Se fossi i cittadini/politici del M5S calabrese sfiderei Minniti sul tema del porto di Gioia Tauro

   porto Gioia tauro

La Calabria non solo non è un’isola ma i suoi porti, ed in particolare quello di Gioia Tauro, andrebbero considerati con attenzione essendo parte di quel sistema di terminali che fanno dell’Italia tutta la piattaforma logistica del Mediterraneo.

Per lo Stato e, ovviamente, per la criminalità come è da quando il mondo è mondo.

Il 15 giugno del 2005 (sapete che sono fissato con le date perché, tra l’altro, aiutano a dare valore a cosa si dice, a come lo si dice, a chi lo si dice e perché si dicano le cose) fu reso pubblico un documento relativo all’economia marittima, la portualità e la logistica integrata da parte di un politico di origini calabresi, Giuseppe Soriero, che nei governi di Romano Prodi era stato sottosegretario ai trasporti.  A quella data (2005) esistevano i DS, Democratici di sinistra, e dei DS esisteva anche una Direzione Nazionale. Di questa Direzione Nazionale erano membri sia Pino Soriero che, spero di non sbagliarmi, il buon Minniti, reduce da attività “dalemiane” (tale fedelissimo era) in Palazzo Chigi.

Minniti era denominato, con l’altro forzuto (intellettualmente) Claudio Velardi, Lothar in quanto già all’epoca entrambi ben rasati, ben vestiti e ben pagati.

Nell’ambito della Direzione Nazionale ci si interessava anche di cose sofisticate come ragionare dell’Italia e della sua eventuale funzione geopolitica mediterranea. Parlo dei Democratici di Sinistra, che prima si erano chiamati comunisti nel PCI e da una certa data in poi non so più come si chiamarono. Certamente, da un certo giorno in quei luoghi, un tempo deputati alla politica, si cessò di ragionare di ogni cosa, salvo che di potere personale. Ma a quel 15 giugno del 2005, Soriero, a nome della sua parte, ancora formulava tesi e le rendeva pubbliche, consapevole che si trattavano questioni di grande delicatezza e importanza.

pino soriero

Soriero, in quella occasione, durante un convegno indetto appositamente, sostenne che il Porto di Gioia Tauro era la vera novità del Mediterraneo.

Lo diceva pubblicamente con una punta d’orgoglio perché sentiva di essere stato tra quelli che maggiormente si erano battuti per la realizzazione di quell’impianto.

Soriero, Pino per gli amici, disse, tra l’altro, che Gioia Tauro andava considerata un’esperienza positiva dal forte rilievo simbolico (Soriero, sia pur marxista, era culturalmente non insensibile a mondi quali quelli che prendono forma e sostanza anche attraverso l’uso sapiente dei Tarocchi) ma che aveva cominciato a modificare l’antica percezione del Sud.

In quel momento (ecco perché vi ho dato la data del 2005), Soriero sosteneva che, in soli tre anni, c’era stato un vero e proprio capovolgimento che aveva portato la “cattedrale dello spreco” (questa era la cattiva fama del porto calabrese) a diventare la sfida più alta per l’innovazione nel Mezzogiorno, avviando la rottura dell’isolamento sociale e territoriale di quella terra, impostando una forte collaborazione tra Stato e Mercato, grazie anche a una esemplare concertazione d’avanguardia tra sindacati ed impresa contribuendo, in particolare ci teneva a quest’aspetto, ad una vera crescita di sistema.

Parole e immagini importanti. Quasi, direi nel mio linguaggio, da visionario, cioè da uno “portatore di una visione”.

Dopo le prime incomprensioni e diffidenze – andava avanti nel ragionamento Soriero – Gioia Tauro ha dimostrato di saper crescere al proprio interno senza isolarsi, ma aiutando lo sviluppo degli altri porti: da Genova a Livorno, da Cagliari a Ravenna.

Grazie alla novità positiva – concludeva questo periodo del ragionamento – dell’esperienza del porto di Gioia Tauro discutiamo oggi con fiducia delle potenzialità che per l’Italia si aprono negli scenari della globalizzazione.

Mi fermo, anche se dispongo del testo originale completo dell’intervento e potrei quindi andare avanti.

Ma, non me ne voglia Soriero di cui sono stato buon conoscente, non sono interessato a mettere altra carne al fuoco ma preferirei approdare, per rimanere in tema, al mio “scalo” mentale: oggi, che il Paese si prepara ad una tornata elettorale – forse determinante per la democrazia e la libertà della nostra Italia – c’è qualcuno che è pronto a riprendere ragionamenti di questa natura, aggiornandoli e tarandoli alla luce di quanto nei dodici anni successivi è realmente accaduto?

marco-minniti

Sarebbe importante, oggi che la cronaca giudiziaria ci aggiorna quotidianamente su cosa entra/esce da quel porto, sapere, dai politici calabresi in particolare, cosa ne è stato di quelle prospettive e, soprattutto, dal ministro dell’Interno, il calabrese Marco Minniti, già compagno di militanza, sin dall’adolescenza, di Pino Soriero, cosa sia oggi realmente diventato il Porto di Gioia Tauro e se di globalizzazione, viceversa, si debba parlare solo per il grande andare e venire delle sostanze stupefacenti che i veri padroni della Calabria decidono quando entrano, quando escono e quando devono essere scoperte dalle forze investigative preposte.

