Maledetto 1994 a cui in troppi avete ansia di tornare!

1994

Il Lazio va al voto. Con alcuni amici appassionati di politica e legalità abbiamo tentato, da mesi, inutilmente, nella nostra semplicità e marginalità, di dare un contributo allo staff  di chi, a nome di una significativa porzione dei cittadini laziali aventi diritto al voto, corre per la carica di Governatore della Regione.

Tra altre questioni avremmo voluto parlare di rifiuti.

Saremmo partiti usando, come è nostra prassi, la macchina del tempo di cui siamo dotati e per capire se i nostri preferiti sapevano di cosa stessero parlando ce ne saremmo andati al 1994 anno in cui scese in campo, per salvare l’Italia, il criminale Silvio Berlusconi (quello che ancora attira l’8/9% degli aventi diritto al voto) e, contestualmente, evidentemente suggestionati da un’atmosfera di permissività, alcuni bene intenzionati, scegliendo il territorio di Latina cominciarono le grandi manovre che ancora oggi sono in essere introno ai business dei business che sono, da una parte i rifiuti e, come vedremo in altro post futuro, l’acqua.

 

Acqua, rifiuti e qualità della vita, spero che tutti lo sappiate, sono una sola cosa.

Cominciamo a rinfrescarci la memoria (prima di passare ad Acqua Latina e cosa si sotto intende a questa sigla), grazie a due articoli dell’agosto 2014, a firma di Andrea Palladino, per la testata elettronica Liberainformazione che riassumono, in modo magistrale, la situazione che si venne a creare nel territorio sin dal ’94, appunto. In questi articoli, coraggiosi e documentati, compaiono tanti riferimenti a nomi (anche apparentemente minori) e a cifre (soldi) che lasciano sconcertati: centinaia e centinaia di milioni! C’e inoltre un accenno ad una storia che mi ha incuriosito e su cui farò in modo di tornare: l’omicidio del parroco di Borgo Montello, don Cesare Boschin.

Leggete perché è mia intenzione, se ne avrò le energie e se riceverò i suggerimenti necessari, di non mollare la questione dei rifiuti nel Lazio a prescindere da chi vincerà il 4 marzo p.v.

Oreste Grani/Leo Rugens


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Borgo Montello e “l’affaire rifiuti” nel Lazio

di Andrea Palladino il 25 agosto 2014. Lazio

Borgo Montello

L’approfondimento a cura di Toxicleaks.org/// –  La monnezza delle strade si vede raramente. L’emergenza è finalmente lontana, ad appena cinquanta chilometri, direzione Sud. Lì c’è un fiume, una pianura, decine di serre, trattori, contadini con la loro lingua antica. E una collina, strana, verde pallido. E’ Borgo Montello, Latina, la discarica che da mesi accoglie una parte dei rifiuti romani che Marino non vuole vedere dalle sue parti. Inghiotte tutto, come ha sempre fatto. Negli anni ’80 prendeva quei fusti neri delle industrie criminali; poi “il triturato misto”, melme confuse di chimica e fanghi. Oggi la Forsu, ovvero gli scarti umidi delle città, selezionati dai mostri d’acciaio chiamati TMB. Roba che puzza come prima, che emette gas, percolati. Che – come in tutte le discariche del Lazio – violenta la terra. Da queste parti negli anni ’30 l’hanno strappata alla palude. Venti ettari a famiglia, dove spaccarsi la schiena per generazioni. E’ un susseguirsi di argille scure e sabbie, da mescolare e accudire. Guardando le mappe catastali della provincia a sud di Roma si riconosce quella suddivisione dell’era che qui chiamano della “Fondazione”. Era l’epoca di Littoria, quando la corruzione il fascismo la teneva nascosta, chiusa nei dossier da usare per ricattare tutti. Nell’ufficio del catasto quella terra oggi coperta da 40 metri monnezza, per un’estensione di 40 ettari (provate a fare i calcoli per avere il senso della violenza insita nella storia delle scorie italiane) occupa il foglio 21. E poi i lotti, tanti, decine di numeri, divisi tra otto invasi, che marcano il tempo dagli anni ’70 in poi, segnaposto della memoria per chi qui è nato e cresciuto. Per i monnezzari quei numeri sono tutto. Sono potere, affermazione imprenditoriale, spesso una scommessa sugli affari del futuro. Non c’è riforma agraria che regga alla potenza di una discarica.

