Incarico a Luigi Di Maio o l’avventura signor presidente!

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Qualunque cosa accada “di negativo” (ovviamente secondo la visione di questo marginale ed ininfluente blog) rispetto ai voti espressi il 4 marzo, chi avesse a cuore le sorti della Repubblica democratica, deve essere pronto a cessare, seduta stante, di scherzare sull’esito dello spoglio.

Sarà, inoltre vietato deprimersi o ritenere meno grave la situazione di quella che, da quel momento, viceversa sarà. Non sottovalutate infatti i pericoli di guerra civile strisciante, come mostra di pensare uno come Giampaolo Pansa, l’altra sera, a “8 e mezzo”, ospite della Gruber.

“I partiti sono pericolosi e io non andrò a votare”, dice il vecchio giornalista/scrittore, che mi appariva, spento e addolorato, ritengo anche dalla recente e inaspettata morte del figlio Alessandro. E lui, certamente, di guerre civili se ne intende più di me. Anche a proposito dei Servizi Segreti (“non li ho mai sentiti non dire quello che, chi comanda, si aspetta di sentirsi dire”, così si è espresso) sono in buona compagnia. Ma che senso ha fare infatti rapporti pubblici su situazioni che si dovrebbe riservatamente/banalmente tenere sotto controllo. Suona male, molto male. Suona la solita attaccata di asino dove il padrone vuole. Sa di qualcuno che, al momento opportuno, dice l’ovvio, lo scontato, quello che si sa da sempre, anche perché, nella più stretta tradizione italiana, queste bande parapolitiche che si descrivono essere minacciose sono state ciclicamente sostenute, filo-dirette, alimentate finanziariamente e con suggerimenti di obiettivi proprio da ufficiali dei servizi o da ambienti appositamente fatti nascere. Questa è storia giudiziaria incontrovertibile testimoniata in milioni di fogli UNI A4 giacenti negli archivi di Stato e dei Tribunali.

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Non sono per l’astensione, come Pansa, perché penso che il M5S possa svolgere ancora un ruolo, ma certo, come lui, ritengo la situazione gravissima: ogni ora la lama sbagliata può recidere una vita e, in quel caso, la spirale della violenza, questa volta, non avrà limiti. Solo chi sa cosa scrivo quando dico “Paolo e Daddo” o “Acca Larentia”, mi può capire.

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Berlusconi, noto teppista della convivenza civile, avvezzo a comprasi il lato B delle minorenni, usuale nell’ottenere il silenzio di testimoni giudiziari su verità per lui scomode, seriale nel corrompere parlamentari per farli passare su posizioni a lui favorevoli, in televisione ha lanciato l’opa sui dissidenti pentastellati e lo ha fatto come se non fosse un fatto spregevole anche se, lo ammetto, di consuetudine. L’amorale va in scena (e la pericolosità della fase è data dal numero di servi che lo propongono in video) e cerca di convincere gli altri da se che tutto è lecito. E questo a dieci giorni dal silenzio di riflessione prima del voto. Con questo clima che peggiora di ora in ora, si dovrà essere pronti a mettere mano a pensieri e azioni per difendere, con forza e coraggio, la Libertà qualora fosse minacciata dalle forze reazionarie che in combutta con la criminalità ormai diffusa a macchia di leopardo potrebbero essere riuscite, sia pur con l’artifizio degli astenuti e degli apatici, ad impadronirsi del potere con metodo solo apparentemente democratico. La legge in vigore è infatti, senza dubbio alcuno, una “legge truffa”, artificiosamente ideata per mantenere, a qualunque costo, il potere nelle mani dell’oligarchia partitocratica guidata dall’androide Berlusconi.

Tenete conto che il Minniti, di cui spesso vi parliamo, da calabrese informato, comincia a mettere le mani avanti per non fare la figura di una (o di tutte e tre) delle scimmiette cieche, mute e sorde, se ne esce all’improvviso, a dieci giorni dal voto, e dice che le mafie sono padrone della situazione e che controllano il voto di scambio in misura forse determinante. Questo signore è il vostro Ministro di Polizia, già per decenni responsabile dei rapporti tra governo della Repubblica e i servizi segreti. E questa verità culturalmente devastante, ve la dice formalmente come se fosse un lontano parente di un omonimo, dimenticando che invece è lui che nella vita non ha fatto altro (questa è la verità inconfutabile) che il funzionario del partito prima e il parlamentare dopo. Minniti dove stava quando si determinavano le condizioni necessarie e sufficienti per una tale alterazione della convivenza democratica della Repubblica, sua prima e unica datrice di lavoro? Basterebbe l’ascolto attento di tali dichiarazioni per farvi decidere a non astenervi e a votare il cambiamento. Veniamo, con questi pensieri nel cuore e nella mente, agli scenari possibili. Solo se la somma dei voti assoluti (non le loro percentuali) dell’impasto destra e mafie (questo è il centro destra, luogo di malaffare a guida berlusconiana) passassero il 50% degli aventi diritto, dovremmo onestamente accettare la dittatura della loro maggioranza. Poi ognuno prenderà le decisioni che più riterrà opportune per contrastare la tirannide. Se viceversa ci dovessero comunicare che hanno vinto formalmente grazie alla Legge Truffa Rosatellum ma il primo partito d’Italia fosse quello degli astenuti (33-34%) e poi venisse il M5S con un suo possibile 27-28% (per cui sommati risulterebbero il 60-62% degli aventi diritto al voto) non dovremmo accettare altra soluzione che l’incarico esplorativo a Luigi Di Maio, leader del partito che avrà vinto sostanzialmente le elezioni. Cosa che potrebbe accadere anche forte della lista dei nomi dei futuri ministri del Governo a cinque stelle che a giorni saranno resi noti.

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Questa volta, caro Grillo, a suo tempo troppo legalitario e un po’ pompiere quando fu accettata la violenta imposizione di Giorgio Napolitano al posto di Stefano Rodotà, se non basteranno i ragionamenti in sede politica, sarà la maggioranza, non più silenziosa, a fare piazza pulita. E non credo di sbagliarmi.

Oreste Grani/Leo Rugens