Il sud, lasciato consapevolmente nelle mani della criminalità, si prepara a ribellarsi votando il M5S?

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Leggo, ascolto che qualcuno, tra gli oligarchi della partitocrazia, afferma che il Sud è stato abbandonato. In realtà, temono la valanga pentastellata. Cazzate e non intendo che a sud in molti – disperati – voteranno M5S, prima di arrendersi o passare con le mafie.

La cazzata è che i vertici dei partiti, di maggioranza e di opposizione, siano sorpresi di tale situazione.

L’abbandono del Sud è passo deliberatamente attuato, in piena consapevolezza, a saldo di una “trattativa” mafie/partitocrazia che è sotto gli occhi di tutti gli italiani onesti. Il Sud è abbandonato ma in realtà è “lasciato” alle mafie, quegli stessi ambienti che, non a caso, all’ultimo minuto, sono riusciti a canalizzare, in voto di scambio, quei 100.000/150.000 che sono stati sufficienti  a non far vincere il M5S in Sicilia, indebolendone lo slancio verso il Governo centrale. Certo che ci sono sacche di resistenza nella magistratura e in molti servitori dello Stato, ma operano completamente avulsi da quello che dovrebbe essere il coordinamento con il Governo centrale del Paese e con le strategie di contrasto alla criminalità che non sono mai state, dal 1994, al centro di una ragionata strategia. E scrivo 1994 perché, come è notorio, quell’anno viene cronologicamente dopo il biennio in cui le stragi ed altro hanno minacciato/piegato, una volta per tutte, lo Stato. Rimangono solo poche associazioni culturali e di impegno civile a dare man forte ai pochi Federico Cafiero de Raho, Nicola Gratteri, Ilda Boccassini, scusandomi con i nomi che trascuro di citare. Per dare sostanza a questi ragionamenti, provando a renderli ancor più forti e impegnativi di quanto già provo a farli essere ripubblicando il post L’INFATICABILE STEFANIA LIMITI POTREBBE AVER AFFERRATO IL BANDOLO DELLA MATASSA: LA COPPIA FERRAMONTI-DE CHIARA che delineava, senza tema di smentite (che infatti non sono arrivati nonostante le migliaia di accessi pervenuti dal momento della pubblicazione) da dove venga il “capo dei capi” dell’attuale contrasto al M5S , in prosieguo di quanto pattuito quando gli “amici degli amici” lo favorirono. Per rafforzare la tesi sostenuta e le responsabilità annesse e connesse, aggiungo a freddo, alcune questioni relative ai legami politici, di stima e di amicizia, intercorrenti, tra Francesco Rutelli e il mai troppo abbastanza per bene, Paolo Gentiloni.

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Rutelli, che ho conosciuto sin da quando era nel Partito Radicale (fu lui che, un sabato, con altri, fece scappare Tony Negri  mentre io operavo perché il lunedì mattina il professore padovano si presentasse in Parlamento, non lo si può considerare un estraneo al deterioramento che, da decenni, è in essere al Sud. Si è interessato di mezzo mondo (e anche con successo) e per il Sud niente? E quello che mi incuriosisce, da sempre, unitamente al fatto che si è fatto battere da uno come Gianni Alemanno, spiando la strada a quanto ancora stiamo scontando. Raggi o non Raggi.

Ma non è romano de’ Roma? Perché si sarebbe dovuto interessare del Sud? Rutelli è figura molto più complessa di come appare. È completamente defilato, direte! Aggiungerete che ha passato il suo tempo ultimo a laurearsi in architettura! Io dico invece che con il curriculum che Rutelli oggettivamente ha, dovrebbe essere lui a guidare il Paese e non uno dei suoi compagni di cordata. Non sto dicendo che sarebbe il mio Capo di Governo favorito. Dico solo che con tanti misteri misteriosi con cui dobbiamo confrontarci vorrei capire un po’ di più perché anche Rutelli non ha mai potuto fare nulla per il Sud. A questo abbandono non può essere considerato estraneo come le carte, le intercettazioni, il ruolo svolto al COPASIR, in anni determinanti, suggeriscono. O come legami con personaggi a loro volta rizomicamente riconducibili ad ambienti certamente responsabili di quella condizione in cui versa il nostro Sud come accennavo in apertura del lunghissimo post. A cominciare dalla sua amicizia con un calabrese doc come Antonio Saladino, passando per i fratelli Pileri di Rieti, dove si faceva la festa dell’API, ma legati al profondo sud palermitano dove, pare, fossero anche in stretti rapporti d’affari con i Ciancimino.  Il Sud nessuno se lo pensa quindi salvo poi spuntare, se uno sa guardare, al momento opportuno. O viceversa.

