C’è un tempo per ogni cosa: ora è tempo di dire di Fini e di tutti gli altri quel che si doveva a suo tempo dire

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Vediamo di aumentare il grado di chiarezza: se quando Gianfranco Fini era vicepresidente del Consiglio dei Ministri, uno, intuitivamente, diceva che era un criminale, passava guai. Che Fini sia un mascalzone ipocrita penso che oggi nessuno ne dubiti. Così cosa fossero/siano sua moglie e suo cognato. Se penso che questo ometto con occhialetti e cravattielle lo hanno anche spacciato per un ministro degli esteri, potete immaginare cosa pensi dell’intero periodo di governo berlusconiano. Il boss era un boss, come si è poi dimostrato, portandosi come “braccio destro”, da sempre, un mafioso (Dell’Utri). Il vice del boss (Fini), in sede di Governo, ora si vedrà che razza di lestofante fosse. Se penso che in altri tempi ministeriali Berlusconi, grande conoscitore di uomini e donne, si era circondato di ministri della Difesa (Previti) e dell’Interno (Scajola) poi arrestati, mi chiedo perché nei dibattiti o nei ragionamenti a distanza nessuno gli ricordi che razza di incapace o di complice di criminali sia stato. Terzo, in questi casi, non è mai dato. Senza dimenticare l’apripista in Centroamerica, Sergio Lavitola, arrestato. Senza tralasciare il fascistissimo lenone Lele Mora, arrestato.

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Così come l’Emilio Fede, cantore giornalistico, semi-arrestato. E ultima ma non ultima la gagliarda Federica Gagliardi, arrestata. Tutti arrestati da un qualche Pinochet durante un o dei tanti colpi di Stato a danno dell’innocentissimo Silvio Berlusconi

Oreste Grani/Leo Rugens attonito di come anche gli avversari politici lo trattano.