Per Dorina Bianchi “game over” in Calabria e nel Parlamento repubblicano. E ora a noi

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Come ci hanno insegnato i maestri, la guerra la vince chi resiste un minuto in più del nemico. E che io sia nemico giurato di Dorina Bianchi è certo. E lo sono da tempo. Certamente da quando nessuno (se non qualche mosca bianca, incuriosita dalle giravolte continue che in vista delle tornate elettorali la farfalla calabra metteva in atto), l’attenzionava con la dovuta perspicacia.

La signora, tra pochi giorni, cesserà di usufruire dello scudo dell’immunità parlamentare (ormai è sicuro per sua stessa dichiarazione pubblica)e, per tanto, è doveroso che la informi (ma poteva dubitarne?), sin da adesso, che, non essendo nel frattempo morto, finché avrò vita, le chiederò, in tutte le forme consentite, il nome di chi “dei servizi”, tradendo la consegna, le insinuò che io fossi persona pericolosa per le istituzioni.

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Tenete conto che fu proprio Dorina Bianchi, la Pulzella cattolica di Crotone, che dichiarò ad alcuni miei collaboratori, dopo mesi di petulanti e assidue presenze nei miei uffici di Palazzo Cenci, che doveva interrompere ogni frequentazione (e implicitamente invitava anche loro a prendere le distanze dal sottoscritto) perché, chi di dovere (ma chi, continuo a chiedere, non ritenendomi degno di Segreto di Stato?) gli aveva sussurrato che ero una “brutta persona”. D’aspetto certamente. Altrettanto per chi aveva ed ha in animo di tradire la Repubblica. È Dorina Bianchi, lo confermo, quindi che, capita la portata del convegno del 23 marzo 2012 e facendo seguito ad un incontro, di ore, dedicato al delicatissimo tema di SISTRI e del conseguente monitoraggio di tutti i camion utili al trasporto dei rifiuti (la signora era membro della Commissione Ambiente), evidentemente interiorizzato che ero realmente pericoloso ma per chi viveva nell’illecito, si fece strumento di qualcuno che mi voleva diffamare. La persona nell’ombra doveva essere tanto potente che, per anni, la parlamentare non ha avuto il coraggio civile di farne il nome. La verità è che l’onore della senatrice non veniva certo messo in discussione dal frequentare questo marginale ed ininfluente patriota ma da chi, suggerendo “paraculate” infrastrutturali come fare il Ponte sullo Stretto, oggettivamente avrebbe favorito le mafie.

A favore di chi ha remato – oggettivamente – la Bianchi stupida/incapace (o cieca, muta e sorda?) dal momento che, nel suo territorio d’origine e di radicamento politico, la ‘ndrangheta non ha arretrato di un palmo durante gli ultimi 20 anni? La Bianchi, visti i risultati, non dovrebbe ricevere il vitalizio ne – tanto meno – la “liquidazione” che piovendo su di una donna ricca risulta ancor più prassi oscena. Che difficoltà di inserimento nella vita da “borghese” può avere l’ereditiera Bianchi? Le difficoltà, e quante, le ho avute io dopo le sue diffamazioni. Ma di lei e delle sue incapacità ben retribuite (la Bianchi è costata all’erario più di tre milioni solo di appannaggi e ancora carissima vi costerà fino a che non morirà) vi parlerò nei prossimi mesi/anni. Per ora brindo da astemio.

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Chiudo il post d’osanna per la fine dello scudo protettivo della senatrice con una sfida: ora che la Bianchi perde l’immunità parlamentare, sono pronto a dimostrare, in tutte le sedi possibili, che esiste una differenza profonda tra quanto ho fatto per l’Italia io negli ultimi decenni con la mia attività sussidiaria a quella dello Stato e lei che, con il suo operato istituzionale, coscientemente o per mancanza di materia grigia (la Bianchi, badate, non è una stupida e, oltre per ri-conoscere il grigio dei tailleur Armani, di cervello nella scatola cranica ne ha sufficienza anche per capire cosa si sarebbe dovuto fare per contrastare le mafie) è rimasta indifferente a quanto di violento ed illegale si radicava nella sua piccola-grande Crotone.

Vediamo, a chiacchiere e privilegi finiti, chi era lei e chi ero io. Chi sono e sarò sempre io e chi è lei.

Sempre in attesa di sapere il nome di quel servo/verme che ritenne vantaggioso leccarle le orecchie calunniandomi.

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Oreste Grani/Leo Rugens