Vogliamo cominciare a prendere esempio da quelli che ne sanno più di noi e che la storia ci ha messo sotto il naso?

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Prende corpo la riforma dei media vaticani. Gestione unitaria del flusso di news e tre marchi per superare la polverizzazione del passato: Vatican News, Vatican Media e Radio Vaticana Italia

13 dicembre 2017 | 16:07

“Il sistema dei media vaticani adotta un nuovo modello produttivo fondato sull’integrazione e la gestione unitaria, in piena sintonia con la riforma voluta da Papa Francesco”. Ad annunciarlo è la Segreteria per la Comunicazione della Santa Sede all’indomani, riferisce Agensir, dell’illustrazione del progetto avvenuta nel corso della ventiduesima riunione del Consiglio dei cardinali da parte del prefetto Dario Edoardo Viganò. “In nome di un maggiore ‘gioco di squadra’ per rispondere alle esigenze della missione della Chiesa a fronte delle sfide dell’ambiente digitale contemporaneo, il ripensamento sfocia in un’organizzazione del lavoro ex novo resa possibile anche grazie al vasto programma di formazione del personale attuato fin dall’istituzione del Dicastero”, si legge in un comunicato diffuso oggi dalla Sala Stampa vaticana.

“Una soluzione per valorizzare le professionalità interne che trae ispirazione dalle parole del Papa pronunciate nel discorso alla prima plenaria della Segreteria per la Comunicazione“. “Riforma – disse nell’occasione – non è ‘imbiancare’ un po’ le cose: riforma è dare un’altra forma alle cose, organizzarle in un altro modo”.

Il fulcro del sistema, riporta Agensir, frutto di un processo di consolidamento sul piano economico e tecnico, è rappresentato dal Centro editoriale multimediale: “una struttura unificata per la produzione quotidiana di qualsiasi tipologia di contenuto (audio, testi, video, grafica) in modalità multilingua e multicanale, che opera sotto la guida della Direzione Editoriale”, che è tenuta da mons. Viganò, e “in coordinamento con altri gruppi di supporto”.

E STORIE DI ALTRI TEMPI

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La nuova immagine della comunicazione vaticana

Al suo interno confluiranno progressivamente circa 350 unità tra redattori e tecnici provenienti da tutte le 40 redazioni linguistiche e dalle 9 istituzioni che compongono la Segreteria per la Comunicazione: come ha riferito Greg Burke, il direttore della Sala stampa della Santa Sede, a partire dal 1° gennaio il percorso si completerà con l’accorpamento dell’Osservatore Romano, del Servizio Fotografico e della Tipografia Vaticana.

Si parte con un team di 70 persone ripartite in 6 divisioni linguistiche – italiano, inglese, francese, tedesco, spagnolo e portoghese – e in 4 aree tematiche: Papa; Vaticano; Chiesa; Mondo. “La diffusione dei contenuti – si legge ancora nel comunicato – avviene secondo un approccio complementare ai media, definito nel suo complesso assieme ad Accenture Interactive, come ‘global experience agency’ che ha supportato la Segreteria per la Comunicazione nella definizione e nella realizzazione del nuovo ecosistema unificato. Tale approccio, tipico di ogni moderna media company, prevede l’impiego di ciascuna piattaforma tecnologica a disposizione”.

Tra queste figura anche il nuovo portale web che sarà on line a partire dai prossimi giorni all’indirizzo vaticannews.va nella sua versione beta in sostituzione dei siti internet a carattere informativo utilizzati in precedenza. Vatican News diventa anche il nuovo logo che rappresenta gran parte del sistema comunicativo, “nell’intento di semplificare l’immagine e di superare la polverizzazione dei marchi del passato”. Il brand identificherà anche i canali social: Twitter, Facebook e YouTube per ciascuna delle redazioni linguistiche ed Instagram, con un profilo comune a tutte le lingue.

La nuova immagine comprende anche il marchio Vatican Media che coincide con tutto ciò che riguarda la produzione multimediale, indipendentemente dal mezzo di trasmissione: dai documentari fino alle dirette radiofoniche e televisive delle cerimonie papali. A completare il quadro, c’è Radio Vaticana Italia: logo riferito ad una radio di flusso a livello nazionale disponibile in DAB +, digitale terrestre e FM nell’area romana che copre l’informazione vaticana e commenta l’attualità con gli occhi della Chiesa.

ANCORA STORIE DI ALTRI TEMPI

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Il Vaticano sceglie Accenture Interactive per il nuovo sistema di comunicazione Vatican News

Alessandro Diana

Accenture annuncia che la Segreteria per la Comunicazione del Vaticano ha scelto Accenture Interactive per il design e l’implementazione del suo nuovo sistema di comunicazione Vatican News. L’assegnazione del progetto rientra nell’ambito della riforma della Santa Sede, volta a trovare nuove modalità per comunicare ed interagire con un pubblico universale attraverso i media digitali.

