I Nebrodi e Nello Musumeci, fascista per bene ma di fatto mazziere della Mafia

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Giuseppe Antoci

Dice Giuseppe Antoci, appena defenestrato dalla posizione di Presidente del parco dei Nebrodi, uno dei più bei posti del mondo: “Ringrazio il Presidente della Regione Siciliana, Nello Musumeci (il fascista per bene voluto da Giorgia Meloni e da Ignazio La Russa, supportato e fatto votare dal cocainomane Lino Micchiché nota del redattore Leo Rugens che assume la responsabilità della grave affermazione!) per avermi chiarito chi esso sia e da che parte stia”. Parole che in qualunque parte del mondo scatenerebbero querele e denunce ma non nella Sicilia dei Gattopardi tornati al potere in modo prepotente “grazie” alla inopportuna NON vittoria del M5S. Cominciamo a capire cosa volevamo dire quando dicevamo che non si doveva perdere in Sicilia? E siamo solo all’inizio.

“La mancata conferma di Giuseppe Antoci alla guida del Parco dei Nebrodi è un regalo alla mafia” dicono ambienti politici – siciliani e non – sensibili ai temi della legalità.  Se si è presa una scelta così platealmente a favore dei gattopardi in agguato, ci devono essere dei motivi gravissimi (pressioni? ricatti? minacce?). Comunque, tali per cui anche un ipocrita come il per bene Musumeci ha dovuto buttare la maschera e fare pippa.

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Nello Musumeci

Ha sacrificato un percorso virtuoso di legalità e sviluppo come quello portato avanti da Antoci, senza alcun vero imbarazzo. Anzi, è come se avesse regolato dei conti per conto di terzi. Gli stessi che spararono, con calibro militare, ad Antoci. Quale assetto di potere si è voluto ripristinare se non quello gradito alla mafia? Il Parco dei Nebrodi è un modello virtuoso e positivo conosciuto e apprezzato in tutto il mondo, perché ha saputo coniugare  bellezza mozzafiato, legalità e sviluppo. Antoci, si dice che non ha incrociato la ‘mafia dei pascoli’, come riduttivamente e furbescamente qualcuno sostiene per minimizzare la portata della sfida, ma la ‘mafia dei terreni’, violenta, ricca e potente, in grado di fare affari e produrre profitti superiori allo stesso traffico di droga. Una mafia che per anni ha sottomesso i giovani e gli operatori economici del settore al giogo delle famiglie mafiose dei Galati, Giordano, Bontempo Scavo, Mignacca, Batanesi, Conti Taguali, Costanzo, Foti Belligami”.Tutti cognomi che per diverse ragioni non fanno onore alla Trinacria.

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Antoci, lasciando la posizione, comunque ringrazia per l’esperienza esaltante fatta.

 “Grazie, sono stati anni intensi – dice – a tratti difficili, ma pieni di amore e di passione, di risultati. Ho assunto la Presidenza del Parco dopo dieci anni di commissariamenti, trovandolo depotenziato, mortificato e considerato, nonostante il valore dei suoi dipendenti e dei suoi dirigenti, un carrozzone. Ho redatto un ‘protocollo’ recepito – ricorda inoltre – dal nuovo Codice antimafia il 27 settembre 2017 e adesso è applicato in tutta Italia. In questo percorso siamo riusciti a rimettere in moto un pezzo di territorio fra i più belli del mondo. Sono risultati che, uniti alla forte vicinanza delle altre istituzioni, hanno rappresentato un percorso che oggi si chiude con una semplice parola: grazie. E Avanti… insieme.  Voglio ricordare di questa esperienza – aggiunge Antoci – solo questi aspetti positivi, lasciando al ricordo e alle notti insonni quelle negative, sperando che un giorno le drammatiche vicende che hanno colpito me, gli uomini della mia scorta, la mia famiglia, la Sicilia e il Paese possano uscire definitivamente dalla nostra mente, evitando di far pensare e riflettere come un uomo che accetta un incarico pubblico e che lo porta avanti fino in fondo facendo niente di più che il proprio dovere, possa finire per questo ucciso in un agguato mafioso. Ma è con un grazie che voglio chiudere, un grazie particolare ai 24 sindaci del Parco e agli ulteriori 23 che hanno fatto richiesta di nuovo ingresso. A loro – osserva – e alle loro comunità va il mio sentito abbraccio. Oggi il Protocollo di legalità è legge dello Stato italiano e sta salvaguardando tantissime aziende agricole oneste dalla pressione mafiosa e farà percepire i Fondi europei soltanto alle persone perbene che, grazie e Dio, sono la stragrande maggioranza dei siciliani e del Paese”.

 

Poi come ho anticipato, conclude in maniera durissima: “Ringrazio il presidente della Regione siciliana, Nello Musumeci che, attraverso la mia rimozione e il relativo commissariamento del Parco dei Nebrodi, mi ha fatto comprendere, in maniera inequivocabile, da quale parte sta”.

Eravamo certi che questo Musumeci, pupo in mano a Lino Micchiché si sarebbe dovuto disobbligare e così ha fatto.  Direi di cominciare a reagire.

Noi, nella nostra marginalità, lo abbiamo fatto raccogliendo dalla stampa (anche da Repubblica) le prime indignate reazioni di Giuseppe Antoci e ci prepariamo a rilanciarle.

Oreste Grani/Leo Rugens

P.S.Chissà che cazzo vorrà dire essere “fascista per bene” dal momento che essere fascista è certamente, ancora oggi, un reato.

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P.S. al P.S.

Se uno è stato cocainomane per sua pubblica ammissione, a parte l’ipotesi recondita che sia stato assuntore di sostanze che provvedeva a raffinarsi in proprio, i soldi ai mafiosi  è già abituato a darglieli. Che differenza c’è se continua, in modi più sofisticati, a farlo? E parlo del regista/condizionatore/complice/alleato di Nello Musumeci, Gianfranco Micchiché, proconsole di Forza Italia in Sicilia, terra a cui Silvio Berlusconi, come è notorio e documentato nelle procure di mezza Italia, grazie alla mediazione di Marcello Dell’Utri, mafioso doc, deve molto, se non tutto. A cominciare dai soldi che si accumulavano nella Banca Rasini di papà Luigi (per bene anche lui?) a finire a quanto di drammatico accaduto durante il biennio ’92-’93, crimini terribili che spianarono (o vogliamo smentire anche questo?) la strada al radioso 1994 della scesa in campo del firmatore di contratti farlocchi Silvietto nazionale?  E firmo nuovamente, vista la gravità dell’affermazioni.

Oreste Grani