lo ponderate nelle sue implicazioni. Vuol dire, tra l’altro, che questi due blocchi di potere mirano ad una fase di ulteriore sfascio per poi, stremato il Paese, presentarsi, costretti poveri ad unirsi, come salvatori della Patria.

Diciamo che è una tecnica eversiva nota e che un tempo si sarebbe sostanziata con le bombe e gli omicidi eccellenti ed ora si accontenta di spingere alla disperazione ingenerando paure e insicurezze varie.

Perché questo faranno, amplificando il concetto di “meglio ciò che già conoscete che l’incertezza degli impreparati”.

Luca lecci

Vi diranno, da veri ricottari/papponi/mantenuti, che è meglio che continuiate a farvi sodomizzare dai soliti violentatori (che almeno vi lasciano in vita per divertirsi di nuovo, la prossima volta, con i vostri sfinteri) piuttosto che rischiare di scoprire che non avete più carcerieri che vi fanno violentare da chiunque li paghi. Vi vogliono evitare di provare il gusto, anche di essere liberi di sbagliare, scegliendo gli impreparati. Ma come mai potrebbe essere peggio un’Italia futura rispetto a quella dove alcuni sono come Denis Verdini ed altri, senza colpa, devono interiorizzare, nell’ultimo istante della vita, che la testa gli viene schiacciata dentro una morsa d’acciaio, macchina che, Luca lecci, a soli diciannove anni (penso al destino diverso del Trota, figlio di Bossi, tenuto nella bambagia, con i vostri soldi), doveva “saper domare” per buscarsi, in modo precario, una manciata di euro sia pur figlio del titolare. E oche ore prima altri quattro onesti operai sono finiti asfissiati quasi fossero condannati alla camera a gas per reati contro l’Umanità.  Ma come, nessuno tocchi Caino, signora Bonino, e poi silenzio stampa su questi veri eroi sacrificati al dio di una società iniqua e in quanto iniqua oggi si vede quanto insicura?

La lotta degli sfruttati (traditi dai sindacati per primi) è finita nei cessi di tutte le ville di tutti i capitalisti del mondo ma non mi sembra che le cose siano di molto migliorate.

Pericles-Funeral-Oration

Ma veramente un giorno da Leoni (il 4 marzo) non lo volete proprio vivere?

Veramente volete rinunciare a risolvere, anche per una sola stagione, l’antica questione dicotomica del coraggio e della paura? Veramente non volete dare corpo e sostanza al pensiero di Lawrence Ferlinghetti che tanto aveva appassionato Pier Paolo Pasolini?

Leggete, riflettete, rileggete e agite. A meno che, tutti i gusti sono gusti, non vi piacciano le gang-bang più triviali. Ma per quelle ci sono la Rete e i locali che è stato lecito aprire in questo Paese di ipocriti. Oltre che di pecore “sodomite”.

Oreste Grani/Leo Rugens che – finche vive – vivrà da Leone Ruggente. Voi fatevi pecore che pure DuDu vi si mangerà.

P.S.

Nel rileggere la poesia di Ferlinghetti (amata da Pasolini) e di Luzi (amata da molti e in particolare da me), non posso non ricordare che le ho pubblicate il 21 aprile del 2013 e che migliaia di cittadini incuriositi le hanno lette. Ma un popolo che solo legge i versi dei poeti (quando li legge) e non trova coraggio, infiammato dalle parole, di lottare, non può essere neanche chiamato popolo, matrice semantica di populismo, forma di vitalità che neanche con il cannocchiale si intravede dietro a quanto si agita sulla scena politica nazionale.

P.S. al P.S.

Dal tempo dello stato Costituzionale e soprattutto della democrazia, il “demagogo”, è il tipo del capo politico in Occidente. Il sapore e il significato sgradevole che va associato a questo nome non deve farci dimenticare che non Cleone, bensì Pericle fu il primo a portarlo. Senza funzioni di ufficio, oppure insignito dell’unica funzione elettiva di supremo stratega – a differenza degli uffici assegnati per sorte  (quasi le parlamentarie in essere nel M5S) – egli condusse l’ecclesia sovrana del demos di Atene.

