Amici del M5S, in questo secondo giro, aprire gli archivi e non per fare pettegolezzi

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In qualunque Paese del mondo (con l’esclusione della Cina ancora guidata dal PCC e della Corea del Nord), dopo 37 anni, sarebbe possibile aprire gli archivi dei servizi segreti e sapere di cose a loro tempo segrete e di persone che avessero ricevuto soldi dalle casse dello Stato per riferire di questioni relative alla sicurezza della Repubblica. Dicevo, tranne in Cina, in Corea del Nord e, ora aggiungo, anche in Italia. A meno che, insediatosi il nuovo Parlamento, qualcuno mi faccia (spero un parlamentare a cinque stelle) la cortesia di chiedere chi fosse la “fonte anonima” (ma non per il referente dell’epoca e per chi erogava il denaro con cui – in teoria – si doveva pagare l’informatore in loco) autrice dell’appunto ormai pubblico che leggete a seguire.

“La fonte della presente nota – recita il documento che immagino all’epoca classificato – è persona inserita a buon livello nella Federazione romana del Pci e molto vicina ad elementi di primo piano del Pci (nazionale ndr) stesso. Trattasi di persona di elevato livello culturale, di ottime capacità analitiche e di piena attendibilità. In particolare la fonte sostiene che ” tutto quello che la gente sa del PCI è frutto di pura propaganda ed è esca per fare abboccare (ma come parlava questa fonte di elevato livello culturale nota oggi il vostro Leo Rugens?) i futuri elettori. In anni di militanza, mi sono accorto che un conto è la facciata, un conto la vita reale del partito. Ho avuto la percezione che le persone che il Pci ha portato agli onori e alla notorietà non sono altro che specchietti per le allodole, di nessun peso reale e di nessun prestigio interno. Secondo me il Pci non sarà mai un partito autenticamente democratico fintanto che, a fianco della classica sezione, manterrà la sua struttura a “cellula”.

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In definitiva, la sezione comunista può apparire – ed in effetti lo è – un punto di riunione di cittadini che discutono dei problemi del loro partito e “unitamente” quelli della società. Ma nella sezione c’è anche una persona (che non è il segretario) che potremmo definire una specie di “osservatore permanente” che controlla l’ortodossia della linea politica e l’operato dei dirigenti di sezione. Da tener presente che gli stessi osservatori permanenti vengono controllati di tanto in tanto. Nelle sezioni, soprattutto in quelle dei quartieri operai (a Roma, ad esempio, il Tiburtino) si respira un’atmosfera da pieni anni ’50. È il segno palese che il Pci, a livello di base, è rimasto stalinista e intollerante nei confronti delle altre componenti politiche. La cellula (continua la fonte di elevato livello culturale ndr) è la vera struttura del partito, l’asse portante su cui poggia la forza del Pci. Le cellule sono le depositarie dell’integrità del partito e la disciplina regna assoluta”.

La nota d’epoca continua ma mi fermo per tenere il meglio per la prossima volta. Parole importanti già all’epoca, comunque, ma di cui sarebbe interessantissimo conoscere l’autore. Vedete, qualora non fosse stato un chiunque, oggi sapremmo molto di più di come, a crolli avvenuti, si sono determinati i rapporti di forza e i condizionamenti in politica interna ed estera del nostro già azzoppato Paese. Febbraio ’81, Moro ormai freddato da tre anni.

Sarebbe interessante capire il nome di chi era preso per i coglioni (e perché) dal funzionario/dirigente del servizio che lo aveva individuato, coltivato e poi corrotto, a prescindere dalla prosa che fa intravedere uno di quei rari casi di “tradimento” per motivi ideologici.

Sarebbe interessante, scaduti ormai i trent’anni, non per fare gossip o alimentare spy story di nessun tipo, cominciare a sapere chi era sul libro paga dello Stato e, grazie a queste certezze, capire anche chi sono quelli, veri o doppi agenti, che hanno condizionato la vita del Paese.

Invece nulla o quasi si sa di quegli elenchi che immaginiamo lunghi e interessantissimi.

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In particolare, torno ad insistere, mi interesserebbe sapere chi fosse il dirigente pentito del Pci di Via dei Frentani (parlo dell’autore dell’analisi) e in che modo la Repubblica si disobbligava con lui. Secondo me, dietro a queste note, potremmo trovare nomi che stupirebbero ancora oggi. A norma di legge, vediamo di fare qualcosa che aiuti ad aprire gli occhi ai neofiti del settore e a capire come funziona il mondo complesso del Grande Gioco, non rimuovendo mai che il Capo della Russia, Vladimir Putin è un politico formatosi dentro i servizi segreti sovietici. Così come il Presidente del Kazakhstan, Nursultan Nazarbayev che dei vermi italiani hanno pensato di poter servire impunemente.

Un ultimo spunto di riflessione: se la nota è del Febbraio ’81 dovrebbe essere stata consegnata e condivisa con i vertici del SISMI che, non lo dimentichiamo si insedia come denominazione sostitutiva del SID, il 22 maggio del 1978, pochi giorni dopo la condanna a morte eseguita di Aldo Moro.

Il SISMI, mi scuso con quelli che ne sanno centomilavolte più di me, aveva sede operativa a via Giocchino Ventura, pur avendo sede legale a Palazzo Baracchini a via XX Settembre.

Il 1° Direttore è stato il generale Giuseppe Santovito e il suo vice il generale Abelardo Mei. Il 1° Agosto 1981 subentra come direttore il generale Ninetto Lugaresi.

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Per effetto del disegno di legge per la riforma dei servizi segreti varato il 2 novembre 1976 (sperando di non prendere cantonate sulle date) prende anche sostanza il SISDE con sede al Viminale. Sia il SISMI che il SISDE, vengono coordinati dal CESIS. Vediamo un po’ di nomi anche per il “mondo di dentro”.

Il 1° Direttore del SISDE fu il Generale Giulio Grassini. Il suo vice: il questore Silvano Russomanno. Durante la loro diarchia, avviene il rapimento Moro.

Il 2° Direttore del SISDE, dal luglio 1981 (dopo – quindi – la nota che è del Febbraio ’81, spunto della riflessione odierna) è stato il Prefetto Emanuele De Francesco. Sotto la sua direzione scoppia lo scandalo della P2.

Mi interessa quindi sapere chi (più di uno?), in quel febbraio del 1981, informava lo Stato, da dentro il Pci, ricevendo compenso dal SISMI, piuttosto che dal SISDE. Dal SISDE di Russomanno, comunque, se Grani non si sbaglia.

Oreste Grani/Leo Rugens che potrebbe cominciare a perdere colpi cercando di ricordare tutto a memoria. Forza ragazzi pentastellati, vediamo di smetterla di giocare a perdere, di vincere le elezioni e di aprire un po’ di archivi.