Dice con audacia il Sen. Giarrusso: “Sono stati i servizi segreti”. E forse non si sbaglia

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Nel pieno di una campagna elettorale al calor bianco (siamo d’accordo?) il senatore Michele Giarrusso, politico a cinque stelle tra i pochi con una storia professionale (avvocato) e di impegno civile (battaglie culturali contro la mafia da quando era liceale), unita all’esperienza di questi anni nella Commissione Parlamentare Antimafia, che consente di dire di lui che qualcosa di complessità, di doppi livelli, di segni trasversali, ne capisce, se ne esce con affermazioni forti, in occasione di questa escalation contro i suoi compagni di MoVimento, bersagliati, con cronometrica puntualità e geometrica potenza di fuoco, a due settimane dal voto del 4 marzo p.v.

Cronometrica puntualità e geometrica potenza di fuoco, così smettiamo subito di scherzare/ridere “ienescamente” e facciamo, sin da queste prime frasi, intendere di cosa vogliamo ragionare in questo post. Per ora in questa guerra civile strisciante non scorre sangue ma io la penso come Gianpaolo Pansa che si dichiara, in questo senso, molto preoccupato.

Il senatore Giarrusso potrebbe non sbagliarsi quando denuncia che dietro a queste abilità ienesche ci potrebbero essere suggeritori. Cominciamo a dire che sempre (meglio, spessissimo) è stato così. In Italia e nel mondo.

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Io personalmente ho sentito il racconto pedissequo di Randolfo Pacciardi di come il SIFAR (il destino cinico e baro lo colpì con la sua stessa creatura), con 50 milioni di vecchie lire (una cifra importante per il 1962!) interferì in un congresso del PRI, a Ravenna, corrompendo alcuni delegati e facendo vincere la corrente favorevole al centrosinistra. Mi sembra che l’ufficiale dei carabinieri che in borghese ebbe a coordinare il cambio di direzione di quel democratico consesso, fosse lo stesso che alcuni anni prima si era prestato a fottere il democristiano Attilio Piccioni artificiosamente gonfiando (con altri mascalzoni delle istituzioni che lo assecondarono) il Caso Montesi.

Agli uomini del SIFAR si affiancò Lando Dell’Amico, giornalista con un passato ambiguo, ferito ad Anzio come combattente della Repubblica Sociale Italiana, ma che si avvicinò nel dopo guerra al PCI partendo da posizioni che si potrebbero definire quelle di un fascismo di sinistra (questa è una chiave interpretativa dello storico Giorgio Galli) per poi mostrarsi attivo tra i Partigiani della Pace che facevano capo a Pietro Nenni. Di fatto il giornalista Dell’Amico per anni si mosse sotto l’ala del SIFAR. Ho fatto due esempi (Montesi e PRI a Ravenna) semplici-semplici e su cui non ammetto battute o smentite. Poi me ne vado al rapimento di Guido De Martino attuato per stroncare il padre Francesco. E non solo per la corsa al Quirinale dove, a cose fatte, fu eletto Sandro Pertini. Tenete conto che la richiesta del riscatto (a proposito di rimborsi e di partiti) corrispondeva al finanziamento pubblico del PSI. Per anni Francesco De Martino rimase, a mia opinione, sotto schiaffo, tanto che presiedendo la Commissione d’inchiesta parlamentare che indagava su Michele Sindona, la struttura assolse tutti i politici che apparivano coinvolti. Torno indietro e vi testimonio come Vittorio Sbardella (intendendo quello divenuto poi famosissimo, temutissimo e determinante in avvenimenti politici nazionali) fosse, in realtà un neofascista, sin da ragazzo culturalmente semplice, fortemente controllato/favorito dal SIFAR prima e dagli eredi del Servizio poi. Cose complesse (intendo dire quando Sbardella viene attenzionato) legate al contrasto all’irredentismo austriaco. Così come era attenzionato dai servizi, l’ing. Enzo Maria Dantini (così oggi facciamo contenti alcuni specialisti di cose complesse) arrivato per specializzazione in esplosivi ad essere assistente alla Facoltà di Ingegneria, cattedra di Arte Mineraria. E se lo dico, è perché lo so. Il senatore Giarrusso è troppo giovane per ricordare bene questi episodi o come un generale (ma vi rendete conto come si può fare facilmente carriera in questa strana repubblica?), soprannominato Capemuorto (aveva la boccia pelata come Minniti, Velardi, La Torre), per un periodo non breve, addirittura capocentro a Forte Braschi, sede del Sismi, si attivasse per sorvegliare (non da solo ovviamente ma coinvolgendo un robusto organico) gli esiti del Festival di Sanremo (quello!) preoccupato, stava per cadere il Muro di Berlino, che nessuno barasse a quelle “votazioni”. Provate a smentirmi. Se il servizio arrivava ad interessarsi degli esiti del Festival di Sanremo considerando sua competenza farlo, figurarsi se non si fanno i cazzi di chi versa o non versa bonifici sperando di stroncare le speranze degli italiani onesti.