Latina è particolare. Qualcuno dice una sorta di camera di compensazione complessa e delicata. C’è l’anima nera, nerissima, fatta di gente che offriva vergini ai camerati assassini in fuga. C’è il potere democristiano inossidabile, cresciuto sotto le ali di Andreotti e dello squalo Sbardella. Ci sono i poteri criminali che si incontrano, si scambiano favori e affari. C’è un fiume di droga, come in tutte le province italiane. Ma c’è qualcosa di diverso tra i canali della bonifica, un senso impercettibile e sfuggente di potere ancora più complesso. Ed è forse per questo che anche per la monnezza, da queste parti, le cose si fanno complicate.  Partiamo da un anno chiave, il 1994. Uno strano imprenditore napoletano – tale Giovanni De Pierro – compra in blocco una vecchia discarica in parte abbandonata. Terra inservibile, intrisa di percolato. La compra da un fallimento di una società, la Ecomont, che qualche tempo prima era stata costituita da un variegato gruppo: un imprenditore siciliano, qualche studente e un paio di giovani casalinghe. Quell’investimento sarà l’inizio di una complessa vicenda amministrativa e giudiziaria. Poco dopo il rogito l’amministrazione fallimentare della Ecomont chiede – e in parte ottiene – la revoca dell’atto, aprendo un contenzioso che dura fino ad oggi. Verificando chi possiede le terre della discarica di Latina in conservatoria si scopre un vero e proprio ginepraio, dove è molto difficile avere una situazione certa.

Dopo vent’anni, nel gennaio del 2014, il Gico della Guardia di Finanza sequestra il patrimonio di De Pierro. Centinaia di società, holding estere, conti correnti. E una parte di quelle terre di Borgo Montello, ancora oggi contese. Una normale storia di riciclaggio all’italiana? Forse. O forse qualcosa di più. Quelle terre imbarazzano, in tanti evitano di parlare dell’affare strampalato del 1994, di quell’acquisto finito nei fascicoli della Finanza. Nel 2007 e poi nel 2009, quando la società Ecoambiente ottiene l’autorizzazione per ampliare la discarica, la Regione Lazio ignora completamente la complicata questione della proprietà di quelle terre. Nei documenti ufficiali scrive che quell’area appartiene al gestore. Insomma una bugia. Poi nel 2014 – quando quell’autorizzazione viene rinnovata – il gestore Ecoambiente assicura che nessun sequestro è mai avvenuto. Eppure l’atto della magistratura è stato regolarmente trascritto nella conservatoria e l’area sequestrata rientra nella zona gestita dalla società (corrisponde con la parte degli uffici, l’ingresso dei camion e la pesa, come si può dedurre dalle mappe catastali confrontate con le foto aeree). La vicenda del passaggio delle terre di Borgo Montello continua a rimanere in buona parte un piccolo mistero di questa provincia del sud del Lazio. Un pasticciaccio brutto, la punta di iceberg di una vicenda oscura. Da quel 1994 – anno dell’arrivo da queste parti dell’investitore napoletano – si può partire in un viaggio della memoria, a ritroso. Una porta del tempo, tra veleni, omicidi eccellenti e giochi di potere.

Borgo Montello discarica

Borgo Montello, le mani sulla discarica

di Andrea Palladino il 27 agosto 2014. Lazio

L’approfondimento di Toxicleaks –// C’è un omicidio che pesa sulla storia di Latina come un macigno. Un caso irrisolto, la morte del parroco di Borgo Montello avvenuta il 30 marzo del 1995. Si chiamava don Cesare Boschin, un veneto arrivato in provincia di Latina – in località Le Ferriere – nel 1950, con l’incarico di ricostruire la chiesa di Santa Maria Goretti. Gli viene affidata la parrocchia di Borgo Montello, dove dagli anni ’30 si erano insediati i contadini provenienti dal Veneto. Qui morirà quarantacinque anni dopo, soffocato e malmenato nella sua canonica. Il caso si è chiuso con un’archiviazione, disposta dal Gip di Latina, su richiesta della Procura che non riuscì – nelle brevi indagini – ad arrivare a individuare responsabili e moventi.