Oreste Grani/Leo Rugens

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Francesco Rutelli (Roma, 14 giugno 1954) è un politico italiano.

Attualmente è Presidente dell’Anica, Associazione Nazionale Industrie Cinematografiche Audiovisive e Multimediali. Ha ricoperto le cariche di Ministro dell’ambiente nel governo Ciampi,Ministro dei beni e delle attività culturali e di Vicepresidente del Consiglio nel governo Prodi II, mentre è cofondatore e presidente (rieletto nel dicembre 2014 assieme a François Bayrou) del Partito Democratico Europeo (PDE) presso il Parlamento europeo.

È stato segretario del Partito Radicale nel 1980 e parlamentare dal 1983 al 1989, quando ha fondato i Verdi Arcobaleno ed è stato eletto capogruppo alla Camera e coordinatore deiVerdi nel 1992. È stato eletto sindaco di Roma nel 1993, rieletto nel 1997 e ha ricoperto la carica fino al gennaio 2001. Infine è stato presidente nazionale e leader del partito politicoDemocrazia è Libertà – La Margherita” dal 2001 al 2007, ossia dall’anno della sua fondazione fino allo scioglimento nel Partito Democratico.

In trent’anni è stato eletto sei volte in Parlamento: è diventato deputato alla Camera nel 1983, nel 1987, nel 1992, nel 2001 e nel 2006, mentre dal 2008 al 2013 ha ricoperto la carica di Senatore.

È stato ricandidato sindaco di Roma per il centrosinistra nel 2008, sconfitto al secondo turno da Gianni Alemanno. Eletto senatore alle elezioni del 2008, il 31 ottobre 2009 ha annunciato ufficialmente l’uscita dal Partito Democratico e ha costituito il movimento Alleanza per l’Italia. Attualmente è anche presidente della Fondazione Centro per un Futuro Sostenibile e dell’Associazione Priorità Cultura.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Nato da genitori romani e sposato con la giornalista Barbara Palombelli (con rito civile, 1982; con rito religioso, 1995), ha quattro figli. Figlio di Marcello Rutelli (architetto) e Sandra Gentili. Bisnipote dello scultore palermitano Mario Rutelli. La famiglia Rutelli ha origine nelle Marche, dove se ne ha traccia a partire dal ‘500. Il ramo principale si afferma nel corso dell’Ottocento in Sicilia: il trisavolo Giovanni è ingegnere e costruttore, e la sua impresa realizza tra l’altro il Teatro Massimo.

Il nonno materno, il fiorentino Mario Gentili, è stato proclamato “Giusto tra le Nazioni” presso lo Yad Vashem di Gerusalemme per aver salvato nel 194344 un giovane ebreo durante l’occupazione tedesca di Roma nella propria abitazione di via Guattani (la stessa dove nascerà, dieci anni dopo, Francesco Rutelli).

A Roma studia presso il Liceo Classico Massimo, gestito dai gesuiti, per poi passare al Liceo Classico statale Socrate,[1] dove consegue la maturità classica. Si iscrive alla Facoltà diArchitettura dell’Università La Sapienza, ma dopo 22 esami non porta a termine gli studi, cominciando a dedicarsi a tempo pieno all’attività politica.

Si laurea nel gennaio 2017 in Pianificazione e Progettazione del Paesaggio e dell’Ambiente all’Università La Sapienza con votazione 110 e Lode. Ha ricevuto lauree honoris causa dallaJohn Cabot University, dalla American University of Rome e dalla Temple University[2].

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L’attività politica nel Partito Radicale[modifica | modifica wikitesto]

Rutelli si avvicina alla politica iscrivendosi al Partito Radicale sulla scia dei principi della Rivoluzione Liberale di Pietro Gobetti e delle battaglie di Marco Pannella. Particolare è la decisione di aderire al partito di Pannella: Rutelli, infatti, ha da giovane una formazione e una pratica cattoliche da cui si distacca all’età di diciannove anni, in seguito alla morte della madre Sandra, avvenuta nel 1973 dopo una lunga malattia[2]. Alla fede cattolica si riavvicinerà dopo un lento percorso negli anni successivi.

Nel 1979, a 25 anni, è segretario regionale per il Lazio del partito, e un anno dopo viene eletto Segretario Nazionale e conduce iniziative per i diritti civili, la giustizia (“caso Tortora“), l’ambiente (ottiene la chiusura della centrale nucleare di Latina) e il disarmo (anche con manifestazioni nei paesi del blocco sovietico). Nel 1983 viene eletto alla Camera dei deputati ed è capofila nelle battaglie per i diritti civili proposte dai radicali. Viene eletto Presidente del Gruppo Parlamentare radicale.

