Do i numeri nella speranza che Di Maio abbia una scala reale o almeno un poker di donne

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Questa mattina, forte della mia marginalità e ininfluenza (ma chi volete che mi legga?), violo il divieto (altra follia!) a rendere pubblici i sondaggi.

Anche perché questo non è un vero sondaggio ma banalmente il frutto delle mie bislacche previsioni. A garanzia delle mie ipotesi metto solo che sono stato quello che è andato più vicino (anzi ho centrata la previsione, nel febbraio del 2013, del successo del M5S) e dell’essere tra i pochissimi che, con largo anticipo, ha previsto (avendo intercettato un post pre-veggente di Stefania Limiti) l’elezione di Donald Trump.

In quel caso non certo augurandomela ma temendola. Vi pubblico i post d’epoca e vediamo se i numeri che seguono vi convincono.

Cominciamo da percentuali e poi passiamo ai numeri assoluti.

Forza Italia: 15,8%.

Lega: 14,2%.

Fratelli d’Italia: 4,8%

UDC o come si chiama: 2,4%

Fa il 37,2% di quanti si recheranno a votare che, per accontentare un mio amico che vuole credere fortissimamente credere in un atteggiamento consapevole degli Italiani, non saranno più del 67% degli aventi diritto al voto. Secondo lui saranno di più ma alla fine l’ho convinto, sudando sette camice (che non passeranno così tante) questa soglia.

 

Secondo questo mio amico, pertanto, si recheranno a votare (semplifico arrotondando) 33.500.000 di compatrioti. Facciamo conto che abbia ragione lui e che quindi di quei 6.650.000 indecisi “sondati” (ad oggi)  dai quasi tutti i professionisti della materia  tutti si rechino a votare.

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Non si arriva altrimenti al suo desiderato 67%.

Fatto cento questo 67% degli aventi diritto che, sempre secondo il mio amico che desidera fortemente che tutto si aggiusti all’ultimo minuto, si recheranno a votare circa, lo ripeto perché il dato di partenza è tutto in questo ragionamento di per se già difficile, 33.500.000 di italiani. Vorrebbe dire che dentro la cabina, con davanti quella complessa scheda, 5.293.000 voteranno per la mummia vivente, cioè Forza (che non muori neanche questa volta sotto i ferri) Italia; 4.757.000 per il para-nazista Salvini, capo della Lega; 1.608.000 per La Russa, Meloni, Crosetto più altri Fratelli d’Italia. L’UDC (o non so bene come si chiamino) potrebbe ancora intortare 804.000 italiani. Vediamo di fare un po’ di somme: 12.462.000.

La Legge Truffa, pensata per questa eventuale situazione, se uscissero questi numeri, dice che la coalizione di destra ha vinto e che in Parlamento avrà i numeri sufficienti pur essendo stata eletta solo dal 25% degli aventi diritto al voto che sono in tutto circa 50.000.000! Se non è una oligarchia tirannica questa, ditemi quando lo è. Io sono interessato ai comportamenti del restante 75% di chi si fosse recato a votare e a provare a tradurlo in numeri assoluti. A me i collegi e tutte quelle paraculate da furbi bari non mi interessano per motivi che spiegherò in altri post nei prossimi giorni. Io la penso come Pansa rispetto ai pericoli che la Repubblica corre, per cui sono interessato solo ai numeri assoluti (e alla lettura anagrafica di questi numeri) per cominciare a valutare le possibili forze in campo se la situazione dovesse degenerare. Ma comunque per accontentare il mio amico che ha una vocazione democratica nettamente più robusta della mia continuo a “dare numeri”. A me basta il curriculum di Berlusconi, il ricordo di Marcello Dell’Utri, il groviglio bituminoso del biennio ’92-’93, le centinaia di arresti per mafia, la droga che arriva nel porto di Gioia Tauro, le 900 ore girate da Fanpage sussidiarie all’attività di contrasto (faticosamente già in essere ma evidentemente insufficiente) alla politica criminale in Campania, la situazione CONSIP e la relazione tra quanto fanno gli Amara e i Bigotti e la sicurezza del mio Paese, il Caso Shalabayeva, i 240 morti per uranio impoverito, i suicidi sotto le armi della nostra gioventù,

