Siamo pronti alla battaglia campale per la difesa del cybermondo (anche nostro) e della nostra libertà?

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Difficile anche per gli addetti ai lavori (chi può essere considerato tale in un mondo in continua e irrefrenabile mutazione culturale?) capire cosa stia accadendo intorno ai luoghi giuridici (TELECOM/TIM/altri) detentori di un’aspetto, solo apparentemente tecnologico, della convivenza tra gli uomini e le cose che invece pervade la vita stessa di tutti i cittadini e certamente il funzionamento delle Istituzioni repubblicane. Se lo è per gli addetti ai lavori, figurarsi per uno come Leo Rugens. Ma non provare a ragionare su un momento tanto delicato mi sembrerebbe cosa grave.

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Se è vero, come è vero, che l’era dell’infosfera, prevista e prevedibile, è ormai in pieno sviluppo esponenziale, chi aveva la responsabilità di vigilare e capire i tempi e le modalità di questo fenomeno, con caratteristiche prioritariamente geopolitiche e culturali, nazionali e internazionali, ci appare non aver avuto sostanziale capacità di difendere gli interessi degli Italiani. Nella rete e grazie alla rete sono infatti pochissime le attività umane che non si sostanziano con i dati che viaggiano. Già questo aspetto dovrebbe chiarire che nulla doveva essere lasciato di intentato per non perdere sovranità presente e futura. Certo direte che oltre alla sovranità teorica auspicata bisognava anche potersi affidare ad una classe dirigente eticamente capace di usare, con saggezza, lungimiranza e amor patrio, un risorsa che appare quasi inesauribile. Ma questa capacità che chiamiamo razionale è riservata ad un gruppo di persone molto ristretto che statisticamente non sembra interessare la classe politica così come viene oggi reclutata, selezionata, formata.

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Soltanto poche persone sono infatti dotate di razionalità e tutte le altre sono guidate dall’emozione e dall’impulso. Così sembra e così sarà se non cambiano i paradigmi culturali dei luoghi destinati alla formazione. Far capire che intorno alle telecomunicazioni si gioca la sfida della democrazia o del fascismo, prima strisciante e poi totalizzante, è stata evidentemente, impresa impossibile. Così su chi doveva poter influire/decidere sui porti, sulle ferrovie, sulle autostrade, sulle dighe, sugli acquedotti, sui dati macro e micro. Su chi poteva influire sulle spese militari, o per costruire scuole e ospedali. Non capire questi meccanismi di potere sostanziale si sono elevati, per complessità e peso, quando le le comunicazioni hanno cambiato natura con l’irrompere della telematica. Ora la frittata è fatta e lo scontro per la libertà e la convivenza civile si farà cruento ma non solo tra persone che si ritengono essere i legittimi proprietari di questo tessuto connettivo (la TELECOM è mia così come la TIM, perché me la sono comprata) ma tra “sudditi e tiranni”. Non ci sarà tragedia peggiore che far funzionare la democrazia, forma di assetto politico che senza telecomunicazioni in “buone mani”, non avrà pace.

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Questo intreccio (le telecomunicazioni sono non solo metaforicamente il massimo del groviglio possibile) tra potere economico, controllo dei media e manipolazione del consenso, è la vera posta in gioco sotto intesa a quanto leggiamo intorno alla battaglia finanziaria per il possesso di TELECOM/TIM/ALTRO.

Questo lo capisce anche un Leone Ruggente abituato al Tam-Tam che si usava nella savana. Confortante, così voglio interpretare il post che riproduco, quanto leggo relativamente alla massima attenzione da parte del M5S per questo tema.   

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Ma non basterà una generica buona volontà per risolvere il “Caso Italia” che, più di altri Paesi, viene da una democrazia dello spettacolo, certamente berlusconiana ma non solo.

Siamo immersi ormai nella società che un tempo avremmo chiamato ipermediale e che ora si potrebbe rivelare un inferno dei peggiori se non facciamo crescere, a partire da queste stesse ore, una capacità di equipaggiarci intellettualmente per difendere territori sempre più ampi della nostra vita quotidiana. Prima di arrivare a questo punto che sembra di non ritorno (alcuni si preparano a prendersi il controllo delle telecomunicazioni e implicitamente delle nostre stesse vite) si sarebbero potute fare molte e molte altre cose che non si sono volute fare. Un giorno vi racconterò di quando misi a punto, tra Siena e Roma (ed era il 2006!!!!!), un modello di contrasto a questa resistibile ascesa e perdita di sovranità che oggi appare cosa fatta.

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La mia stanchezza dipende spesso (se non esclusivamente) da questi fenomeni di allucinazioni in cui mi chiedo se siano sogni o realtà i ricordi che cito e che mi hanno visto, in Kami Fabbrica di Idee, elaborare un pensiero per coinvolgere oltre 5 milioni di italiani (quelli mi dicevano essere a quella data i correntisti della COOP) perché, informati e formati a questa impresa, determinassero un azionariato tanto diffuso e consapevole da non farci ritrovare oggi agnelli sacrificali. Ho lavorato (e quanto e con chi e quanto inutilmente) a che si prendessero le armi della ragione e non si abdicasse alla propria sacra libertà senza poter combattere.

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Oggi vogliamo dare ancora fiducia agli onesti pensieri pentastellati, letti però come l’ultima barricata prima del ricorrere all’arma bianca e alle baionette innestate sui pochi fucili rimasti.

Oreste Grani/Leo Rugens