David Zard, grande dello spettacolo, se ne va di sabato e nella Giornata della Memoria

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Ho conosciuto David Zard e non per motivi legati alla sua capacità di ideare spettacoli. Ho avuto l’onore di essere ricevuto a casa sua, presentato alla sua famiglia e ai suoi amici più cari. Fui introdotto grazie all’amicizia che mi legava al Rav Shalom Babout (il rabbino era suo cugino ed erano venuti, entrambi giovani, in Italia, allontanandosi dalla Libia di Gheddafi), ad assistere, un sabato dopo il tramonto, a ragionamenti di tipo religioso e a fare festa. Zard era già malato ma lucidissimo nei ragionamenti culturali. Se fossi donna mi sarei innamorata dei suoi occhi azzurri e dei suoi lineamenti virili e delicati al tempo. In quell’occasione mi accompagnava un giovane autista di nome Cristiano. Uno dei ricordi di quella serata, colma di ospitalità e cibo cucinato con sapienza e amore, fu la situazione atipica in cui il giovane che mi accompagnava, presentandosi a tutti ebrei importanti presenti in quella casa, declinava il proprio nome, Cristiano, che suonava bizzarro ma non certo “sfottente”. Ne parlammo a lungo quando uscimmo da quella casa, a notte fonda e, in macchina, ne sorridemmo.

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Anche questo mi torna in mente in un momento triste come è quello della morte di Zard, genio dello spettacolo, rovesci compresi. Zard se ne andato di sabato e nella Giornata della Memoria. Non sarà facile scordarsi di lui.

Oreste Grani