Sempre partendo da quei benemeriti 33.500.000 che, secondo il fiducioso mio amico si alzeranno e andranno a votare, il 20.7% potrebbe votare PD cioè non più di 6.934.500 italiani-renziani. Gli italiani “Liberi e Uguali” (D’Alema – Bersani – Grasso altri) potrebbero risultare 1.809.000, cioè il 5,4%. “Potere al Popolo” tenterà di raggiungere l’1% e cioè 335.000 voti. La gamma che va da Casa Pound, Forza Nuova passando per la Lorenzin ed altri, senza potenti mezzi che non ho (in realtà siamo il mio amico ottimista ed io che discutiamo senza neanche un bicchiere di vino davanti perché, per motivi di salute, sono astemio) sono di difficilissima quantificazione ma, comunque, me l’arrischio, tutta la frammentazione delle decine e decine di liste non disperderanno più del 6%. Le Schede Bianche, prudentemente perché la gente sa che fine potrebbero fare in mano di abili rappresentati dei partiti al seggio, non passeranno 1,2%  cioè 402.000!

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Le Annullate, per errori o volontà iconoclastica, non saranno più di un altro 1.3% cioè 435.500.

I conti si cominciano a fare difficili perché rimane solo uno striminzito 27,2% per il M5S.

Che sarebbero 9.112.000. italiani cioè più di quanti voti presi nel 2013!!!!!!!!!.

Gli altri aventi diritto al voto che si potrebbero astenere sono – in termini di numeri assoluti – 16.500.000! E qui si gioca la partita. Per quello i servizi fanno il servizio di allarmare di superpericoli (è un gioco vecchissimo di cui siamo buoni e datati testimoni) e per loro lo fa il Ministro di Polizia, Minniti che si candida per il PD!

Tutto questo gioco a cui mi sono dedicato è solo un diversivo, per controllare la forte preoccupazione che mi sale in attesa dell’esito reale che a dieci giorni dal voto vede la previsione veramente difficile. In realtà, se Luigi Di Maio avesse almeno un poker d’assi (4!) tra i ministri che tra poche ore annuncerà comporre la squadra per provare a guidare il Paese, la mano (non la partita che è ancora lunga e pericolosa avendo accettato di giocare con dei bari che hanno truccato i mazzi), potrebbe essere vinta.

Per vincerla, allo zoccolo di quei supposti 9.112.000 (ipotesi fragile) italiani propensi a votare M5S si potrebbero/dovrebbero aggiungere, sotto l’effetto di quei nomi legati al governo possibile, 3.350.000 + uno per passare la somma rappresentata dai neonazisti-scemi e degli idolatranti il vecchio nonno incartapecorito che, per l’emozione di aver ancora una volta sodomizzato gli italiani, potrebbe morire durante la copula oscena.

Questi numeri predisposti per un gioco fra me il mio amico (siamo due senza soldi per cui non possiamo neanche scommettere) si devono saper interpretare a seconda dei veri flussi che riguarderanno l’affluenza  al voto. Capite che scalare, con o senza un poker di fuori classe, 3.350.000 voti, attuale delta tra M5S e Centro destra, è veramente cazzuto, per cui continuo a dire la mia: non si doveva giocare con i bari ma ormai si deve ballare. Ballare vuol dire che se l’accozzaglia degli eversivi, mafiosi, para-nazisti, nostalgici perversi del Bunga-Bunga con le minorenni ci provano ad impadronirsi del Governo della Repubblica, senza avere numeri schiaccianti ma rimanendo ad un sostanziale  25% calcolato sugli aventi diritto al voto, si deve contrastarli con ogni mezzo e dare vita ad un meccanismo di confronto e di aggregazione che provi a recuperare parte del 75% rimante e da li ristabilire una qualche condizione di politica e non di violenza verso cui, prima con il mal governo e ora con la teppaglia accoltellatrice, vi vogliono  spingere. Se, viceversa, ci sono ancora margini perché il poker d’assi dei ministri (o, meglio, di donne) diventi una scala reale di cuori, è bene calarla perché la partita si gioca in quel momento. Terzo, con questa gentaccia, non è dato. Certamente ricordando sempre che con l’attuale Costituzione di queste cose si ragiona con il  Presidente della Repubblica