Nel 1987 viene nuovamente eletto alla Camera dei deputati con il Partito Radicale. Nel 1990 si dimette, per il principio di rotazione dell’incarico, vigente nel Partito, lasciando il seggio adEmma Bonino. [3] In questi anni Rutelli, con i Radicali, porta avanti battaglie pacifiste per un antimilitarismo non violento, per l’obiezione di coscienza, contro il nucleare e per i diritti delle minoranze LGBT, oltre che sostenere posizioni anticlericali tipiche del movimento politico radicale.

La fondazione dei Verdi Arcobaleno e la nomina a Ministro[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1989 il Partito Radicale si trasforma in Partito Radicale Transnazionale e cessa di partecipare a competizioni elettorali di qualunque natura. Rutelli promuove la nascita, insieme a militanti radicali, ambientalisti ed esponenti di Democrazia Proletaria, di una nuova formazione ecologista progressista: i Verdi Arcobaleno[4].

In questi anni, tra i principali temi politici trattati da Rutelli e dai Verdi Arcobaleno risultano: la lotta globale contro i mutamenti climatici, le politiche per la riduzione delle emissioni di anidride carbonica e la tutela della fascia di ozono, la cooperazione con i paesi del Terzo Mondo per l’applicazione dei programmi di tutela ambientale.[5]

I Verdi Arcobaleno confluiranno poi (con le Liste Verdi) nella Federazione dei Verdi, della quale Rutelli viene eletto dapprima coordinatore nazionale e nel 1992, dopo le elezioni politiche, capogruppo alla Camera.

L’anno seguente Carlo Azeglio Ciampi lo vuole nel suo governo come ministro dell’Ambiente e delle Aree Urbane: Rutelli accetta, ma si dimette dopo solo un giorno, assieme ai ministri del PDS, per protestare contro il Parlamento che ha contraddetto i suoi impegni e negato l’autorizzazione a procedere penalmente contro Bettino Craxi, già presidente del Consiglio dei ministri. Famoso l’augurio che nelle polemiche della successiva campagna elettorale farà al leader socialista, allora latitante, di “mangiare il rancio a San Vittore“. Lo stesso Rutelli, nel2000, ha ammesso che questa frase era stata “troppo forte e dura”. Tale affermazione causò un contenzioso giudiziario con la figlia del leader socialista Stefania Craxi, che si concluse in tribunale con una sanzione pecuniaria a carico della Craxi.[6]

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Sindaco di Roma[modifica | modifica wikitesto]

Nel dicembre del 1993 la coalizione di centrosinistra lo propone come sindaco di Roma: Francesco Rutelli batte al ballottaggio Gianfranco Fini, leader del Movimento Sociale Italiano(poi Alleanza Nazionale) diventando, così, il primo Sindaco della capitale direttamente eletto dai cittadini. È riconfermato in questa carica anche nel 1997, battendo il candidato del Polo delle Libertà Pierluigi Borghini e conseguendo il numero più alto di consensi popolari – 985.361 voti[7] – raccolto nelle diverse elezioni tenute a Roma dal 1993 ad oggi.

La giunta guidata da Rutelli (tra i cui membri e collaboratori figurano Mariella Gramaglia, Monica Cirinnà, Loredana De Petris, Esterino Montino, Goffredo Bettini, Walter Tocci, Riccardo Milana, Linda Lanzillotta, Gianni Borgna ed Enrico Gasbarra) oltre ai cosiddetti “Rutelli boys” ( Roberto Giachetti, Michele Anzaldi e Filippo Sensi, e Paolo Gentiloni, quest’ultimo futuroPresidente del Consiglio dei Ministri) attuò un grande programma di rilancio della città intraprendendo una serie di azioni quali il cosiddetto “Programma 100 piazze” (con più di 160 piazze restaurate o costruite ex novo), la modernizzazione degli spazi cinematografici, il nuovo porto turistico di Ostia e la radicale trasformazione del sistema alberghiero. Venne approvato il nuovo Piano regolatore, che destinò più del 50% del territorio comunale ad aree verdi e agricole cancellando previsioni edificatorie per quasi 60 milioni di metri cubi. Sotto i mandati di Francesco Rutelli vengono completate o realizzate a Roma rilevanti trasformazioni: viene riqualificata a cura di una società del gruppo delle FS la Stazione Termini ed è raddoppiata dalle FS il tratto dalla stazione di San Pietro a Bracciano della linea Roma-Viterbo. Sotto l’amministrazione Rutelli sono inaugurati il nuovo centro Agroalimentare aLunghezza e la linea tram n 8, vengono ampliati a cura dell’ANAS il Grande Raccordo Anulare e l’autostrada Roma-Fiumicino. Nel 2000, è prolungata fino a via Mattia Battistini la linea A della metropolitana, un altro progetto ereditato dalle precedenti amministrazioni. La città si dota poi di nuovi musei, quali le Scuderie del Quirinale (di competenza del Ministero dei Beni Culturali), la Centrale Montemartini, il Macro.[8] Vengono anche iniziati i lavori per opere che saranno poi inaugurate dal successivo sindaco Walter Veltroni: l’Auditorium Parco della Musica di Renzo Piano (quest’ultimo promosso durante il mandato di Franco Carraro), il Museo dell’Ara Pacis dell’architetto Richard Meier e la Galleria Giovanni XXIII, un tunnel stradale che unisce la zona del Ministero degli Affari Esteri con le vie della Pineta Sacchetti e Trionfale.[9] Molti lavori avviati e finanziati sotto la sua amministrazione sono proseguiti negli anni successivi (quali la costruzione di una nuova linea metropolitana, la galleria stradale sotto Monte Mario, il nuovo Centro Congressi -“La Nuvola“- dell’EUR).[10]