La scelta di Accenture Interactive come global experience agency vuole portare a definire la strategia di comunicazione digitale di Vatican News e per assicurare maggiore efficacia e coerenza al nuovo sistema di comunicazione, unificando sotto un unico brand tutti i canali indipendenti oggi esistenti. Vatican News fornirà infatti ai media vaticani un’identità online univoca facilmente riconoscibile e sarà contemporaneamente una ricca fonte di contenuti multimediali per le persone in ogni parte del mondo. Gli obiettivi del progetto includono il design del nuovo portale, che permetterà di trovare facilmente le informazioni desiderate, la creazione di un team editoriale multilingue, in grado di lavorare su una comunicazione multimediale, multi-device e multiculturale, nonché l’implementazione di una content strategy per gestire e pianificare i contenuti in maniera efficace. Inoltre, Accenture Interactive ha realizzato i nuovi loghi Vatican News, Vatican Media e Radio Vaticana Italiana, a garanzia di un rafforzamento e di una coerenza tra l’immagine visiva usata per il portale e le grafiche per i social media, Twitter, Facebook, Instagram e YouTube.

Mons. Dario Edoardo Viganò, Prefetto per la Segreteria per la Comunicazione, ha dichiarato inoltre: «Si sta avviando l’ultimo tratto della riforma voluta da Papa Francesco. Ogni riforma non nasce da un passato errato ma da un presente che urge un cambiamento: in questo caso la cultura e la convergenza digitale impongono processi produttivi differenti da quelli tradizionali. Oggi infatti la produzione dell’informazione avviene attraverso un software agnostico, in maniera multimediale. La collaborazione con Accenture Interactive, in virtù della sua consolidata esperienza a livello globale, ci ha permesso di mettere a punto una strategia complessiva capace di coniugare l’unificazione dei gruppi di lavoro, la diversificazione dei formati e il rafforzamento della riconoscibilità. Il tutto valorizzando concretamente le professionalità interne che lavorano da lungo tempo presso i media della Santa Sede».

«Accenture Interactive si occupa di progettare e costruire esperienze incentrate sulle persone, nel contesto digitale – ha dichiarato Alessandro Diana, Managing Director di Accenture Interactive in Italia. – Credo che questa nostra focalizzazione ci abbia permesso di lavorare efficacemente con la Segreteria per la Comunicazione del Vaticano per definire e sviluppare il loro nuovo sistema di comunicazione. La sfida del Dicastero era di affrontare il cambiamento digitale, rispondendo ai bisogni delle persone. Noi li abbiamo supportati utilizzando le nostre molteplici competenze legate a design, branding, user experience, analytics, search, social media e contenuti. Tutte queste discipline appartengono al DNA di Accenture Interactive e sono indispensabili per la trasformazione digitale che ogni organizzazione o azienda globale deve affrontare oggi

Giornata importante quella di oggi per il mondo mediatico vaticano. Una parte importante del briefing dedicato alla riunione del Consiglio di cardinali – il cosiddetto C9 – che coadiuva papa Francesco nella riforma della Curia e nel governo della Chiesa è stata dedicata infatti proprio alla riforma del sistema comunicativo della Santa Sede promosso dalla Segreteria guidata da monsignor Dario Edoardo Viganò.

La stessa Segreteria poi ha emesso un comunicato con ulteriori dettagli sulla riforma, mentre altri particolari sono stati forniti da monsignor Viganò in una intervista al Corriere della Sera. Con l’annuncio che a giorni andrà il nuovo portale unico e la pubblicazione dei tre nuovi loghi che identificheranno la comunicazione vaticana.

In buona sostanza viene ribadito che il sistema dei media vaticani adotta un “nuovo modello produttivo fondato sull’integrazione e la gestione unitaria”, in piena sintonia con la riforma voluta da papa Francesco. In nome di un maggiore ’gioco di squadra’ per rispondere alle esigenze della missione della Chiesa a fronte delle sfide dell’ambiente digitale contemporaneo, il ripensamento sfocia in un’organizzazione del lavoro ex-novo resa possibile anche grazie al vasto programma di formazione del personale attuato fin dall’istituzione del Dicastero. Una soluzione per valorizzare le professionalità interne che trae ispirazione dalle parole del Papa pronunciate nel discorso alla prima plenaria della Segreteria per la Comunicazione.

Il fulcro del sistema, frutto di un processo di consolidamento sul piano economico e tecnico, è rappresentato dal Centro Editoriale Multimediale: una struttura unificata per la produzione quotidiana di qualsiasi tipologia di contenuto (audio, testi, video, grafica) in modalità multilingua e multicanale, che opera sotto la guida della Direzione Editoriale – che viene mantenuta ad interim dallo stesso monsignor Viganò – e in coordinamento con altri gruppi di supporto.