Sarebbe interessante sapere se i candidati pentastellati che cercano, in quelle terre difficili, di intercettare elettoralmente la protesta e la solitudine degli onesti, se la sentono di sfidare, anche su un tema come quello che ho solo accennato, proprio il ministro Minniti che di queste complessità se ne dovrebbe intendere.

Ministro che invece di andarsi onestamente a prendere i voti dei cittadini nella sua terra si dice che si ritiri a destra piuttosto che a manca dove evidentemente i cittadini hanno meno/più strumenti per valutarlo ed apprezzarlo. Perché non ci sono solo gli sbarchi di disperati che destabilizzano l’Italia e l’Europa. Anzi direi che sono i criminali calabresi che tengono per le palle non pochi politici italiani ed europei e così facendo minano le stesse basi della sovranità, della democrazia, della libertà.

Io, se fossi un politico calabrese a cinque stelle (ma non lo sono), non solo contatterei Pino Soriero (Il Campo – Idee per il futuro) ma lancerei il guanto di sfida a Marco Minniti (non a Crozza/Minniti!) sul tema accennato. Tenendo in mente l’operato di Nicola Gratteri e dei magistrati di quel coraggioso stampo.

Oreste Grani/Leo Rugens

di maio

P.S.

Il Campo – Idee per il Futuro, associazione culturale che Pino Soriero presiede da anni, è luogo di pensiero “proiettato verso l’alto e verso l’esterno”.

“Luogo emblematico – dicono di sé – della fertilità e della crescita, ma anche metafora della piazza: spazio dell’incontro, del confronto e delle idee. Spazio aperto per progettare (Soriero è laureato in architettura ndr) e costruire attività e iniziative”.

Che ci sarebbe di meglio quindi di un confronto (organizzato dal il Campo) sul tema di Gioia Tauro e dell’andare e del venire, delle merci legali ma anche di quelle che si presume siano da considerare illegali come la cocaina?

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SOLO 55 CHILI DI COCAINA A GIOIA TAURO? IN UN MODO O IN UN ALTRO È UNA NOTIZIA ALLARMANTE

Cinque Stelle (con la presenza di Luigi Di Maio e di altri esponenti nazionali che si interessano di antimafia e di intelligence quali da Catania potrebbe salire il sen. Michele Mario Giarrusso e da Salerno potrebbe scendere il deputato Angelo Tofalo) e PD. Gli altri partiti (con l’esclusione ovviamente di Liberi e Uguali guidato ad oggi da Pietro Grasso che sarebbe ben accolto) li lascerei fuori in quanto troppe volte i loro rappresentanti sono stati presi con le mani nella stessa marmellata dove le ‘ndrine si addolcivano la bocca.

Se – utilizzando la vecchia amicizia – Soriero mettesse “in campo” anche il ministro di polizia Marco Minniti (anzi così dovrebbe essere se dibattito deve esserci), sarebbe un vero avvenimento politico (che i calabresi onesti meriterebbero) degno dei gravi momenti che il nostro Sud si prepara, ancora una volta, a vivere. Se poi Nicola Gratteri, che a sua volta ha idee ferme su Minniti e sulla sua politica deficitaria di contrasto alla criminalità e il Procuratore Nazionale Antimafia, Federico Cafiero de Roho, facendo un’eccezione, volesse onorare tale momento “proiettato verso l’alto e verso l’esterno”, allora l’Italia tutta ne avrebbe beneficio. Perfino un vecchio signore malato e stanco come il proponente si metterebbe in un bus e se ne scenderebbe nella sua amata Calabria ad assistere alla disfida.

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SEQUESTRATI 235 CHILI DI COCAINA NEL “SOLITO” PORTO DI GIOIA TAURO

Scontro che si annuncerebbe al calor bianco e comunque “a cinque stelle”.

Forse, questo “ragionamento” (soprattutto se fosse fatto con fermezza e pacatezza) diventerebbe uno dei momenti qualificanti della intera campagna elettorale. Diversamente, vorrebbe dire che per troppi la criminalità organizzata non esiste e che nessuno la considera un macro-problema come, viceversa, è. Anzi, amici pentastellati, se non trovate idee e visone per risolvere questo nodo gordiano, lasciate perdere e non assumete responsabilità di governo, perché si governa onestamente l’Italia solo se si sconfigge la criminalità, partendo proprio dalla Calabria, dal Porto di Gioia Tauro facendo così e solo così dell’Italia la piattaforma logistica della legalità nel Mediterraneo. E già questo sarebbe un ruolo degno di ridarci sovranità e identità. Io ci proverei.

Rifirmo.

Oreste Grani

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LA ‘NDRANGHETA PUÒ PERMETTERSI DI FARSI SEQUESTRARE MEZZA TONNELLATA DI COCAINA COME SE NIENTE FOSSE?