Oreste Grani/Leo Rugens in attesa dei nomi dei futuri ministri


NEGLI USA LA DEMOCRAZIA – A VOLTE – FA BRUTTI SCHERZI: TRUMP, EX FIDANZATO (TRA LE ALTRE) DI CARLÀ BRUNI POTREBBE ESSERE ELETTO PRESIDENTE

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Il vecchietto/giovane (in quanto stimato ed amato da giovani) Sanders ha battuto, pochi giorni addietro, nell’Indiana, l’anziana Hillary Clinton. Trump ormai non lo ferma più nessuno e anche nell’imbarazzato (ma è proprio vero questo imbarazzo?) Partito Repubblicano, gli equilibri si stanno spostando a suo favore. Sarà uno strano novembre e il Mondo dovrà tenere il “fiato sospeso”, sia che si sfidino i “massoni” organizzati intorno ai Clinton contro i “massoni” organizzati intorno a Donald Trump, sia che, alla fine, in un imprevisto rush finale, Sanders batta, di misura, la Clinton. Situazione complessa, come da anni diciamo, sia per il popolo statunitense che per tutti noi. Vicini e lontani, come avrebbe detto Nunzio Filogamo. Dagli USA riceviamo (dal nostro corrispondente George Shi) uno ricordo di un presidente repubblicano (Warren Gamaliel Harding) eletto – inaspettatamente – nel novembre del 1920, proprio l’anno in cui fu ratificato il diciannovesimo emendamento che estendeva il suffragio femminile all’intero paese. La scheda dedicata ad Harding è troppo lunga e piena di riferimenti storici. Ve la risparmio ed elaboro io un “postino” adeguato ricordando a Shi, la prossima volta, di essere più coinciso. Questo nome (Harding) non dice niente a quasi tutti voi, se siete sinceri in questo momento. Eppure uno con questo nome, divenne Presidente degli USA, facendo leva sull’assoluto bisogno di “normalità” che in quegli anni serpeggiava in concomitanza con la confusione politica postbellica e quando molti americani si dimostrarono improvvisamente stanchi delle crociate idealistiche intraprese dal democratico Woodrow Wilson, presidente alla Casa Bianca dal gennaio del 1913 al quello del 1921.

Presidential candidate Hillary Rodham Clinton

Negli USA si fece strada il convincimento che soltanto una volta in una generazione si può innalzare un popolo al di sopra delle cose materiali. Così era apparso Wilson con i suoi ideali spianando la strada ad uno (Harding) che affermava, nel Partito repubblicano prima e in tutti gli USA dopo, che l’esigenza dell’America non era l’eroismo, ma la guarigione; non i toccasana, ma la normalità; non la rivoluzione, ma la ricostruzione; non il dramma, ma la calma; non l’irrequietezza, ma l’adattamento; non la chirurgia, ma la serenità; non la sperimentazione, ma l’equilibrio; non il tuffo nell’internazionalismo, ma l’appoggio al trionfante nazionalismo isolazionista. Perché di questo si trattava: chiudersi in un desiderio di normalità e di sentirsi soddisfatti nel difendere lo “status quo”. Isolazionismo, pericolosissimo per gli equilibri mondiali. Troppo o niente che si alternano da parte del “gendarme del Mondo”, genera grandissimi casini.

