Che cosa si deve intendere oggi per commensalità abituale tra avvocati e giudici?

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Ho fatto riferimento, in altro post, al fatto che l’avvocato, già e futuro parlamentare, Giulia Bongiorno (qualora il centro destra vincesse addirittura candidata a fare il Ministro di Giustizia)  andò ad occupare, con Michelle Hunziker (quella di Sanremo), promuovendo l’Associazione “Doppia difesa“, nel 2007, uscendo io ed entrando loro in quelli che, per alcuni anni (dieci), erano stati i miei uffici di Piazza San Lorenzo in Lucina (via del Leone 13).

Da allora qualcosa deve essere successo perché da brillante avvocatessa (chi potrebbe smentire tale affermazione?) particolarmente sensibile al mondo vessato femminile, la stiamo ritrovando personaggio pubblico che di rassicurante per le donne potrebbe riservare poco o niente. Forse la colpa è mia che devo aver contaminato negativamente quegli ambienti, quelle mura, quei soffitti a cassettoni. Devo dire, inoltre (le proprie colpe vanno confessate avvicinandosi la resa dei conti con il granchio di ferro che in un gioco di simulazione che datato anch’io, immaginando un governo di sole donne alla guida dell’Italia Turrita, piazzai Giulia Bongiorno al Ministero della Giustizia, con Emma Bonino a Presidente del Consiglio e Fiorella Kostovis all’Economia e tante altre di cui un giorno vi parlo dettagliatamente. Se si esclude la Kostovis, di cui mi sono perso le tracce, le due che avevo prescelto, dicono che forse capisco di uomini ma sono un incapace a prevedere come invecchieranno le donne. Sapevo ovviamente, come tutti voi, di Bongiorno difensore di Giulio Andreotti ma, come ho detto in altro post, avevo sempre sostenuto che fosse tutto merito degli studi fatti e di una personalità forense innata e vincente.  Mi sarei dovuto ricordare altri episodi legati alla attività professionale dell’avvocatessa a cominciare da quando tenne le fila della difesa di Sergio Cragnotti e di una rete di figuri oggi in parte scomparsi alla vista (pochi deceduti) perché immersi e naviganti sotto il pelo dell’acqua.

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Se mi fossi ricordato mi sarebbe venuto in mente un detto (non esiste, in realtà, e me lo sto inventando io in questo momento!) che non ci sono mai buoni (intendendo di successo) avvocati senza dei giudici che capiscano segni trasversali o che devono la loro carriera a dei politici o che hanno comportamenti non certo consoni all’art.51 cpc, “Astensione del giudice” che stabilisce al n.2 che il giudice ha l’obbligo di astenersi se egli stesso o la moglie (o il marito – aggiungo io – perché mi sembra che l’articolo non reciti come scrivo) è commensale abituale di una delle parti o di alcuno dei difensori. Atteggiamenti e comportamenti a cui nessuno bada più ma, come vedremo in post futuri, sono da interpretare in modo più sofisticato quando entrano in gioco logge massoniche e consorterie varie.

I processi, come la vicenda Bigotti-Amara-Longo anche recentemente insegna, si aggiustano (spesso il terreno legale è quello del tempo e delle prescrizioni) in un rapporto costante e permanente fatto di pesi e di contrappesi in essere tra ambienti ed ambienti, poteri e poteri. Alla fine, cane non morde cane e gli unici sbranati sono i cittadini o i poveri ladri di polli.

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Per aiutarmi a capire bene, come ho anticipato, il profilo di Giulia Bongiorno e del capacitarmi del suo aver scelto una formazione politica (La LEGA) con un dominus politico (Matteo Salvini) accenditore di roghi ideologici (qualche Corano lo brucerebbe sul serio e sulle pubbliche piazze), razzista come pochi, fautore della riapertura dei “casini” e del disprezzo implicito delle donne in tale decisione, uno dei tanti guazzabugli finanziari legali di cui siete stati vittime e, lo giuro, solo casualmente spunta il nome dell’avvocatessa quale difensore di Sergio Cragnotti (quello) e del magistrato Achille Toro (quello) in veste di investigatore. Cragnotti, uomo di destra profonda, si era scelto, ai suoi tempi, come capo ufficio stampa, alla Lazio, Guido Paglia che, nel suo ufficio, in RAI, a viale Mazzini, anticipando la nascita del movimento politico che tanto fa rumore da alcuni anni, aveva una gigantografia di Ezra Pound. Rizomi paranoici di un vecchio signore malandato quale sono ormai io.

Per sapere chi sia/fosse Achille Toro basterebbero solo alcune delle decine di pagine che Gioacchino Genchi gli ha dedicato.

Per avere conferma di questi sentieri mentali e di queste convergenze evolutive, tra avvocati, magistrati, ambienti eversivi dal cuore nerissimo e spesso impastati con i servizi a loro poco segreti, basterebbe appunto guardare da vicino, con mente pulita e laica, le storie di questi giudici (vuol dire semanticamente che giudicano) e di questi avvocati. Da dove si parte e dove si arriva. Convergenze evolutive, appunto. Espressione letteraria tutta mia, ancora più oscura di quella ben più famosa delle “convergenze parallele” pensata ed enunciata a suo tempo dallo scomparso prematuramente Aldo Moro. Che cominciamo anche con questo asimmetrico post ad onorare, avvicinandosi il 16 marzo, quarantesimo anniversario del sequestro.

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Oreste Grani/Leo Rugens che ogni tanto si meraviglia di cosa pensa per un futuro possibile e di quanto si ricorda del passato remoto.