Imprenditori e politici dietro la gestione dei rifiuti. Con la sua morte si chiude un primo ciclo, e se ne apre un altro, che dura fino ai nostri giorni nella gestione dei rifiuti nella locale discarica.  Quell’omicidio rappresenta un punto di svolta, simbolico, anche se fino ad oggi ufficialmente non si conosce il movente. La discarica di Borgo Montello era nata nel 1971 con la gestione di due imprenditori italiani arrivati dalla Tunisia, Andrea Proietto e Umberto Chini (Vedi: La società ProChi, delle famiglie Proietto e Chini, primi gestori di Borgo Montello).  Facevano parte di un gruppo ampio di ex coloni emigrati in nord Africa, costretti poi ad abbandonare quei paesi. I loro primi passi – ricordava l’ex senatore socialista Maurizio Calvi – furono accompagnati e sponsorizzati dal Psi. Fino al 1988 sostanzialmente la gestione dei rifiuti della provincia di Latina era in mano a questo gruppo locale.

L’intervista a Maurizio Calvi, ex senatore Psi sulla discarica di Borgo Montello

Maurizio Calvi, ex senatore Psi

Prova a guardare il video su www.youtube.com

Cronistoria della discarica fra gli anni ’80 e ’90. Il cambiamento radicale avviene con l’arrivo di un imprenditore da fuori regione, Biagio Giuseppe Maruca, originario di Bompietro, in provincia di Palermo. Il 30 ottobre 1989, davanti al notaio Angelo Federici di Roma, otto persone costituiscono la Ecotecna, Trattamento rifiuti.  Sono Domenico D’Alessio, operaio, Franco Marini, operaio, Ciro Salerni, impiegato, Rosa Manganelli, operaia, Bruna Minestrelli, casalinga, Federico Primiani, studente, Livio Trincia, operaio e, infine, Biagio Maruca. Un mese dopo la Ecotecna acquista una prima parte dei terreni della zona di Borgo Montello, preparandosi a gestire la discarica. I due imprenditori Chini e Proietto a loro volta vendono tutto a Maruca, incassando una lauta liquidazione. Un anno prima, il 10 maggio del 1988, si era costituita la società Ecomont, amministrata da Riccardo Maruca (imprenditore coinvolto recentemente in un’inchiesta della procura di Agrigento per false fatturazioni). Questo passaggio societario è il punto di svolta, che – da lì a poco – aprirà la strada ai colossi industriali nazionali, seguendo uno schema comune a molte discariche italiane. L’ex senatore Maurizio Calvi (che per due legislature – dal 1989 al 1994 – ha fatto parte della commissione antimafia) ha raccontato come dietro Biagio Maruca vi fosse la cordata politica andreottiana, rappresentata in quel momento da Vittorio Sbardella. E’ un dato molto importante per capire cosa accade a Borgo Montello a cavallo tra gli anni ’80 e ’90. E’ l’epoca d’oro della Dc e del Psi, partiti affidati a due tesorieri che diverranno famosi grazie a Tangentopoli, Giorgio Moschetti, detto “er biondo”, uomo di fiducia di Sbardella, e Paris Dell’Unto, detto “il roscio”, cassiere fedelissimo della corrente craxiana.  Ai vertici della Regione Lazio c’è una staffetta tra Bruno Landi – socialista, divenuto poi amministratore della Ecoambiente, arrestato lo scorso 9 gennaio per l’inchiesta romana su Cerroni – e Rodolfo Gigli, democristiano passato poi nelle fila di Forza Italia. Anche a Latina, dopo il 1987, c’è un cambio di potere. La giunta Corona – appoggiata dal Psi – viene sostituita da Delio Redi, andreottiano di ferro, come ricorda Maurizio Calvi.

