Il generale Mario Mori stretto tra due alfieri del calibro di Bagarella e dell’Utri

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In un Paese serio questa sera non si parlerebbe d’altro: nel processo Stato-Mafia, a torto o a ragione, i PM hanno chiamato 15 anni per il generale dei carabinieri Mario Mori considerandolo gravemente implicato/colluso con criminali mafiosi (tra gli altri il noto braccio destro di Silvio Berlusconi, Marcello Dell’Utri) in comportamenti gravemente lesivi per gli interessi della Repubblica.

Devo essere sincero la cosa non mi turberebbe più di tanto se non che, incuriosito dalla scelta di Stefano Parisi come candidato della coalizione di centro destra alla guida della Regione Lazio, mi ero andato a vedere chi fossero i baldi personaggi che si preparavano ad affiancarlo nell’avventura elettorale. A questo punto, magia della rete, in una schermata dello staff, ho trovato un “omonimo” del signor generale a cui Parisi aveva affidato il settore sicurezza del partito/movimento Energie per l’Italia.

Ho scritto “un omonimo” (Mario Mori) perché non posso credere che qualcuno che ambisca a governare il Lazio (nella Regione, mi sembra, ci sia anche Roma) possa scegliere, per un settore tanto delicato, uno che, facendo lo stesso lavoro consulenziale per Alemanno quando era sindaco della Capitale, non si era accorto dei loschi traffici messi in atto da  Carminati, Odevaine, Buzzi e compagnia cantando.

Perché, evitate di rimuoverlo, il gen.Mori aveva ricoperto quell’incarico, risultando, forse perché in pensione e avanti negli anni, cieco, muto e sordo.

Mi dispiace che l’ex direttore del SISDE, Prefetto della Repubblica, fondatore dei ROS, frequentatore (con altri ragazzi vivaci) dei Nuclei Speciali Antiterrorismo del Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, stia passando tutti questi guai e spero che venga dimostrata la sua assoluta innocenza. Ovviamente, non ho nulla di personale contro di lui (tranne che se la fa con il pluri assassino di carabinieri Valerio Morucci) ma, in una regione ad alto tasso di complessità come il Lazio, dico che Parisi difficilmente potrà avvalersi del suo attuale responsabile tematico.

Si chiamano così quelli che dovrebbero essere degli specialisti di settore nella struttura ideata da Parisi. Tutti selezionati per essere credibili in quanto a serietà e competenza. Mori, secondo quelli che dovrebbero intendersene più di me, competente lo era, ma oggi, con i grilli che mi immagino possa avere per la testa, per lui e per i laziali (anche per i romanisti), è meglio che passi la mano. Mori è imputato in una cosa che si chiama “Trattativa Stato-Mafia” con Leoluca Bagarella e con Marcello Dell’Utri. Due alfieri niente male per cattiva fama e condanne definitive.

Riassumendo: un magistrato fantasioso ha chiamato 16 anni per Bagarella, 15 per Mori e 12 per Dell’Utri.

Tutta neve al sole ma – per ora – mi sembra che a Sud abbia nevicato, come raramente era avvenuto.

Oreste Grani/Leo Rugens