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Sotto il profilo economico-finanziario, recentemente Rutelli ha parlato della situazione romana, nel suo periodo di governo della città, in una lettera all’Huffington Post rivendicando il fatto che sotto la sua amministrazione il comune si aggiudicò il rating Tripla A mentre i 347 mutui contratti dalla giunta rimasero al 12% delle entrate, molto al di sotto della quota consentita, non emettendo dei derivati.[11] A settembre 2016, i mutui contratti in 7 anni e due mesi di amministrazione Rutelli (se si sommano gli interessi al capitale, si arriva a 4,1 miliardi) erano per il 96% estinti per un costo (capitale + interessi) di circa 180 milioni all’anno.[11] Nella stessa intervista Rutelli afferma anche che la sua giunta fu costretta a finanziare con mutui il disavanzo delle aziende di trasporto (compresa la Cotral, per il trasporto pubblico della Regione Lazio) per una norma che sarebbe stata soppressa nel 2001 e che nel solo anno 2000, il 53% dei mutui contratti riguardarono questa fattispecie.[11] Sempre secondo lo stesso Rutelli, le entrate cittadine, in crescita di oltre 1,5 miliardi di euro, e un’autonomia finanziaria, superiore al 70%, erano agevolate da un programma efficiente di privatizzazioni, per 1,2 miliardi di euro, e positivo era anche il quadro cittadino con un saldo di + 56.000 imprese attive e 150.000 occupati in più, una crescita del PIL verso il 2% annuo, +2% annuo del turismo ed una crescita solida e diffusa dei valori immobiliari. Sotto la giunta Rutelli i Bilanci comunali non finirono mai in esercizio provvisorio venendo sempre approvati nelle scadenze ordinarie, senza alcuna bocciatura da parte del Collegio dei Revisori.[11] Tuttavia Gianni Dragoni perIl Sole 24 Ore ha accertato che sotto l’amministrazione di Rutelli, il debito pubblico comunale è aumentato di 2,31 miliardi di euro[12] e con un aumento di 892.937 euro al giorno.[13][14]

Durante il suo secondo mandato da sindaco gestisce la preparazione e l’organizzazione del Giubileo del 2000, anche come Commissario Straordinario del Governo Prodi[15]. In 41 mesi (tempo record, se comparato alla media nazionale di 9 anni) circa 800 opere pubbliche sono completate (il 96% nel rispetto dei tempi). Le opere di manutenzione, i servizi di gestione e di accoglienza hanno garantito l’arrivo di milioni di pellegrini e visitatori provenienti da tutto il mondo durante i 13 mesi del Giubileo. Tra le opere realizzate dal Comune di Roma con i fondi speciali per il Giubileo si possono annoverare: la risistemazione dei Musei Capitolini, la Galleria Pasa, che attraversa il Gianicolo con il parcheggio per i pullman annesso, il sottovia di Ponte Vittorio, il sottopasso Principe Amedeo-Gregorio VII, il ripristino integrale dell’antico tracciato della via Appia Antica, il restauro di tutti i ponti sul Tevere, la trasformazione di diversi luoghi pubblici (tra cui Piazza del Popolo) in zone pedonali, l’apertura di nuovi parchi e aree ricreative, la Chiesa di Dio Padre Misericordioso dell’architetto Richard Meier nel quartiere di Tor Tre Teste e la ripavimentazione di alcune importanti vie e piazze della città.