1994, un anno chiave. All’inizio degli anni ’90 arriva a Borgo Montello il gruppo Pisante, holding lombarda specializzata nei servizi ambientali. Il gruppo a Roma in quel periodo ha qualche guaio giudiziario, a causa di un’inchiesta su un appalto per la gestione dei depuratori di Acea. La richiesta presentata nel 1993 al Senato per poter procedere contro l’ex tesoriere della Dc (leggi: Domanda di autorizzazione a procedere contro Giorgio Moschetti – Fonte: Senato) ipotizzava il versamento di una serie di tangenti ai due tesorieri Dc e Psi romani per la realizzazione di diversi appalti. Le imprese coinvolte erano ben conosciute nel campo dei servizi ambientali. Oltre al gruppo Acqua dei fratelli Pisante, nelle carte della magistratura appariva anche Romano Tronci (imprenditore del settore dei rifiuti che operava anche nella discarica di Pitelli) per la De Bartolomeis, colosso specializzato in impianti di trattamento dei rifiuti. E’ questo il contesto politico che in quegli anni vede in azione il gruppo di Biagio Maruca (mai coinvolto in indagini penali), l’imprenditore che traghetta la seconda discarica del Lazio dalle mani di Proietto e Chini a quelle dei grandi gruppi. Oggi i due impianti – dopo una serie di passaggi societari – sono controllati dalla Green Holding della famiglia Grossi (società che controlla Indeco) e dal gruppo riconducibile a Manlio Cerroni (che possiede il 49% della Ecoambiente). Quella fase un po’ convulsa si conclude – almeno apparentemente – nel 1994, quando lo sconosciuto Giovanni De Pierro acquista in blocco quella parte di discarica che era stata abbandonata da Biagio Maruca. La figura di questo imprenditore è un vero giallo. La Guardia di Finanza nei mesi scorsi, con due diverse operazioni, ha sequestrato un patrimonio riconducibile alla sua famiglia di 350 milioni di euro. Una cifra enorme, nascosta in una rete di centinaia di società. Il suo gruppo era specializzato nella manutenzione e nei servizi ambientali per le grandi industrie. E questo è l’unico filo che lo lega al territorio della provincia di Latina, dove operano moltissime fabbriche chimiche e farmaceutiche. Secondo un’inchiesta della procura di Potenza del 2003 (leggi l’ordinanza del GIP che si dichiarava non competente sul sito dei creditori Federconsorzi) De Pierro avrebbe fatto parte di una vera e propria “holding del malaffare”. In quell’indagine la Procura aveva contestato all’imprenditore il ruolo di copromotore di una associazione per delinquere “impegnata nel settore degli appalti”. La storia della discarica di Borgo Montello deve essere ancora in buona parte scritta. E’ un luogo poco fortunato per le società che decidono di investire da queste parti. Il gruppo Cerroni, rappresentato a Latina da Bruno Landi, è oggi sotto processo a Roma; Francesco Colucci, socio di Cerroni nell’affare discariche, è stato recentemente arrestato ed è al centro di un’inchiesta della Procura di Milano. Anche l’altro gruppo imprenditoriale, riconducibile alla Green Holding di Milano, non ha avuto buona sorte. Il patron Giuseppe Grossi – scomparso da poco – ha subito una condanna a Milano per la bonifica di Santa Giulia, insieme alla manager del suo gruppo Cesarina Ferruzzi, ben nota nella discarica di Borgo Montello. La questione della proprietà delle terre è ancora aperta, mentre la Procura di Latina ha chiesto il rinvio a giudizio di tre consiglieri di amministrazione di Ecoambiente per avvelenamento colposo delle acque, reato particolarmente grave. Intanto per la Regione Lazio va tutto bene. Senza colpo ferire lo scorso luglio la giunta Zingaretti ha approvato il rinnovo delle autorizzazioni integrate ambientali, dando il via libera alla realizzazione di due nuovi impianti di trattamento di rifiuti. Quel “pasticciaccio brutto” nascosto sotto le colline artificiali di monnezza di Borgo Montello in fondo interessa a pochi.