Ci devono essere dei Pericle, supremi strateghi, per decidere che le modalità di quasi sorteggio tengano “botta” alla complessità degli eventi. Così come bisogna sapere che nella demagogia moderna ci si serve anche della parola detta per governare. Se solo si pensa ai discorsi elettorali che deve tenere un candidato moderno si capisce come all’uso della parola (non piscia-cacca-pappa-bubba-mamma-papà) ci si deve arrivare preparati e consapevoli del peso che ogni espressione potrebbe assumere. Bisogna andare a scuola. Ancor più efficacemente il demagogo (non parolaccia quindi) si serve della parola stampata o impressa negli schermi dei computers. Per questo si è soliti dire (ma lo si pensa?) che il principale rappresentate della specie demagogica oggi è il pubblicista politico, il giornalista quindi, anche se si presenta come conduttore di show televisivi. Non vi voglio dire cosa penso della novità che uno diventi parlamentare dopo essere stato demagogo nel teleschermo. E roba vecchissima a cominciare da Alberto Michelini e la sua Opus Dei, o Ruggero Orlando e i suoi ambienti USA, Gerry Scotti e la Mediaset o il tossico dei casinò Emilio Fede. Senza dimenticare il tragicomico (se non ci fossero scappati dei morti) Piero Marrazzo, che, come tutti vedete, si busca il pane da Tel Avi. Ma ne potrei citare a decine e, al tempo, arrischiarmela a dire che nessuno, dopo essere passato alla politica istituzionale, ha servito altri se non chi aveva servito prima. Punto. Mai la Repubblica, comunque. C’è qualche eccezione ma la sua attività parlamentare è finita, dal punto di vista politico, nel nulla o, esclusivamente, nel rafforzamento della pensione Casagit a cui si aggiunge il vitalizio repubblicano. Oltre che di crescita e di età evolutiva forse si sarebbe dovuto parlare, per tempo (un lustro è lungo!) di modalità e moralità del reclutamento, selezione, formazione del nuovo ceto politico, perché di talenti come il demagogo Pericle, in giro, ne vedo pochi.

Sperando di sbagliarmi.   


PASOLINI PIETÀ PER LA NAZIONE…PIETÀ PER LA NAZIONE I CUI UOMINI SONO PECORE PASOLINI…PIERPAOLO PASOLINI PIETÀ… OVVERO L’OCCASIONE MANCATA

Lawrence Ferlinghetti

Da ore, in questa fase drammatica della vita della mia amata Italia, mi chiedo perché dopo che era stato postato il 1 marzo del 2013, destando qualche attenzione, solo ieri ed oggi, un numero “stupefacente” di cittadini arrivano a Leo Rugens per leggere questo testo:

Pietà per la nazione

Lawrence Ferlinghetti

Pietà per la nazione i cui uomini sono pecore

e i cui pastori sono guide cattive

Pietà per la nazione i cui leader sono bugiardi

i cui saggi sono messi a tacere

Pietà per la nazione che non alza la propria voce

tranne che per lodare i conquistatori

e acclamare i prepotenti come eroi

e che aspira a comandare il mondo

con la forza e la tortura

Pietà per la nazione che non conosce

nessun’altra lingua se non la propria

nessun’altra cultura se non la propria

Pietà per la nazione il cui fiato è danaro

e che dorme il sonno di quelli

con la pancia troppo piena

Pietà per la nazione – oh, pietà per gli uomini

che permettono che i propri diritti vengano erosi

e le proprie libertà spazzate via

Patria mia, lacrime di te

dolce terra di libertà!

La poesia “Pietà per la nazione” fu scritta da Lawrence Ferlinghetti, in occasione del cinquantenario della pubblicazione di On the Road di Jack Kerouac, manifesto della Beat Generation, ispirandosi ai versi del poeta libanese Kahlil Gibran.