Nel 1999 è eletto deputato al Parlamento europeo nelle file del movimento politico I Democratici (riformisti filoeuropeisti), animato anche dal movimento dei sindaci Centocittà, fondato con Massimo Cacciari ed Enzo Bianco. AlParlamento europeo è membro del Gruppo Liberaldemocratico. Tra i temi politici di cui si occupa a Bruxelles figurano: l’impegno dell’Unione europea per l’abolizione della pena di morte[16], per la tutela della libertà e del pluralismo dell’informazione[17] e per la lotta contro la corruzione[18].

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La vicenda delle consulenze al Comune di Roma[modifica | modifica wikitesto]

Negli anni in cui è stato Sindaco di Roma (1993-2001), Rutelli ha affidato incarichi professionali a collaboratori esterni (personale di segreteria e addetti alle PR) al Comune. La Corte dei Conti, Seconda Sezione Giurisdizionale, definitivamente pronunciandosi in Appello con la sentenza n. 137 del 22 aprile 2002[19] ha condannato Rutelli e gli altri assessori, in funzione della maggiore o minore responsabilità, al pagamento di somme a titolo di risarcimento in favore del Comune di Roma (Rutelli verserà 40.000 euro più altri 25.000 euro assieme agli altri assessori chiamati in causa).

Leader dell’Ulivo e della Margherita[modifica | modifica wikitesto]

Francesco Rutelli

Nel 2001 è proposto dalla coalizione di centro-sinistra, L’Ulivo, quale candidato alla Presidenza del Consiglio dei ministri. La coalizione guidata da Francesco Rutelli – che si presenta senzaRifondazione Comunista, Lista Di Pietro, Democrazia Europea e Radicali – perde la competizione elettorale contro Silvio Berlusconi e la Casa delle Libertà, con una differenza di circa due punti percentuali nel voto maggioritario.[20]

Nel 2002 contribuisce a condurre I Democratici, il PPI e Rinnovamento Italiano a fondersi nel nuovo partito di centrosinistra[21] “Democrazia è libertà – La Margherita“, di cui viene eletto presidente federale. Verrà rieletto Presidente della Margherita con voto unanime nei Congressi del 2004 e 2007. In questa veste fu favorevole al progetto della Federazione dei Riformisti (composta dai DS, dalla Margherita, dallo SDI e dal Movimento Repubblicani Europei) e accolse la proposta di Romano Prodi di presentare alle elezioni europee del 2004 una lista unitaria Uniti nell’Ulivo.

Nel 2004, con François Bayrou, fonda il Partito Democratico Europeo[22] di cui viene nominato Presidente Onorario Romano Prodi. Il Partito è pensato sul modello statunitense del Partito Democratico. Il PDE godrà subito di un rapporto privilegiato con il Partito del Socialismo Europeo (PSE). Tuttavia, all’interno del Parlamento Europeo il PDE forma in alleanza con diversi partiti liberali europei il gruppo dell’Alleanza dei Democratici e dei Liberali Europei (ADLE), collocandosi alla sinistra del PPE e alla destra del PSE.

Il Partito Democratico Europeo darà vita nel 2005, insieme al Partito Democratico statunitense e al Consiglio Asiatico dei Liberali e Democratici[23], all’Alliance of Democrats, un network di forze politiche di centro-sinistra e moderate, indirizzato allo sviluppo del confronto politico internazionale tra i Democratici sulle sfide globali. Negli anni il network si allargherà a formazioni politiche africane e sud americane[24]. Francesco Rutelli è co-chair della Alliance of Democrats insieme a Francois Bayrou ed Ellen Tauscher; Gianni Vernetti ne è il Coordinatore.

In Inciucio Peter Gomez e Marco Travaglio sostengono che dalla fine del 2004 Rutelli abbia smesso di battersi contro la censura televisiva perché la moglie Barbara Palombelli ottenne un contratto da, forse[25], 300.000 euro con laRAI[26]. Negli anni 2005-2006 risultano diverse prese di posizione di Rutelli e della Margherita, partito da lui presieduto, contro la censura e la concentrazione dei media[27].

