Chi – a nome dello Stato – se l’è fatta sotto a Macerata?

Chi si è cacato sotto a Macerata? Chi ha avuto paura – in questa Italia già vessata da mille e mille prepotenti – di Forza Nuova, di Casa Pound e di Borghezio?

Perché il Ministro dell’Interno, Marco Minniti (non penserete che sia stato il sindaco?) ha dato l’ordine di arretrare davanti ai manipoli degli eversori razzisti?

Chi ha scelto di favorire oggettivamente (questa è la verità) la crescita dello spauracchio squadrista per non perdere gli ultimi votarelli?  Chi ha deciso di far arretrare lo Stato davanti agli striscioni di solidarietà allo sparatore Traini in queste ore esposti nel quartiere Prati, zona nel cuore della Capitale? Chi accetta/enfatizza che Traini sia stato accolto dai “colleghi detenuti” con applausi quando è entrato in carcere? Cosa sa il Ministro di Polizia (ma non doveva essere un uomo forte?) che voi non sapete che gli ha fatto decidere di farsi coniglio a differenza di chi ebbe il coraggio di scendere nella sua Reggio Calabria, alla guida dei lavoratori democratici a ristabilire quell’ordine repubblicano che i suoi concittadini, guidati dai massoni calabresi, stavano mettendo in discussione? Lo ricordo ai più giovani: nel 1970, a Reggio, dopo mesi in cui si sparava, i lavoratori decisero di prendere il treno e di dare una prova di forza, non facendosi intimidire da chi aveva, in quelle ore, perfino minato la ferrovia per impedire che la legalità tornasse. Il PCI in cui è cresciuto Minniti, per mancanza di informazione dalla periferia al centro o per una forma di coerenza politica in qualche modo ottusa, cioè non sensibile ai problemi (anche psicologici, perché no? scrisse Adele Cambria nel n° 34 del settimanale l’Europeo) degli iscritti reggini al PCI, aveva lasciato la rabbia popolare in mano ai fascisti. Attentati con tritolo, non quindi 30 colpi di pistola vigliaccamente esplosi da una vettura contro bersagli scelti a caso in quanto “negri”.

minniti

Ma dove era Minniti quando nel PCI, nella CGIL, nelle associazioni democratiche si decideva, a rischio della vita dei dirigenti, che Guido Rossa andava onorato stroncando le Brigaste Rosse nelle fabbriche? Ve lo dico io: si organizzava, in alternativa al sogno infranto di fare il pilota militare, la carriera di funzionario di federazione politica, unico mestiere mai fatto. Ma perché questo frequentatore di ambienti di intelligence che nella vita voleva fare il bombardatore di civili innocenti (vedi l’intervista che abbiamo tempestivamente recuperato perché non pensaste veramente che Minniti/Crozza fosse un baluardo repubblicano MINNITI – PILOTA MILITARE MANCATO – DIFFICILMENTE BOMBARDERÀ LA ‘NDRANGHETA), al momento del dover tirare fuori gli attributi e far rispettare la legge dello Stato, ci ha imposto di arretrare? A voi perché, come si è visto, Forza Nuova ed altri mestatori se ne sono sbattuti coglioni delle disposizioni prefettizie e hanno attuato il loro piano eversivo. Chi tra le autorità repubblicane si prepara a svolgere il ruolo che fu dei Savoia nel 1921-22? In campana, compatrioti, perché è vero che raramente la storia si ripete, con le stesse modalità.  Ma ho scritto “raramente”, non mai.   

Oreste Grani/Leo Rugens