Sto benissimo, ma non vado dal mio amico Vespa ad acchiappare voti, facili-facili!

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Sto benissimo, ma non vado dal mio amico Vespa ad acchiappare voti, facili-facili. Avete mai sentito un menzogna più menzogna di questa? “Sto benissimo”, dice la mummia. “Sono quasi morto”, è costretto ad ammettere con i suoi che, giustamente, non hanno voluto che morisse in diretta da Vespa.

Ora dovrà fermarsi in via precauzionale o si fermerà per sempre.

Il vecchio cattivo, se ne stava andando per un malessere da affaticamento o, banalmente per fine corsa, non essendo immortale come ha inutilmente tentato di far credere a se stesso e agli altri operandosi il viso destinato, come il mio e il vostro, naturalmente ad invecchiare.

“Quasi – ha detto – è quindi sto bene”, secondo la nota filosofia berlusconiana da cui il Paese è stato per decenni condizionato e impoverito: sono “quasi” onesto.

Nessuno deve mai augurare l’irreversibilità (la morte questo è) all’altro da se, ma il Padre Eterno, qualora esistesse e mi ascoltasse, sarebbe equo e lungimirante a centrare l’obiettivo. Sono giorni che dico agli amici cari che i sondaggisti non sanno individuare il fenomeno emergente in questa complessa tornata elettorale quale – ad esempio – fu quel 5-6% in più (rispetto alle inadeguate previsioni) di elettori che, nel lontano 2013, scelsero il M5S.

Forza Provvidenza, sparigliamo e diamo a questi smarriti esperti di calcoli probabilistici e statistici l’opportunità di mostrarci il loro reale valore, costringendoli a fare previsioni in uno scenario realmente turbolento reso tale dalla ormai matura dipartita (o devono morire solo i Casaleggio, i Rodotà e gli Imposimato?) del grande imbonitore di Arcore.

Viceversa la campagna elettorale si sarebbe consumata in un clima camomilloso e solo falsamente di contrapposizioni. Una noia mortale! Scusate, mi è scappato il termine. Di settimana in settimana, i sondaggi ci rifilano percentuali sempre disonestamente riferite al 50% degli aventi diritto al voto e nessuno che ragioni della fine della democrazia parlamentare e del subentro dell’oligarchie, di maggioranza o di opposizione. Dibattito certamente più importante di quello vertente sulla salute o meno di un vecchio mal vissuto o dell’ammissione, o meno, al ludo cartaceo della “pel di carota” Brambilla l’animalista.

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Senza Berlusconi vivo, quanto vale Forza Italia? E tutto il Centrodestra? Lasciati senza la carta moschicida marca “Silvio Nazionale”, quanti italiani saranno pronti a votare il Gigante Buono Crosetto, la Bella (si fa per dire) Giorgia Meloni, l’inguaiatore dei due marò Ignazio La Russa? Per nostalgia e per onorare il morto, quanti italiani tra quelli che lo scelsero nel 1994 come salvatore della Patria, potrebbero tornare a votare il marchio che fu dell’imperatore del Bunga-Bunga? E questo ignorantone (dopo Renzi un altro?) di Matteo Salvini, senza l’acchiappavoti Berlusconi, a quanti parlamentari si fermerà?

Il Rosatellum è stato architettato esclusivamente perché ridimensionasse il M5S rendendo impossibile la democratica alternanza e autorizzasse  (vedete che non c’è altra soluzione?) l’accordo tra i renziani e i berlusconiani, avanzi della truffaldina legislatura durante la quale  tutto è stato possibile (compreso la messa a punto della legge truffa) grazie ai 100 eletti in più che sono stati attribuiti a suo tempo al PD che aveva, se si escludono gli italiani all’estero, banalmente perso.

Lo shangai italiano, a Berlusconi morto (ma Berlusconi, come abbiamo scritto pre-veggenti il 5 ottobre 2017, è morto ma è lui che non lo sa), si presenterà ancora più difficile da essere giocato. I bastoncini si stanno per disporre e bisognerà avere mano ferma nelle prese. O il vostro duce sarà Denis Verdini, come a Siena nel lontanissimo 2011.

Oreste Grani/Leo Rugens

 

P.S.

Chissà se votano e per chi votano i due marò dimenticati da tutti? Da tutti, ma non da noi.

P.S. al P.S.

Leggete il post del 5 ottobre u.s. e guadate le oneste fotografie. Leggete, guardate, meditate e decidete.



SILVIO BERLUSCONI È MORTO E NON LO SA!

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Silvio Berlusconi è morto e non è un falsa notizia per procurare allarme nel Paese, reato gravissimo!

Gli unici che non lo sanno, sono lui e alcuni che si ostinano, nei sondaggi, ad indicare Forza Italia come organizzazione politica a cui affidare il destino futuro dell’Italia. Dico che Berlusconi Silvio è morto in quanto l’aspettativa di vita per gli uomini italiani è di 80,6 anni e tale età il nostro li ha già superati da sei mesi: è nato il 29 settembre del 1936! Non è morto formalmente ma l’embolo, l’arresto cardiaco, l’insufficienza respiratoria, una caduta con trauma cranico conseguente, sono dietro l’angolo. Comunque, non si può ritenere che essere già statisticamente morto sia cosa da sottovalutare. E ve lo dice un uomo che ha passato i settanta e che comincia a fare i conti con la certezza della non vita. Correvo da allievo gli ottanta piani in 9″ e 4 centesimi, i 250 in 31″, ero 4° staffettista in una formazione allievi che è arrivò quarta ai Campionati Italiani, sono stato nella Prima speciale atleti dell’Esercito alla Cecchignoletta, ho giocato n°15 nel Old Rugby Roma, in serie A, prima che assumesse il nome di Buscaglione, ma se adesso dovessi correre per prendere un autobus, accorcerei certamente la mia aspettativa di vita che, formalmente, è di altri nove/dieci anni. Berlusconi invece è “statisticamente” morto.

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E su questo dato i sondaggi dicono che il 7% degli italiani aventi diritto al voto sono pronti a votare Berlusconi convinti che lui, a differenza di chiunque altro, sia immortale. Ho scritto il 7% e non il 14% e rotti, perché il dato che nessuno nei sondaggi espone più  è che l’astensione cresce ad un ritmo vertiginoso (in realtà sono gli italiani che avevano affidato le loro speranze al M5S che delusi dalle modalità con cui si sta scegliendo la classe dirigente si astengono condizionando il dato nazionale) e si avvicina al 55% degli aventi diritto, per cui gli italiani in carne ed ossa che usciranno da casa e che andranno a votare per un morto non sono, ad oggi, più di quelli che vi ho detto. Se poi Berlusconi muore, da oggi alla primavera inoltrata del 2018 (tenete conto che ogni mese, giorno, ora quelli che sono fuori tempo massimo rispetto all’aspettativa di vita devono ringraziare la Madonna di Pompei, quella di Loreto, quella del Divino Amore se gli è dato di vivere), capirete quale fase politica irrazionale stiamo vivendo: il sistema di potere italiano ruota intorno ad una bara, ma non per raccogliere l’eredità politica culturale del defunto ma per esorcizzarne la morte certa.  Questione psichiatrica quindi dove alcuni milioni (pochi in realtà) di cittadini italiani quando rispondono ai sondaggi indicano il nome di Berlusconi ma rimuovono il fatto che potrebbe essere (quasi certamente così accadrà) morto quando si apriranno le urne. Atipico post, come leggete.

Post vagamente iettatorio ma al tempo realistico.

Oreste Grani/Leo Rugens