La mafie – per alcuni specialisti – sono in difficoltà

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Al professor Federico Varese  (insegna a Oxford) che ha dalla sua sia la giovane età (per lo meno ha, beato lui, un aspetto giovanile) che gli studi fatti, sono costretto a ricordare, per quanto attiene le eventuali difficoltà in cui verserebbe la mafia siciliana  il concetto del “sonno siciliano” e i modi in cui il potere si trasforma da quelle parti, così ben rappresentato dalla penna/mente di Giuseppe Tomasi di Lampedusa nel Il Gattopardo e, per quanto riguarda la dimensione del business dei calabresi, che, per ordinare 500 chili di cocaina, i soldi non solo bisogna averli e averli “messi da parte” ma bisogna anche poterli trasferire, via telematica, da luogo a luogo bancario. Tenete conto che quando si riesce ad intercettare carichi di quella dimensione, non sempre si ha traccia del denaro che si è mosso a garanzia di quella copra-vendita. E anche questo dovrebbe suggerire le capacità mimetiche dei criminali. Il mimetismo è proprio l’arte, se il nemico ne fosse in possesso, di non mostrarsi sul territorio.

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Il non vedere l’avversario potrebbe banalmente dire che lui sa cosa fare e che le forze che dovrebbero contrastarlo sono solo un po’ pippe o viceversa (questa è la mia opinione essendo i nostri investigatori tra i più esperti del mondo), non messe, da chi di dovere, nelle condizioni di fare tutto il possibile. E questo perché il modo in cui il potere criminale ha saputo trasformarsi (ecco ancora Tomasi di Lampedusa) ha infiltrato e fiaccato le istituzioni repubblicane. Le mafie sono ben mimetizzate e non facilmente individuabili, coperte non solo da fresche-frasche. Non credo che forze che controllano, territorialmente e politicamente parlando (anche con il voto di scambio come recentemente è ancora una volta accaduto in Sicilia), quasi un terzo del territorio Italiano e sacche internazionali ovunque i fenomeni complessi dell’emigrazione hanno stabilito rizomicamente delle comunità siciliane, campane e, soprattutto, calabresi possano essere definite, da uno studioso come Varese, in difficoltà solo perché non sparano. Sono silenti perché hanno, in molti casi, stravinto e sono “loro” lo Stato. E scrivo questo con infinito dolore. Comunque, sperando di sbagliarmi e che abbia ragione Federico Varese.

Oreste Grani/Leo Rugens che, come si dice, è contento di scoprire cose nuove. Compreso che le mafie sono in difficoltà.

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