Gli incarichi nel Governo Prodi e la nascita del Partito Democratico[modifica | modifica wikitesto]

Rutelli a Trieste (2007)

Nel maggio del 2005, dopo il buon risultato della Margherita alle elezioni regionali, si apre nel Partito (che continua a sostenere il progetto della Federazione dei Riformisti) un acceso dibattito sulla presentazione di una Lista Unitaria per le elezioni politiche del 2006. Nell’ottobre del 2005, dopo il successo di partecipazione delle elezioni primarie dell’Unione, l’Assemblea Federale del Partito approva all’unanimità di promuovere una lista unitaria alla Camera dei Deputati, basata innanzitutto su un’intesa tra DS e DL e guidata da Romano Prodi. L’Assemblea impegna inoltre il partito a presentare proprie liste al Senato, confermando così una presenza autonoma indispensabile nel corso della costruzione dell’ambizioso progetto unitario del Partito Democratico, il cui raggiungimento Rutelli considera un sogno politico[28].

Alle elezioni politiche del 2006, candidato capolista dell’Ulivo nella circoscrizione Lazio 1, viene eletto alla Camera. Il 17 maggio 2006 viene nominato Vicepresidente del Consiglio, carica che ricopre con Massimo D’Alema nello stesso governo, e Ministro dei beni e delle attività culturali del Governo Prodi II. Come Ministro realizza tra l’altro la riforma del Codice del Paesaggio[29], la norma del Tax credit per il finanziamento del cinema[30], ottiene il rientro in Italia di decine di capolavori archeologici trafugati all’estero[31]. Dal 23 maggio 2007 è uno dei 45 membri del Comitato nazionale per il Partito Democratico che riunisce i leader delle componenti del futuro PD.

A fine luglio dichiara il proprio sostegno alla candidatura di Walter Veltroni a segretario del PD e si fa promotore di un manifesto politico-programmatico con altre note personalità del mondo della cultura e della politica intitolato “Per il coraggio delle riforme[32] (poi ribattezzato “Manifesto dei coraggiosi“). Il manifesto è stato sottoscritto da alcuni esponenti e amministratori locali di quello che diventerà il Partito Democratico e da significativi esponenti del mondo della cultura, dello sport e dell’economia. Il nucleo del manifesto consiste in un incitamento al nuovo partito affinché si faccia promotore di riforme in senso liberale: crescita economica, snellimento burocratico, sì alle infrastrutture, tutela dell’ambiente e del clima, sostegno alle famiglie, impegno per la pace e la solidarietà con l’Africa. In chiusura del manifesto si sottolinea la necessità di attuare le riforme vincendo il “conservatorismo di sinistra” e, qualora il Governo Prodi non riuscisse ad attuare le riforme auspicate, indica la strada possibile di un centrosinistra diverso (“di nuovo conio”) rispetto all’Unione. Il documento sostiene esplicitamente la candidatura Veltroni.

La sconfitta alle elezioni comunali di Roma del 2008[modifica | modifica wikitesto]

In seguito alle annunciate dimissioni da sindaco di Walter Veltroni per correre con il Partito Democratico alle elezioni politiche del 13 e 14 aprile 2008, a Roma vengono indette elezioni anticipate per il rinnovo dell’Amministrazione Comunale. Francesco Rutelli viene da più parti sollecitato a ricandidarsi per un terzo mandato a Sindaco di Roma[33]. L’8 febbraio annuncia una campagna d’ascolto della città della durata di 10 giorni. Durante questa campagna, che prende il titolo di “Roma merita ascolto”, conduce una serie di blitz a sorpresa nei vari quartieri della città per ascoltare dal vivo l’opinione degli abitanti. Il 18 febbraio 2008 scioglie la riserva e accetta di candidarsi a sindaco diRoma costituendo il Comitato per Rutelli Sindaco. Il 27 febbraio annuncia il raggiunto accordo tra il Partito Democratico e La Sinistra l’Arcobaleno per il sostegno della sua candidatura.

Nei giorni successivi la sua coalizione registra l’alleanza con i Radicali Italiani, L’Italia dei Valori e l’Unione Democratica dei Consumatori. Della coalizione fanno parte anche la Lista Civica per Rutelli, la Lista Under 30 e la lista I Moderati per Roma – Al centro con Rutelli. A sinistra esprimono dissenso per la candidatura: Sinistra Critica, che presenta un suo candidato per poi al secondo turno invitare gli elettori a votare contro il candidato della destra Gianni Alemanno[34], e movimenti quali l’Arcigay[35]. Al primo turno, 13 e 14 aprile, ottiene il miglior risultato con il 45.77% dei voti (761.126 voti assoluti), seguito da Gianni Alemanno del centrodestra con il 40.74% dei voti (677.350 voti assoluti)[36]. Al ballottaggio del 27 e 28 aprile 2008, tuttavia, è sconfitto da Alemanno, ottenendo il 46,343 % contro il 53,656 % del suo avversario.[37]

Presidente del COPASIR[modifica | modifica wikitesto]

