Benvenuti nell’Albergo a infinite dimensioni di Hilbert

 

Ieri, un arguto spunto di riflessione inviatomi da uno di voi, il complesso Gennariello Fieramosca, mi ha messo più di una pulce nell’orecchio. A latere di questo atto stimolante e al tempo “pruriginoso” (le pulci nelle orecchie devono dare prurito insopportabile), mi è venuta in mente una follia, che si è andata ad aggiungere alle tante che ho pensato/realizzato negli anni. Vi ho già detto che sono stato l’ideatore del lavoro teatrale (di grande successo) “Il Sogno di Ipazia“? E che sempre io ho ispirato e fatto realizzare “La Regina senza corona. Geltrude Bell e la battaglia di Baghdad“?

In questi giorni, per non stare fermo, ho messo in moto il percorso ideativo che mi poterà a veder in scena  Adamo II°, spettacolo ispirato ad un atto creativo realizzato a suo tempo – erano i primi anni ’50 – da una coppia di italiani geniali quali Leonardo Sinisgalli e Sivio Ceccato.

 

E vengo alla follia odierna. Chissà se mai è stato scritto un lavoro teatrale liberamente ispirato al paradosso matematico di David Hilbert, detto del Grand Hotel ?

Mi ci proverò. Di difficile realizzazione, ma tenterò, perché, vi rivelo un segreto, da oggi, mi insedio in “un teatro”.

ipazia20

Comunque mi farebbe piacere riuscire a mettere in scena “Lo Spazio a infinite dimensioni” (bel titolo!) ispirandomi ad Hilbert.

Oreste Grani/Leo Rugens