Caro Sgarbi, Di Maio ha dei limiti ma, con Grillo, ha la responsabilità di avervi lasciato respirare…

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… quando, viceversa, il M5S doveva soffocarvi. Metaforicamente, ovviamente.

Premessa: sappiamo tutti che Luigi Di  Maio non è erudito come lei. Anzi, come può esserlo solo lei. Per ora però, il bravo ragazzo partenopeo non ha collezionato le condanne civili e penali che ha dovuto incassare lei. Condanne per calunnia (lei quindi è un calunniatore), condanne per diffamazione (lei quindi è un diffamatore), condanne per truffa allo Stato (cioè lei è un truffatore). Colto, certamente, ma anche tutto il resto ormai sancito da condanne definitive.

Sappiamo che lei sa tutto delle capre di Philipp Peter Roos detto Rosa da Tivoli e che Di Maio potrebbe essere all’oscuro (certamente è così) dell’esistenza di tale pittore. Come sappiamo che lei ha lasciato, da politico e amministratore “gira Italia”, segni diversi a Piazza Armerina o a Salemi. Dicerie maligne che, inevitabilmente, una personalità complessa come la sua si attira. Chi nella vita, una volta, non ha desiderato essere Vittorio Sgarbi o ha odiato Sgarbi. Di lei si prova invidia nonostante sia lei stesso (mi scuso se così non fosse) che si definisce un traditore di mogli, amanti, figli. Quindi un possibile traditore della parola data o uno che, a ricordo di Carosello, afferma di non saper nulla in quanto “forestiero”.

Lei che da sempre ha attratto la mia attenzione quale “iena ridente”  (feroce mammifero, sempre pronto a digrignare i denti e a sbranare dopo aver dato l’impressione di ridere) perché, come spesso capita agli uomini tormentati e di grande valore intellettuale, ha una certa predisposizione a rimuovere “come è andata”.

Ad esempio, non ha mai speso una parola di gratitudine per Federico Zeri a cui, nella mia semplicità di giudizio, ritengo dovesse qualcosa.

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Da vivo era arrivato addirittura ad augurargli la morte in diretta in quel luogo di vanità che chiamavate il Maurizio Costanzo Show solo perché Zeri, turbato dai suoi comportamenti  professionali, diceva che lei era a dir poco amorale. E parlava dell’arte e non del sesso. In silenzio per anni, vigliaccamente, per risarcimento dovuto allo studioso valente, solo la frase ipocrita (ormai non le costava nulla dal momento che Zeri era morto quel giorno): “Ora che è morto, vorrei che fosse vivo” e mi scuso se per caso ricordo male le sue parole. Certamente il suo affezionato (lei faceva ascolto!) ospite Maurizio Costanzo (difficile esplorare i rizomi esistenti tra lei e il Cavaliere che era fratello in P2 di Costanzo) deve averla scelta in funzione di spinte sufficienti a fargli correre il rischio di guai legali che ogni puntata lo Sgarbi anche troppo vivace procurava come quando aver dato della “stronza” ad una poetessa indifesa le costò 60 milioni di vecchie lire. Da una contro-denuncia ne ricavò, mi sembra, 15. Ma sempre si permise 45 milioni di vecchie lire per farsi pubblicità.

Osservandola da decenni (la toccata che ha avuto alla pompa cardiaca dice che il tempo passa per tutti) mi sono fatto l’idea che, a prescindere dall’ossigenazione e dal logorio naturale, sia, in realtà, una persona più “corrotta” della media (molto di più) e non da vizi (e chi non ne ha?) ma dalla rimozione di ciò che lei, per quoziente intellettivo e strumenti di intimità con Silvio Berlusconi, sa essere cosa vera: il suo boss è figlio di Luigi Berlusconi, direttore della Banca Rasini, luogo amministrativo dove alcuni criminali siciliani tenevano gli onesti risparmi. Lei conosce bene il segreto di Pulcinella e sa che Silvio Berlusconi (ma per lei questo conflitto è cosa non da poco avendo gli strumenti culturali per valutare con che gentaccia ha scelto di farsela) non è assolutamente quel brillante imprenditore che vuole la leggenda metropolitana ma un sola/uno zanza (uno dei tanti) che senza il padre (cioè i risparmi dei mafiosi) e il genitore di Cesare Previti, non sarebbe mai diventato nessuno. Tutto il resto è un spruzzo di Licio Gelli, un po’ di Opus Dei di Marcello Dell’Utri e poi il culo della fuga precipitosa di Bettino Craxi.

Lei, intelligentissimo Sgarbi, sa inoltre (e questo certamente le aumenta il conflitto) che alcuni di voi che ruotate/stallate, per i più diversi motivi, intorno alle mangiatoie del cavaliere, siete, di fatto, una banda, con ruoli e funzioni diversificate, aperta come la porta girevole di un hotel, a sostegno dell’Arturo Ui della politica italiana.

Sa che siete tutti necessitanti di somme per vivere sempre più grandi e per procurarvi questo denaro, o relazioni di potere, siete stati e siete pronti a tutto.

Lei non perde occasione di descriversi colto e intelligentissimo, ma questo aumenta la sua responsabilità, in quanto individuo consapevole.