Nel 2008, Rutelli viene eletto all’unanimità presidente del Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica (COPASIR). In seguito alla risonanza suscitata dal Convegno internazionale “Graziella e Italo/Una giornata per non dimenticare” organizzato in Campidoglio dal Sindaco di Roma Gianni Alemanno l’11 settembre 2009, Rutelli convoca in audizione al COPASIR Giancarlo De Palo, che da 29 anni conduce con i propri familiari e quelli di Italo Toni una battaglia civile per far luce sulla misteriosa scomparsa in Libano della sorella, la giornalista Graziella De Palo, cittadina romana, e del suo collega marchigiano. I De Palo, nei mesi precedenti, avevano presentato un’istanza formale al premier Silvio Berlusconi per ottenere l’abolizione del segreto di Stato apposto sulla tragica vicenda nel 1984 dal suo predecessore Bettino Craxi. Rutelli, con una lettera sottoscritta all’unanimità da tutti i membri del Comitato, chiede allora ed ottiene da Berlusconi la desecretazione di tutta la documentazione in possesso dell’AISE sulla tragica scomparsa che non fosse direttamente attinente agli accordi stipulati in segreto dal SISMI con l’Organizzazione per la Liberazione della Palestina e che costituiscono il cosiddetto lodo Moro. Si tratta dell’unico caso nella storia italiana che abbia visto l’attuazione delle nuove norme sulla disciplina del segreto di Stato introdotte dall’ultimo governo di Romano Prodi con la legge 3 agosto 2007, n. 124, istitutiva dello stesso COPASIR.

Negli ultimi mesi del 2009 si consumava intanto il processo di allontanamento di Rutelli dalle posizioni del Partito Democratico, sancito dall’uscita del suo pamphlet “La svolta/Lettera ad un partito mai nato“, che si concludeva con il vaticinio di Rutelli di un governo del Presidente nominato da Giorgio Napolitano al posto dell’ormai ingombrante Silvio Berlusconi. Infine nel dicembre 2009, dopo aver fondato il nuovo partito di centro Alleanza per l’Italia, Rutelli ha voluto dimettersi spontaneamente dalla presidenza del COPASIR, con un gesto non richiesto né dalle norme, né dalla prassi e che non è stato adottato dal suo successore Massimo D’Alema, che è passato a far parte della maggioranza parlamentare con la formazione del Governo Monti, mentre lo statuto del COPASIR stabilisce invece che il presidente del comitato stesso debba essere uno dei “componenti appartenenti ai gruppi di opposizione”.

L’abbandono del PD e la nascita di Alleanza per l’Italia[modifica | modifica wikitesto]

Da sempre critico nei confronti di un PD a suo dire sbilanciato a sinistra, Francesco Rutelli aveva annunciato che se dal congresso fosse uscito vincitore Bersani, allora avrebbe dovuto immaginare “una nuova strada per sé e per i moderati del PD”. Il 27 ottobre 2009 abbandona ufficialmente il Partito Democratico, avviando il progetto di un nuovo partito moderato e riformista che entri nella Costituente di Centro di Pier Ferdinando Casini[38][39].

L’11 novembre 2009 Rutelli fonda il movimento Alleanza per l’Italia[40]. Il Movimento si presenta col proprio simbolo in diverse regioni italiane in occasione delle elezioni regionali 2010. Dal 14 luglio 2011 la componente ApI e la componente FLI del Gruppo Misto del Senato si fondono per dare vita ad un gruppo autonomo denominato Per il Terzo Polo (ApI,FLI). Rutelli è nominato nuovo capogruppo affiancato da Candido De Angelis di FLI nel ruolo di vice presidente vicario.

Alla fine del 2012, l’ApI lascia il terzo polo per ricongiungersi al centrosinistra, nelle cui elezioni primarie per la premiership si candida il cofondatore Bruno Tabacci[41]. Il 19 gennaio 2013, Rutelli annuncia che non si candiderà alleelezioni politiche italiane del 2013[42].

I nuovi impegni[modifica | modifica wikitesto]

Oggi Francesco Rutelli guida diverse iniziative internazionali, coerenti con il suo impegno politico e culturale. Presidente dell’Associazione Incontro di Civiltà, dedita al dialogo tra le grandi Culture, e al restauro e la ricostruzione di capolavori artistici ed architettonici danneggiati o distrutti nei recenti conflitti nel Mediterraneo e Medio Oriente, che ha in programma una grande Mostra all’interno del Colosseo dall’Ottobre 2016.

