A volte, non sono solo conzonette: ovvero Umberto Croppi  inquisito con Ezio Bigotti

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In Umberto Croppi deve esser prevalso qualche motivo di natura culturale per trovarlo coinvolto in questa vicenda che va sotto i nomi di Giancarlo Longo, Piero Amara, Ezio Bigotti, Giuseppe Calafiore.

Dico questo perché i comportamenti e gli episodi  che vengono attribuiti e contestati alla consorteria degli arrestati (…) potrebbe suggerire l’esistenza di una super loggia massonica con ovviamente i soliti  moventi di potere e di denaro impliciti ma, questa volta a sfondo prevalentemente culturale, iniziatico, esoterico. Profumo quindi di rose alchemiche quindi. Umberto Croppi era a tutti noto come uomo di cultura e non certamente impastato di mero affarismo. Dico questo non perché sia in possesso di particolari indiscrezioni (cosa che mai comunque mi avrebbe spinto a farne oggetto di un post) ma perché gli interessi pubblici di Umberto Croppi quale intellettuale e la sua militanza politica mi suggeriscono che potrebbe aver avuto curiosità e attrazione per ciò che poteva, nei rapporti umani e sapienziali, apparigli interno, intimo, segreto, sostanziale. In una parola esoterikós piuttosto che quanto risulta ai comuni mortali esterno, palese, fenomenico e contingente.

Può essere che Croppi, appassionato di storia, d’arte e letteratura (ma anche dei Campi Hobbit con annessi e connessi culturali), abbia deciso di affiliarsi a questo atipico club per sentirsi meno monade e più affratellato con uomini che gli possono essere apparsi potenti. Un po’ la sindrome di Fabrizio Cicchitto e Maurizio Costanzo raccontata a giustificazione della loro imbecillità e debolezza umana quando furono beccati iniziati alla massoneria gelliana.

I sedicenti massoni si dice, appunto, che, opportunamente suggestionati da chissà quali cagliostrini, si sentano in grado (ed esclusivamente) di avere accesso ad una comprensione più autentica e profonda della realtà, sia materiale che spirituale. Croppi, da questi complici in malefatte, cosa si doveva aspettare non avendo, a quanto è dato di sapere, gravi imbarazzi con la giustizia, specializzazione di questo comitato d’esperti?

Direbbe infatti a tal proposito il mitico investigatore protagonista del film “Cittadino al di sopra di ogni sospetto”, interpretato dall’indimenticabile Gian Maria Volonté: “Che minchia c’entra uno come Bigotti con uno come Croppi?”

Non dovendoci entrare nulla (troppo diversi) dobbiamo ipotizzare (a noi piace fare ipotesi) che appartengano alla stessa setta esoterica. E lo diciamo senza offesa per nessuno ma anche ricordando che razza di guazzabugli si determinavano intorno alla P2 o al super logge monegasche.   

Uno consapevole, almeno culturalmente, di quanto faceva (Croppi); Bigotti viceversa rustico nella sua adesione. Entrambi, evidentemente, rassicurati dal potere e le introduzioni che altri affiliati alla consorteria mostravano di avere. Questo lo dico sempre se dovesse esistere una loggia o pronto a scusarmi se fossero solo dei mascalzoncelli avidi. E questo tipo di curiosità/perplessità non me le determinano solo questi due nomi tra gli arrestati. Ci sono delle macroscopiche differenze nei profili umani e professionali tra gli inquisiti che  suggeriscono esistere motivi più sofisticati alla base di questa eventuale fratellanza.

Il che alleggerirebbe di molto alcune posizioni marginali e, viceversa, ne aggraverebbe altre, se fossero individuati i reconditi moventi di questa associazione.

Tornando ad Umberto Croppi e alla sua atipica presenza (agli occhi di un osservatore esterno ed estraneo a questi grovigli bituminosi) in una tale inchiesta giudiziaria tengo a ricordare parole dello stesso Croppi, mandate in stampa (ottobre 2012) nel volume “Romanzo Comunale” quando Gianni Alemanno lo fece fuori dalla Giunta Capitolina dopo che era certamente stato Croppi uno degli artefici della vittoria (effimera) del ragazzotto di Alleanza Nazionale:

U2

“So bene che tutto quello che scriviamo qui (parlava appunto del suo volume/sfogo ndr) potrà essere usato contro di me. Tutto si sopporta in politica. Alla coltellata alla schiena si risponde con un sorriso. Ciò che non viene perdonato è la violazione dei codici del silenzio e della complicità. Se cominci a ragionare come una persona normale, a rompere la consegna e parlare dei fatti piuttosto che della loro rappresentazione, sei quasi automaticamente fuori: bollato come inaffidabile. Nel mare torbido della politica romana (ma si sarebbe potuto scrivere nazionale e internazionale ndr), poi, non si vive, si sopravvive. Come dice Roberto D’Agostino, per resistere bisogna fare il morto a galla, guai se si vede che respiri! Ci vorrà pure però, ogni tanto, un inaffidabile, un extra-vagante, un solitario. Un impolitico, uno che si assume il rischio di ricordare – con le parole di Bono degli U2 – a quanti danno tutto per scontato, che “Everything you know is wrong“.

U2-

Certo quello che uno ritiene di sapere può risultare sbagliato. Anche di Umberto Croppi o di Ezio Bigotti. Ma non sempre. Soprattutto di Ezio Bigotti. O di Umberto Croppi di cui, pertanto, lo dico come cittadino sempre impegnato in attività sussidiaria a quelli che ritengo siano gli interessi del mio Paese, vorremmo saperne un po’ di più, abituati, alla nostra veneranda età, ad estrarre dalla realtà ciò che c’è ma non si vede. Cerchiamo pertanto di capire meglio perché alcuni se la facessero con altri, a prescindere dal business, dall’avidità, dalla miseria umana e dagli illeciti commessi. Per questo ci sono i magistrati. A noi, eventualmente, il resto.

Oreste Grani/Leo Rugens perplesso, molto perplesso come raramente mi è capitato.