Stefano Bisi: inchiesta “Time Out” non luogo a procedere. Era doveroso comunicarlo

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Questo marginale e ininfluente blog ieri ha avuto, in tarda serata, un’impennata di accessi sul post Ma questo Stefano Bisi come si permette di minacciare la Repubblica Italiana?

Evidentemente, Stefano Bisi, sia quando viene sospettato/ipotizzato complice di qualcuno in qualcosa, che quando viene prosciolto/assolto, fa notizia. Noi, che non facciamo i magistrati, ribadiamo quello che pensiamo di lui e del suo essere stato utile a Giuseppe Mussari, come gran padrone calabrese di Siena e, cosa più grave per un giornalista, alla disinformazione che ha circondato, per anni (e uno!), la tragedia, prevista e prevedibile, del MPS.

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E quando diciamo tragedia intendiamo anche sottolineare il deterioramento complessivo della Città del Palio, della convivenza civile (a prescindere dalle scazzottate tra contradaioli), della sua università, del suo polo ospedaliero, delle sue attività sportive, su-su fino al suicidio di Davide Rossi, difficilmente credibile come tale, soprattutto dopo la ricostruzione magistrale di Enrico Mentana, con la sua trasmissione Bersaglio Mobile di martedì sera u.s., che più esaustiva non poteva essere. Dovremo dire operazione giornalistica a prova di cretini e di assassini. Un capolavoro!   

Quello che noi pensiamo viceversa di un giornalismo (incarnato da Stefano Bisi che prima di fare il massone full time faceva il giornalista a pieno tempo) che, pur avendo locazione a Siena, non ha visto, da anni e per anni (e due!), ciò che, viceversa, uno come questo marginale blog sapeva, da anni (e tre!).

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A quei ragionamenti passati aggiungiamo, per non farci mancare nulla, un comunicato stampa del 30 settembre 2017 a cura del M5S di Siena che opportunamente richiamava l’attenzione su un aspetto dell’abilità della criminalità di operare, per teste di ponte e con metodologie carsico-mimetiche che solo successivamente “straniscono” i territori oggetto delle penetrazioni mafiose. A cose fatte. Come, per anni (e quattro!), taciti i partiti, dal PD a Forza Italia, Ostia (Roma) non voleva credere di essere oggetto di esproprio della libertà e delle sue ricchezze, risvegliandosi un giorno in mano agli Spada (ed altri) scoprendo di essere sotto il controllo della mafia.

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Ieri – finalmente – i cittadini di Ostia hanno potuto assistere ad una prova, matura e coraggiosa, di contrasto agli Spada (ed altri) da parte dei Carabinieri che, dispiegando forze (centinaia di uomini) e determinazione adeguate, hanno cominciato a depurare quel territorio e quello sbocco a mare.

Mi è sembrato un buonissimo segnale che la città (Ostia-Roma) si meritava e che l’Arma, ben comandata, ha saputo come dare. E così è stato fatto ciò che andava fatto da tempo. Grazie a tutti, magistrati, militari e nuovi politici pentastellati.

Per quanto riguarda la Toscana, l’attenzione ai fenomeni criminali, dopo alcuni episodi che non hanno fatto onore all’Istituzione che abbiamo particolarmente a cuore, cambiato il vento (e non solo quello), ci siamo fatti l’idea che, nei prossimi mesi, sarà massima.

E chi sa di noi sa che, disponendo di una macchina del tempo, spesso ci azzecchiamo.

Questo accade semplicemente perché andiamo un po’ avanti, vediamo cosa succede, torniamo indietro e ci facciamo belli. Dietro ogni preveggenza c’è sempre il trucco in quanto, lo dovreste sapere, i conigli bianchi non vivono nei cilindri neri.

Qualcuno, prima della rappresentazione, ce li mette. Spesso studiando, lavorando con tenacia e abnegazione. Comunque, siatene certi, i coniglietti bianchi si sistemano nei cilindri a doppio fondo prima, sempre prima.   

Oreste Grani/Leo Rugens

P.S.

Finalmente alcuni cittadini di Siena, ben richiesti, durante la trasmissione Bersaglio mobile hanno messo a fuoco per tutti gli spettatori che immaginiamo per lo più ignari delle complessità senesi il problema che ha inchiodato la città da dieci anni almeno e l’ha resa prigioniera di quel groviglio bituminioso (quale armonia massonica ci si poteva vedere – Gran Maestro – in una fogna a cielo aperto?) che si sostanzia a seguito della lite furibonda generata dal tradimento, “tra i canapi”, di Giuseppe Mussari, avvocato del comune e del sindaco, ai danni di Pierluigi Piccini. Tradimento che ebbe come movente la presidenza della Fondazione a cui era destinato il colto e lungimirante Piccini. Quel tradimento, come se si fosse in un romanzo di Agatha Christie, ha generato, passo dopo passo, botta dopo botta, denuncia circostanziata dopo denuncia (non dimenticate che, ad un certo punto di questa storia di tradimenti e di vendette, in consiglio comunale, sedevano, alleati, il Piccini con l’ex prefetto Vittorio Stelo, per alcuni anni buon direttore del SISDE e il generale della GDF Luigi Del Gaudio, trittico di servitori dello Stato, sia pure in pensione di grande abilità “investigativa”. Questi tre in particolare speravo di trovare ancora uniti nella primavera del 2011 quando mi illusi di battere Franco Ceccuzzi e il suo occulto alleato Denis Verdini. Ignoravo a quale livello di deterioramento i rapporti personali erano arrivati in quella cittadina dove sognavo di riportare un po’ di legalità e di amor di Patria. Tutti contro tutti o, al massimo, piccole bande contro altre piccole bande.

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Questo fu uno dei miei tanti errori di valutazione. L’altro, non da poco, di aver ritenuto possibile la valorizzazione di una figura femminile in una città che, viceversa, non potrebbe essere più maschilista di come mi è apparsa.  Maschilista e, fatemelo dire,  “mafiosamente rancorosa”, addestratasi all’intrigo e ai doppi/tripli giochi, grazie ad anni ed anni di “pensiero laterale” tutto indirizzato nevroticamente a quella giostra stordente che è il Palio. Nel mio archivio spicca un articolo di un periodico (Prima Comunicazione) del febbraio 1995 che vede citati alcuni dei personaggi che ancora determinano, nel bene e nel male, la vicenda senese e, indirettamente, la sorte d’Italia. Nell’articolo sono citati e fanno mostra fotografica di se Luigi Piccini, Roberto Barzanti, Stefano Bisi, Omar Calabrese, Duccio Rugani. Nell’articolo compaiono donne (pochissime) e uomini che avevano ruolo, a Siena e nel Paese, in quel momento. Tranne i morti, non mi meraviglierei di scoprire che 23 anni dopo alcuni di loro sanno molto di più di quanto arrivano a dire di ciò che è accaduto in questi anni a Siena ed in particolare dopo la primavera del 2011, quando, nonostante tutto, Denis Verdini (Forza Italia, ex socialista ma uomo di destra) riesce a far eleggere Franco Ceccuzzi (comunista) a sindaco della Città, nel tentativo estremo di non togliere il coperchio alla fogna in ebollizione.