Pier Paolo Pasolini

La risposta è ovvia: è perché le parole “pietà per la Nazione…” conducono telematicamente fino a noi per quei sentieri intelligenti che solo il tanto vituperato web sa tracciare. Evidentemente gli italiani cercano testi e parole soccorritrici davanti a tanta spudorata aggressività della oligarchia partitocratica.

Cercano splendore di parole e calore di sentimento per farsi sostenere nella necessaria lotta contro l’onnipotenza degli espedienti machiavellici della politica, contro le mummie teocratiche che rimorchiano il Medio Evo spacciandolo per futuro, contro i gerarchetti proni al denaro senza dignità sin dai propositi.

Gente muta ad ogni vasto concetto; vuoti ad ogni profonda dottrina; aborrenti la dritta via. Sempre esitanti nello scegliere una via per lottare in favore di un ideale, di una passione che si “sente” giusta. Piccoli burocrati che hanno preferito essere codardi e tradire il loro stesso futuro piuttosto che imboccare la strada dell’onestà che gli era stata mostrata. Questa era l’opportunità implicita nella candidatura del professore Stefano Rodotà.

La “nostra gente” è smarrita; è incredula che i “ladri di Pisa”, gettata la maschera diurna, osino tanto! Compatrioti miei, ancora non avete visto nulla! Preparatevi perché, dopo le mummie di Todo Modo di sciasciana memoria, potrebbero irrompere gli ectoplasmi della cosiddetta banda della Magliana:

Franco Giuseppucci detto Negro – (1947 – 1980)/ Enrico De Pedis detto Renatino – (1954 – 1990)/Claudio Sicilia detto Vesuviano – (1949 – 1991)/ Angelo De Angelis detto Catena – (1954 – 1983)/Edoardo Toscano detto Operaietto – (1953 – 1989)/ Danilo Abbruciati detto Camaleonte – (1944 – 1982)/ Marcello Colafigli detto Marcellone – (1954)/ Antonio Mancini detto Accattone – (1948)/ Enrico Nicoletti – (1936)/ Maurizio Abbatino detto Crispino – (1954)/ Fabiola Moretti – (1954)/ Ernesto Diotallevi/ Vittorio Carnovale detto Coniglio – (1957)/ Fulvio Lucioli detto Sorcio – (1954)/ Giovanni Girlando detto Gianni il roscio – (1956 – 1990)/ Gianfranco Urbani detto Pantera – (1938)/ Raffaele Pernasetti detto Palletta – (1950)/ Nicolino Selis detto Sardo – (1952 – 1981)/ Antonio Leccese detto Ricciolodoro o Tonino – (1956 – 1981)/ Giuseppe Magliolo detto Killer – (1948 – 1981)/ Roberto Fittirillo – (1954)/ Salvatore Nigro – (1953 – 1997)/ Paolo Frau detto Paoletto – (1949 – 2002)/Giuseppe Valentini detto Tortellino – (1967 – 2005)/ Umberto Morzilli detto Umbertino – (1957 – 2008)/ Emidio Salomone – (1955 – 2009)/ Libero Angelico detto Rufetto / Angelo Cassani detto Ciletto

Oreste Grani

P.S.: i versi che tanto stanno emozionando, non sono stati scritti da Pier Paolo Pasolini ma da Lawrence Ferlinghetti e straordinariamente valorizzati da Pasolini. Questo per chiarezza e per amore di verità.

Consentitemi di aggiungere, come testo poetico e politico, le parole ragionate di Mario Luzi dedicate alle “macerie” e a Ipazia possibile soccorritrice, in tanta tragedia:

Mario Luzi

Oh cara, dappertutto c’è divisione: tra ciò che si muove e ciò che sta, 

tra ciò che si disgrega e corre verso la gola spalancata del futuro 

e ciò che si aggrappa alle macerie per resistere. 

Ipazia è la coscienza di questo, e in più la forza che accelera il moto. 

Non sono con lei, non la seguo, sono troppo perplesso e tardo, 

ma non posso non ascoltarla quando argomenta e fa gemere la discordia 

e vibrare la gioventù del mondo.

Mario Luzi