Lavitola è Lavitola ma lei, a tutti gli effetti, è come Lavitola. Lele Mora è Lele Mora, così come il procacciatore di buchi disponibili Tarantini di cui a fine post direi di leggere la felice fine. Alla faccia di tanta povera gente presa nelle spire di reati minori.  Lei è come loro (anzi peggio) e qualunque tentativo di argomentare sulla loro umanità apparirebbe straziante per colpa di quel fastidioso rumore che fanno le unghie sugli specchi. Specchi che, immagino, lei abbia nei cessi da cui si mostra mentre defeca cominciando, nel farlo, a perdere colpi anche come critico d’arte perché questa è roba che non va più, sotto nessuna denominazione, in nessun gallerietta del mondo.

E questo è un indizio che mi consola: lei è bollito come il Cavaliere anche se nel suo campo è più facile coprire le inadeguatezze con tanta polvere nozionistica.

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Torniamo ai pentastellati. Lei che ama il suo Al Capone sopra ogni cosa, si merita di entrare al Parlamento al posto di Luigi Di Maio che colpe ne ha (alcune anche gravi) ma non quelle che una fonte come la sua gli vorrebbe attribuire. Di Maio (e non solo lui perché anche Giuseppe Grillo da Genova ha questa grave responsabilità) le ha salvato il culo (e forse il collo) quando ha pompierato perché non finiste tutti ad Hammamet, nel momento in cui, azzoppati, dovevate, viceversa, essere azzerati.

Lei dovrebbe essere più grato (altro che insultare il suo troppo per bene avversario politico) alla semplicità d’animo e all’inadeguatezza alla lotta politica feroce (come era in Italia dove un tempo si rapiva il figlio per far tacere Francesco De Martino, si condannava a morte Aldo Moro, si riscattava Ciro Cirillo, si faceva strage di magistrati onesti, si mettevano le bombe nei luoghi d’arte) di persone come Luigi Di Maio.

Lei deve essere grato ai Cinque stelle per il fatto che ancora respirate (ovviamente politicamente), lei e il Cavaliere.

Se non ci fossero stati il M5S a rendervi (spero inconsapevolmente) la vita così facile, lei oggi, non solo non si potrebbe candidare a niente, ma il suo dominus di riferimento sarebbe in galera con il suo braccio destro Marcello Dell’Utri, persona che lei, viceversa, considera innocente solo perché COLLEZIONAVA, OLTRE CHE OROLOGI, ANCHE LIBRI. Un po’ poco per non essere considerato mafioso e complice di mafiosi assassini di povera gente e non solo di criminali a loro avversi.

Lei, ribadiamolo ad eterna memoria, è colto e intelligente: ma questo, anche per la Legge, è un aggravante e non un’attenuante. Punto.

Chiudo: spero che venga eletto, così si saprà dove trovarla quando, stanchi del Cavaliere, si riaprirà la stagione della resa dei conti. E, a  quella data, non ci dovrebbe essere (visto come, ingrati, li state  trattando) Beppe Grillo e Luigi Di Maio a pararvi il culo.

Peccato Sgarbi che lei sia tanto bisognoso di denaro rimuovendo che le bare e i sudari non hanno tasche. Ma, come si dice, non si fa la Storia con i se e con i ma. Lei è quello che è, per libera scelta, e di questa volontà spero un giorno di vederle pagare il prezzo. Tenga conto che quando se ne stava andando, ho laicamente pregato perché sopravvivesse. Lo feci perché mi sembrava troppo facile per lei uscire di scena grazie ad una banale ischemia cardiaca.

Questo pensiero miserrimo spero le dica come ritengo che Federico Zeri non dovesse essere trattato come lei, viceversa, ha ritenuto giusto fare. Io sto ancora con lo schiaffo appioppatole da Roberto D’Agostino.

Mi dispiace che lei, passando dalla luce all’ombra, sia finito a leccare le suole delle scarpe ad un’androide perché, lo comunico formalmente, Silvio Berlusconi, è morto.

Prendete atto, amici lettori, che neanche uno specialista di “nature morte” come Vittorio Sgarbi se ne era accorto. In queste ore a Napoli una mia amica patologa che di cadaveri ne ha visti tanti (per specializzazione e sua cultura personale ha fatto anche corsi per mummificare le persone)  dice che Berlusconi, con quel colore terracotta, con l’occhio semichiuso, con quei capelli incollati ed altri dettagli da specialisti, potrebbe essere veramente già morto e neanche lui saperlo.

Altro che mostre, siete dei mostri.

Lui (come è evidente anche agli ipovedenti) è ormai una macchina simil umana, assemblata in modo straziante e con un risultato tragico dal punto di vista estetico. Ma anche lei, un tempo un bel ragazzo, ridotto a scodinzolare intorno ad una macchina parlante, quasi ormai fosse una capra belante di Rosa da Tivoli (che, per chi non lo sapesse, non era una donna) non è niente male in quanto a mostruosità. Lei che è erudito, dirà: mostri e quindi da mostrare. Se si accontenta di fare battute, goda pure. Poteva finire meglio, privilegiato come era nato (una famiglia di farmacisti ricchi) e con una madre per bene e intelligente come la sua.

Oreste Grani/Leo Rugens che non rimuove il fatto che avete ripreso respiro per la tolleranza miope di Beppe Grillo che non volle, fortissimamente non volle, dare la spallata quando andava data