In Sicilia, per vizi di forma, si scarcerano 21 boss. I cittadini onesti per questo si sentono insicuri, caro Minniti

topolino

Gentile signor ministro Minniti, spero che da vecchio/navigato politico (così l’appello perché, tranne l’aver vagheggiato, da ragazzo, di divenire un “killer a distanza” di umani, colpevoli o  innocenti, civili o militari, pilotando F104/Tornado, non mi risulta abbia mai lavorato ad altro se non alla sua personale preparazione professionale come  futuro esponente della classe dirigente del Paese) abbia chiaro che la minaccia alla sicurezza dei cittadini e alla convivenza civile in questo martoriato Paese, non viene certo dall’attività sussidiaria ad uno Stato troppo spesso lento e “maldestro” di cittadini/professionisti, viceversa dotati di alto tasso di responsabilità civica come ha dato esempio di se Francesco Piccinini e i suoi collaboratori con le oltre 900 ore di registrazioni a disvelamento di come, in Campania, si trama, anche nel campo ambientale, alle spalle della Repubblica, ma episodi gravissimi come quello consumatosi ad Agrigento dove un vizio di forma giuridica ha messo proditoriamente in libertà  21 boss, ristretti sotto imputazioni varie per aver ricattato esercenti chiedendo loro il famoso pizzo. Pizzo, signor Ministro di Polizia, non pizze o merletti, ma soldi. E, se non non si pagava, erano cazzi e pizze, ma in faccia.

topolino detective

L’Italia, a macchia di leopardo (il manto si sta colorando in modo uniforme ma al negativo) è sotto il tallone delle mafie e, certamente, non si è fatto (nei decenni in cui anche lei comandava e aveva responsabilità crescenti) quanto era doveroso fare. Che le mafie dilaghino, assumendo intelligentemente mille e mille forme, non può essere sua esclusiva responsabilità (ci mancherebbe pure e mi scuso se i limiti del mio scrivere possano far ritenere che io pensi una cosa, stupida e riduttiva) ma certo lei, a differenza di Luigi Di Maio, Alessandro Di Battista, Paola Taverna, Mario Michele Giarrusso o di Angelo Tofalo  (per fare dei nomi) c’era e si interessava progressivamente e sostanzialmente di cose attinenti la sicurezza dello Stato, prima localmente nella sua Calabria, poi posizionato nel cuore di organismi dove questo processo di contrasto avrebbe dovuto essere ideato e messo a punto con preveggenza e intelligenza. Intelligenza di Stato che diciamo senza che nessuno si senta offeso, non vediamo quando, perdendo coscienza di se stesso, quasi stesse svenendo, succedono, nel periferico cose tanto gravi come distrarsi sulle formulazioni dei documenti. Nel periferico della circolazione sanguigna succede di tutto, compreso il formarsi di ostruzioni che portano alla morte. Ormai è certo che se da dove lei aveva visione (delle cose) avesse spinto in questi decenni per elaborare nuove regole per cambiare lo Stato (delle cose), non staremmo come stiamo messi. Lei è cresciuto in una struttura politica dove uomini come Enrico Berlinguer (ma anche Luigi), Luciano Guerzoni, Antonello Falomi, Alessandro Natta, Aldo Tortorella, Pio La Torre ragionavano di nuove regole per cambiare lo Stato, Repubblica dove la possibilità di controllo responsabile aumentasse e, con il controllo, il contrasto all’illecito. La montagna ha partorito il solito topolino (questa volta neanche Topolino Investigatore di Walt Disney) se vediamo i risultati da quando di Stato e di enti locali si interessano nella sinistra persone garbate ma inadeguate come mi appare ogni giorno di più essere lei. Secondo me (e per questo lo faccio) è mio dovere, nella marginalità e ininfluenza di questa testata libera, lasciare scritto che non a lei dobbiamo affidare il futuro del nostro Paese. Se le Procure avessero più mezzi sotto forma di organico ben formato, tecnologie per l’ordinario e fondi per operazioni straordinarie, se la Magistratura (e quindi lo Stato), come ho scritto poche ore addietro, avesse onorato il pensiero di Giovanni Falcone che oggi ripropongo alla rete (“non appena i progressi tecnologici possono essere applicati a fini criminali si dovrebbero scatenare (ritengo che intendesse dire essere pronti a ridiscutere i paradigmi culturali e normativi ndr) cambiamenti o perfino rivoluzioni (spero che si capisca la forza concettuale di tali incitamenti ndr) nelle relative modalità di contrasto“) non staremmo messi come stiamo e “sviste/cortesie” come quella di Agrigento non accadrebbero. Forte e vincente contrasto alla criminalità ci saremmo aspettati, in questi decenni, anche da Lei, calabrese e politico di lungo corso e non rimbrotti televisivi a cittadini intraprendenti come i coraggiosi di Fanpage di Salerno.

topolino detective

Le mafie, da quando anche lei fa il politico full time, sono più forti, anche nella sua Calabria. Sono dati innegabili, che sfuggono ai cittadini lasciati soli a credere che i loro problema sia il respingimento degli africani e non che chi doveva, per compito pagato lautamente, attuare comportamenti sinergici a rafforzamento della legalità, è stato in grado di fare poco o niente. Non certo per mala fede (ci mancherebbe pure!) ma perché non era quello, come nel suo caso, il sogno. Se uno sogna di affidare ad una tecnologia (premendo solo un dito a miglia di distanza!) l’annullamento di vite e manufatti, al sicuro dentro un jet, perché dovrebbe mettere tutto se stesso al servizio della lotta ai criminali?  Altri valori e altri obiettivi camuffati dietro l’ideologia egualitaria ma che ora emergono invecchiando, l’hanno sospinta fino agli attici dove vive. 

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MINNITI – PILOTA MILITARE MANCATO – DIFFICILMENTE BOMBARDERÀ LA ‘NDRANGHETA

Le mafie italiane (ormai matrici ispiratrici di strutture internazionali) sono considerate pericolosissime e in rafforzamento non solo nelle sedi di studio di autorevoli organismi nazionali ma da tutti gli uffici interni alle polizie di mezzo mondo. Quelle polizie che continuamente si trovano criminali italiani ai vertici delle bande ed organizzazioni dedite all’illecito potere e all’arricchimento smisurato.

Aspettiamo di sentirla esprimersi sul segnale negativo (l’ennesimo) che, da Agrigento, parte, nel cuore di una campagna elettorale incerta e dopo la conquista del Palazzo dei Normanni da parte degli eredi di Marcello Dell’Utri e Silvio Berlusconi (pagatori accertati del pizzo alla mafie) ancora riuniti/organizzati in Forza Italia e appendiabiti connessi.

Oreste Grani/Leo Rugens

PS: del ministro Orlando non scrivo perché non conta niente!


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