Gatta ci cova sotto quei 1.400 conti falsi

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La terza banca degli Stati Uniti d’America (Wells Fargo) un luogo pieno di denaro, reale e telematico, ha preso dal mercato, in poche ore, uno schiaffo del valore di centinaia di milioni di dollari. Se ho capito bene ha perso, in poche ore, il 6% della sua capitalizzazione. Il motivo è che è stata beccata ad aver dato vita a conti falsi. Leggo la notizia e rimango perplesso perché non capisco bene il reato malandrino e il fine ultimo di una cosa tanto stupida come creare 1.400 conti fasulli.

Negli USA se un colosso perde una tale cifra, in poche ore, dire che “gatta ci cova”, è un eufemismo. Se poi questa percentuale la perde di venerdì, in pochi sanno cosa aspetti quel titolo lunedì all’apertura dei mercati e di conseguenza (la terza banca USA!) tutto il Domino/Wall Street che è sottinteso a quel sistema di relazioni finanziarie, specchio di un mondo ancora più sofisticato che amiamo definire geo politico.

Apocalittico? Direi che mentre il Re Mida Trump è con un piede sull’orlo del baratro giuridico, ricordare la crisi del 2008 che chiameremo “Lehman Brothers” (fallita nel settembre di quell’anno)  non sarebbe male: nelle ore che precedettero il grande crollo si metteva sotto il tappeto ben altro. Lo sporco, la polvere, i detriti  nessuno sa realmente come siano stati risolti. Non dimenticate che c’era gente che per anni raccontava in giro che esistevano dei meccanismi autorigeneranti dei mercati e che bastava spingere sull’acceleratore e tutto si sarebbe aggiustato. Sarebbe interessante capire veramente come sono state risolte questioni tipo “leve finanziarie” che erano arrivate, nei mesi che precedettero il crack del 2008, a rapporti tipo 33:1 per il Credit Suisse, la Deutsche Bank indebitata con un rapporto 53:1, per arrivare alla Barclays con il suo 61:1. Ma veramente pensate che i banchieri abbiano fatto i compitini a casa e abbiano aggiustato le cose con dei risparmiucci?

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Io penso, nella mia grezza semplicità che, in accordo con le gestioni dei casinò (le oligarchie che governano gli Stati) la casta dei banchieri (ormai orfani degli Amedeo Giannini) abbiano dato via ad una vera e propria Las Vegas, a dadi truccati,  scatenando nel sottosuolo (ancora più coperti quindi) speculazioni + speculazioni. Vediamo come apre il titolo Wells Fargo e se si mette male allacciate le cinture, ricordando che l’Italia, malissimo amministrata e per nulla guidata politicamente durante questi dieci (!!!!!!!!!!!) anni, si potrebbe ritrovare all’inizio di un altro periodo di vacche magre con la violenza e il dilettantismo alle porte. Speriamo (ma vi rendete conto cosa devo arrivare a scrivere?)  che quello della terza banca USA sia un infortunio circoscritto. Speriamo.

Oreste Grani/Leo Rugens