Al suo interno confluiranno progressivamente circa 350 unità tra redattori e tecnici provenienti da tutte le 40 redazioni linguistiche e dalle 9 istituzioni che compongono la Segreteria per la Comunicazione (a partire dal primo gennaio il percorso si completerà con l’accorpamento dell’Osservatore Romano, del Servizio Fotografico e della Tipografia Vaticana).

Si parte con un team di 70 persone ripartite in sei divisioni linguistiche – italiano, inglese, francese, tedesco, spagnolo e portoghese – e in 4 aree tematiche: Papa; Vaticano; Chiesa; Mondo.

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La diffusione dei contenuti avviene secondo un approccio complementare ai media, definito nel suo complesso assieme ad Accenture Interactive, come ’global experience agency’ che ha supportato la Segreteria per la Comunicazione nella definizione e nella realizzazione del nuovo ecosistema unificato. Tale approccio, tipico di ogni moderna media company, prevede l’impiego di ciascuna piattaforma tecnologica a disposizione. Tra queste figura anche il nuovo portale web che sarà on line a partire dai prossimi giorni all’indirizzo http://www.vaticannews.va nella sua versione beta in sostituzione dei siti internet a carattere informativo utilizzati in precedenza.

Vatican News diventa anche il nuovo logo che rappresenta gran parte del sistema comunicativo, nell’intento di semplificare l’immagine e di superare la polverizzazione dei marchi del passato. In particolare, sempre a partire dai prossimi giorni, il brand identificherà anche i canali social: Twitter, Facebook e YouTube per ciascuna delle redazioni linguistiche ed Instagram, con un profilo comune a tutte le lingue.

La nuova immagine comprende anche il marchio Vatican Media che coincide con tutto ciò che riguarda la produzione multimediale, indipendentemente dal mezzo di trasmissione: dai documentari fino alle dirette radiofoniche e televisive delle cerimonie papali. A completare il quadro, c’è Radio Vaticana Italia: logo riferito ad una radio di flusso a livello nazionale disponibile in DAB +, digitale terrestre e FM nell’area romana che copre l’informazione vaticana e commenta l’attualità con gli occhi della Chiesa.

“Facilmente riconoscibile”, sono le parole chiave che emergono dai comunicati relativi a questa super notizia. Riconoscibile è, diciamo noi, sinonimo di autenticità. Ci fermiamo a questa considerazione (torneremo su questo tema magistralmente affrontato in Vaticano) ricordando anni ruggenti in cui abbiamo messo le mani a cose che, sia pur embrionalmente, ricordano ciò che oggi, tecnologicamente, è stato possibile.Lo facemmo per l’Azione Cattolica, tra mille difficoltà e incomprensioni, ma tra i primi nel mondo.  Sono passati lustri da quelle pionieristiche attività finalizzate ad una razionalizzazione del settore. Oggi tecnologicamente e culturalmente è stato possibile a dimostrazione di come la Chiesa di Francesco sia andata avanti. Andata avanti e verso il suo “gregge”.

Il 13 dicembre del 2017, nei vari media, nazionali ed internazionali, comparivano questi comunicati stampa. Ho fatto decantare la notizia come si fa con i vini d’eccellenza. Ho  scelto e riprodotto quei testi (alcuni quindi) senza modificare nulla (spero così di aver saputo fare) sicuro che fossero sufficientemente ricchi di informazioni perché i miei pochi ma attenti lettori cogliessero tutta l’ammirazione che provo per l’intelligenza e la visone prospettica implicita in tali scelte vaticane, solo apparentemente organizzative e “tecnologiche”.

Da quelle parti, oltre il Tevere, dove ancora aleggiano gli insegnamenti di Padre Robert A. Graham, alla sua epoca la più alta autorità in materia di intelligence in Vaticano (e io dico, nella mia semplicità di giudizio, nel Mondo), c’è solo da imparare.

Già decenni addietro l’Intelligence vaticana (sempre negata esistere) aveva una sua reale centrale di raccolta e trasmissione dati che era, anche tecnologicamente (con i limiti dell’epoca) tra le più sofisticate del mondo e la “redazione/centrale” faceva capo sia alla Radio Vaticana, per quanto di attinenza della Segreteria di stato (mons. Agostino Casaroli, ad esempio) che a via di Porta Pinciana n°1, dove, appunto, quando non era in giro per il mondo, risiedeva Padre Graham, gesuita. Altro luogo dove si raccoglievano dati e si formulavano analisi era (è?) il santuario di Azpeitia, nel cuore della regione basca dove la carte e la qualità dei gesuiti che ne avevano accesso, concorrevano a fare di quel posto un’archivio di intelligence unico al mondo e certamente superiore (per documenti e qualità d’analisi) di quelli mitici del KGB e della CIA. Fossero anche stati sommati.

E con tali esempi sotto il naso, stiamo ancora messi come siamo? Tecnicamente si definisce la condizione: “perle ai porci”. Senza offesa per nessuno e in particolare per i porci.

Oreste Grani/Leo Rugens