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Se potete, informatevi di quanto prendesse per tredici mensilità Demetrio Cogliandro (Capemuorto), o quanto prende di pensione (forse è vivo e potrebbe rilasciare un intervista) senza mai aver corso un solo istante di rischio operativo ma beccandosi, per anni, l’indennità di cravatta (forse gli serviva lo smoking per infiltrarsi alle serate del Festival!) e per la propria incolumità (e dei propri familiari). In questo Paese dove il centro-sinistra (è un esempio fra i tanti) venne favorito, ab origine, come ho detto, da corruzione, decine di episodi (dalla fase degli opposti estremismi passando per lo stragismo, da Piazza Fontana a venire in qui), confermano che spesso le opinioni che i cittadini pensavano di scegliere liberamente su avvenienti che venivano in realtà artatamente organizzati e poi comunicati grazie a giornalisti ed opinion leader sul libro paga dei servizi stessi che provvedevano ad ungere con denaro, o con favori, o con ricatti, o con informazioni. Ieri Prodi si è fatto avanti a dare garanzie per Gentiloni. Lo ha fatto in coppia con Francesco Rutelli. Prodi è un amorale che dopo quarant’anni non ha sentito il bisogno di dirci chi gli avesse dato, nella sua Bologna, l’informazione che si potevano cercare indizi risolutivi per salvare la vita di Aldo Moro in via Gradoli. Sempre a proposito di Servizi e interferenze con la vita democratica. Per non parlare di Rutelli che quel sabato sera fece scappare a Parigi Tony Negri (lo portò ad imbarcarsi) impedendomi di fare il mio lavoro di custode che mirava alla non fuga del professore. Anche Rutelli, pur essendosi fatto tardivamente cattolico, non ha mai confessato quel suo gravissimo comportamento a danno dello Stato e a favore di un cattivo maestro di assassini. Un altro amorale che garantisce che ci si può fidare di Gentiloni.

Anche quando Giuseppe Grillo da Genova incominciò in teatro ad impallinare chi di dovere (Parmalat, Sip/Telecom e vari altri), infilando un successo dopo l’altro, qualcuno mormorò. Sta a lui oggi raccontare come andò in realtà. Certo non copriva nessuno, anzi. Fu evidente, viceversa, anni dopo, che qualcuno del SISMI, cercasse di fermare Grillo quando, divenuto troppo efficiente, amato da milioni di italiani e libero di continuare senza dover ricevere informazioni, rischiava di esagerare. Figurarsi quando esagerò realmente e diede vita al M5S evolvendo i canovacci dei suoi spettacoli. Veniamo all’oggi.

 

Le Iene sono un’arma evoluta, tipica del mondo dei media e a cui si possono far pervenire informazioni per attaccare quello piuttosto che l’altro. Punto. Altra situazione non è data.

Ma veramente pensate, per fare un esempio tra i tanti possibili, che il gen. Domenico Rossi, in quel momento sottosegretario alla Difesa, fosse un pericolo per la Repubblica con quella sua debolezza (che ho sempre condannato) nei confronti di un figlio cresciuto male o dell’uso della vettura di servizio per non rischiare di arrivare a non vedere la sua Roma sfidare la Lazio nel derby?

Piccoli danni erariali. Gravi, ma piccoli. E invece, niente pietà.  Le Iene non lo hanno mollato fino a quando non lo hanno stroncato. Le Iene, al di là di alcuni episodi minori intervallati appositamente con i veri obiettivi della loro attività di fabbricatori di misure attive, hanno sempre avuto una regia negli interessi dell’ufficiale pagatore ultimo che è Silvio Berlusconi. Ad oggi non sappiamo chi sia stato favorito, seduta stante, dalla defenestrazione di Rossi (che ho conosciuto) o quali cose hanno preso forma dopo la resa incondizionata di Rossi. Direi che non si fa fuori un sottosegretario con quelle deleghe per niente ed escludo che Le Iene disponessero di una GPU/STASI/MOSSAD in grado di sapere tutto di tutti. Le Iene sono banalmente delle buche delle lettere (ma non è un’offesa) di quei servi (questa invece è un’offesa voluta) che, nel servizio, cercano sempre di mettersi a vento favorendo il padrone di oggi o di domani.  Quando il M5S  ha vinto le elezioni del marzo 2013, è stato messo, in quel preciso momento, sotto tiro e, da allora, uno per uno, i suoi parlamentari sorteggiati dalla Dea fortuna, sono stati monitorati con ogni mezzo. In qualunque paese del Mondo, chiunque guidasse, realmente o formalmente, un MoVimento politico che, non solo aveva vinto ma si capiva che era destinato a crescere fino ad arrivare a guidare il Paese (cosa che il 4 marzo non accadrà più per colpa di quanto è stato messo in atto da sempre  sperando che ricordiate i villaggi turistici …?), aveva il tassativo dovere di varare una struttura, un po’ coperta, anche da un semplice centro studi, che, banalmente, si chiama – ovunque  CS, vale a dire “Contro Spionaggio”.

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Invece, da ciucci presuntuosi, si è ritenuto che la rete spontaneamente guardasse le spalle ai cittadini/parlamentari e che alcuni convegni sul tema dell’Intelligence che, in quelle occasioni, si vagheggiava diffusa e partecipata, fossero sufficienti a battere (con un miracoloso effetto alone?) gente pronta a tutto, figurarsi a dare qualche imbeccatina un giorno qui, un giorno la.   