È fondatore e Presidente del Cultural Heritage Rescue Prize, la cui Giuria Internazionale premia i Coraggiosi che salvano l’Arte in pericolo nel mondo. Presiede il Centro per un Futuro Sostenibile, da lui fondato nel 1989, Fondazione impegnata sui temi dell’Ambiente globale e dei Cambiamenti climatici. È stato nominato nel luglio 2016 Coordinatore del Forum Culturale Italia-Cina, istituito dai Ministri dei due Paesi per occuparsi di Cultura, Creatività e Design, Turismo; presiede l’Associazione Italia-Emirati Arabi Uniti, particolarmente nella prospettiva dell’Expo 2020 di Dubai.

Seguendo l’auspicio di Papa Francesco, è Coordinatore del Gruppo per le Antiche Vie Culturali e Religiose, in primis la via Francigena, presso il Pontificio Consiglio della Cultura.[43] È stato Presidente onorario dell’Intitute for Cultural Diplomacy (Berlino) nel 2013-2014.

Ha promosso i Forum su “Diplomazia Culturale e industrie creative Italia-Cina”, a Pechino nel 2014 e a Venezia e Milano nel 2015[44].

È stato nominato co-Presidente dell’Alleanza delle Città della Via della Seta (Pechino). Ha ottenuto il Diploma in Organizzazioni Internazionali presso la Società Italiana per l’Organizzazione Internazionale (SIOI). Presso la Società Italiana per l’Organizzazione Internazionale (SIOI), Rutelli attualmente (2016) co-presiede il Master in Sviluppo Sostenibile, Geopolitica delle Risorse e Studi Artici.

Attualmente Francesco Rutelli è fondatore e Presidente dell’Associazione Priorità Cultura, che riunisce rilevanti personalità italiane ed è impegnata nella conservazione e promozione del patrimonio culturale, per l’arte contemporanea, la creazione di partnership pubblico-privato nei vari ambiti della Cultura. La Olivetti, fondata da Adriano Olivetti e oggi proprietà di TIM, ha chiesto nel 2016 a Rutelli di presiedere la Giuria del Concorso finalizzato alla premiazione di giovani designer italiani.

Il 18 ottobre 2016 viene eletto presidente dell’Anica.

Controversie[modifica | modifica wikitesto]

Il “Caso Lusi”[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Luigi Lusi § Inchieste giudiziarie.

Nel gennaio 2012 il senatore del Partito Democratico ed ex tesoriere de la Margherita, Luigi Lusi è accusato di appropriazione indebita. La procura di Roma gli contesta di aver sottratto circa 13 milioni di euro dalle casse del partito dove erano arrivati come rimborsi elettorali, quote del tesseramento e autofinanziamento.

Il 20 giugno 2012 l’aula del Senato ha autorizzato, con voto palese, la richiesta di arresto avanzata dalla Procura di Roma per Luigi Lusi, in serata costituitosi nel carcere di Rebibbia a Roma. È la prima volta che il Senato autorizza l’arresto di un membro della Camera Alta[45]. Luigi Lusi viene indagato anche per calunnia nei confronti di Rutelli oltre che per associazione a delinquere. Secondo i magistrati le accuse di Lusi a Francesco Rutelli risultavano «smentite dai fatti» e Lusi resta detenuto (luglio 2012)[46].

Il 2 maggio 2014 la Quarta Sezione Penale del Tribunale di Roma, condanna Luigi Lusi a 8 anni di reclusione – aumentando di un anno la pena inizialmente chiesta dal PM – per appropriazione indebita di fondi del partito e per calunnia nei confronti di Francesco Rutelli, nonché all’interdizione perpetua dai pubblici uffici. Questa sentenza, riconfermata dalla Corte d’Appello di Roma il 31 marzo 2016, ha permesso la piena restituzione allo Stato del maltolto di cui si era appropriato con condotta criminale il tesoriere infedele Lusi.

Soprannomi[modifica | modifica wikitesto]

È stato soprannominato “Cicciobello” da Francesco Cossiga e tale soprannome continua ad essere usato dagli organi di stampa.[47]

Vita privata[modifica | modifica wikitesto]

È sposato con la giornalista Barbara Palombelli nel 1982 con rito civile. Hanno quattro figli: Giorgio, Francisco, Serena e Monica. Nel 1995 fu celebrato il matrimonio religioso dal cardinale Achille Silvestrini.[48]

È tifoso della S.S. Lazio[49].

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

È stato insignito della carica di Cavaliere dell’Impero Britannico dalla Regina Elisabetta II. È Cavaliere di Gran Croce per nomina di Re Juan Carlos di Spagna. Membro onorario del Primo Reggimento Speciale (Fort Bragg, USA). Membro onorario dell’Associazione Nazionale Partigiani Italiani.