Avendo, oltre a tutto, i nemici del MoVimento collaudati canali di disinformazione. Pardon, informazione.

Nessuna attenzione nel momento del reclutamento; incapacità assoluta in fase di selezione (ci sono strumenti ed esperienze nel Paese che non mi risultano essere state cercate ne, tantomeno, attivate); zero spaccato in termini di formazione, a meno che non si voglia spacciare per formazione la PNL, scienza sputtanata da oltre venti anni in qualunque sede accademica internazionale.

Come pensavate che andasse a finire quando si è trattato di rubare le caramelle alle vostre ragazzine e ragazzini? Questo gioco a perdere (e di Roma cosa ci dite con un Marra che voleva entrare nei  Servizi Segreti e per riuscirci cercava la raccomandazione di un monsignore del Vaticano noto a tutti gli addetti ai lavori oltre che per la sua passione per la maratona  anche per essere legato ad ambienti, appunto, “segreti”?) non sarebbe stato grave se in palio non ci fosse stata la libertà della nostra gente e il futuro della Repubblica Italiana.

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Ripeto, anche oggi, quello che dico da sempre: non erano solo cazzi vostri e quegli otto milioni e mezzo di voti non vi erano stati dati per fare questa fine imbarazzante con collaboratori scelti in spirito da “sotto le lenzuola” che poi, ad un certo punto, fanno le “messe in mezzo” e cronometricamente sputtanano decenni di lunga marcia e traversate a nuoto degli stretti procellosi. Forse prenderemo (uso il plurale perché cadrò in piedi con il MoVimento che la mia parte) il 28% di quelli che si recheranno a votare. Cioè poco. Forse arriveremo primi. Forse alcuni di voi (140?) si piazzeranno in Parlamento. Forse (come è già accaduto dal 2013 in poi) perderete il 30-35% degli eletti, una volta eletti.   Tutti gli altri italiani che non volevano più andare a votare (scheda bianca annullata o astenuti), ad oggi, sono rimasti nella loro indifferenza e apatia. Come da disegno pre-pensato e, nelle sedi statunitensi, anni addietro, organizzato. Fallimento, per tanto, totale sul terreno della lotta all’apatia e del voto responsabile e consapevole. Ad oggi. Ma non so capire cosa possa far decidere gli astenuti a non astenersi. Non certo i battibecchi tra fidanzatini infedeli o tardive scoperte di furbetti dal braccino corto. O le sceneggiate con personaggi del GOI (gli affiliati alla consorteria di Stefano Bisi) che si nascondevano tra le pieghe burocratiche del MoVimento. Per non parlare di ammiragli smemorati. In una inadeguatezza allo scontro (sembrate non aver mai ragionato in alcuni seminari ad hoc indetti su cosa sarebbe successo in vista del traguardo elettorale) Le Iene (e non solo loro) vi hanno preso d’incontro e ora vi inseguono sul ring.

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Certo che i servizi possono aver messo le loro mani a disposizione. Ma più che i servizi, sentite a me, è stato ingaggiato/pagato quel mondo di mezzo che sta al servizio dei servizi e che ha la sua tariffa per fare il male. Tecnici (borghesi) informatici che sanno cosa fare. Certo che con le segreterie colabrodo che si deducono esistere, osservandovi in azione, tutti i cellulari di chiunque contasse qualcosa nel MoVimento, sono stati esposti a qualunque abilità e interferenza. Non vi dico cosa ritengo spunterebbe se fosse lecito fare una bonifica sistematica degli alloggi dove si appoggiavano i ragazzi, entusiasti e cazzafrulloni, abitazioni dove, di fatto, si è bruciata la speranza di una nuova repubblica. E ascoltando o leggendo gli indizi/frammenti di questi guazzabugli potete immaginare le vecchie puttane che si aggiravano da anni intorno al MoVimemto come ci inzuppavano il biscotto.  E non solo quello. Alcuni perfino, con estrema leggerezza, autorizzati, cercati o corteggiati. Quando nella mia semplicità e ininfluenza cerco di capire chi possa aver fatto il male in un ambiente cerco sempre di capire chi ha presentato chi e quando. A volte, anche come. In una percentuale altissima saper “investigare” (cose semplici in realtà) con la dovuta pazienza, fa trovare chi ha ordito il male. Anche intorno a questa vicenda si cominciano ad intravedere (per ora in filigrana) alcune gravi responsabilità. Ma il casino è già troppo e ci riserviamo di andare a prendere per le orecchie, a voto espresso, anche se dovessimo stravincere, chi, secondo noi poteva/doveva evitare tutto questo gravissimo sperpero di energie, volontà, voti. Dovevamo vincere, a mani basse. Viceversa, stiamo sudando le famose sette camicie, con il rischio di arrivare primi ma, per effetto della legge che non abbiamo saputo contrastare, arrivare “ultimi”.

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Oreste Grani/Leo Rugens che laicamente prega di sbagliarsi.    


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