Le promessa elettorale di Harding di un ritorno alla normalità isolazionista rifletteva i suoi personali valori. Figlio di un agricoltore dell’Ohio amava presentarsi come il contrario di un intellettuale o di un crociato; si dichiarava essere soltanto un tipo all’antica sostanzialmente reazionario in tema di fede e moralità. Una tale autodescrizione, tuttavia, suggeriva il tipo di un “puritano” che Harding non fu mai. Fu solo un patentato bugiardo. Un bugiardone alla Donald Trump, per intendersi. Nella via privata, ben lungi dall’essere un moralista all’antica, beveva liquori di contrabbando nel bel mezzo del proibizionismo, fumava e fiutava tabacco da vero tabagista, gradiva intrattenersi ogni settimana con partite a poker e cercava attivamente soddisfazioni sessuali da donne diverse dall’austera matronale moglie che lui chiamava la “duchessa”. Ma la gente come poteva preventivamente sapere del carattere debole di Harding e del suo essere preda di tutti i vizi possibili? Non c’erano internet e facebook e i giornali dell’epoca non bastarono o non vollero bastare. Gli elettori videro semplicemente in lui un politico attraente, simpatico, socievole, amabile. Un tipo così, che si autodefiniva senza nessuna capacità di lungimiranza e senza doti di capo, ne alcuno spessore intellettuale, disse una volta: “Non posso sperare di diventare un grande presidente ma sarò ricordato come uno dei più amati”. Quando fu eletto (perché la democrazia fa anche questi scherzi per cui non vi dovrete troppo meravigliare se Trump dovesse divenire Presidente degli Stati Uniti d’America) il suo Gabinetto di Governo era composto di una tale accozzaglia di valenti personaggi (pochi) e di altri (troppi) che erano tra i peggiori del Partito repubblicano tanto che il suo Ministro degli Interni, Albert B.Fall, finì in carcere e, per un pelo, il suo Procuratore generale, tale Harry M. Daughererty, per poco non venne messo in stato d’accusa. Molte cariche minori spettarono a componenti di quella che ben presto sarebbe divenuta nota come la “gang dell’Ohio”: un gruppo di vecchi amici di Harding, con i quali il Presidente si incontrava regolarmente per giocare a poker, innaffiando – come detto – di bevande alcoliche di contrabbando le serate passate al tavolo verde alla Casa Bianca. Harding e i suoi amici si dedicarono a smantellare e a neutralizzare le componenti sociali ed economiche del progressismo che li aveva preceduti.

Donald Trump Addresses GOP Lincoln Day Event In Michigan

Sotto Harding (per fortuna durò poco) furono abolite leggi federali di garanzie sul lavoro infantile e sul salario minimo alle donne e come al solito (attenti ai luoghi comuni che ciclicamente si presentano) condannò al risarcimento dei danni le unioni sindacali in occasione degli scioperi. E mentre si mettevano sotto le opposizioni “di sinistra” (passatemi il termine) gli ignorantoni componenti della “gang dell’Ohio, usavano i legami con la casa Bianca per riempirsi le tasche. Il metro (riempirsi le tasche) è sempre quello ed è di facile riscontro. Si scoprì uno dei pokeristi che saccheggiava forniture mediche ed ospedaliere. Beccato, spinto a rassegnare le dimissioni, si trasferì milionario in Europa. Sempre per questioni di soldi, scoperto, si suicidò uno dei consiglieri più stretti del Presidente. Poco dopo si uccise anche un amico del procuratore generale Daugherty. L’uomo, che non aveva cariche federali, aveva aperto un ufficio presso il Ministero di Giustizia, adoperandosi – dietro pagamento di una parcella – in favore di persone implicate in procedimenti giudiziari. Il Procuratore generale stesso fu accusato di aver impiegato in modo fraudolento i beni tedeschi confiscati dopo la guerra. Trapelato il fatto, il Procuratore, rifiutò di testimoniare per non doversi autoincriminare! Avete letto bene! Denunciato due volte, non venne mai imputato di quel reato IN QUANTO AVEVA FATTO SPARIRE LUI STESSO LE PROVE, DISTRUGGENDOLE.

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Ma il caso più eclatante è quello che va sotto il nome di Teapot Dome, che, come quello del Watergate esploso cinquant’anni dopo, diventò la parola chiave per definire un’epoca di corruzione governativa. “Teapot Dome” era un giacimento di petrolio in terra federale che avrebbe dovuto essere amministrato dal Ministero degli Interni, alla cui guida era l’Albert B. Fall, già citato. Questi fece in modo di concedere lo sfruttamento a società private, adducendo il pretesto che i contratti erano stati fatti nell’interesse del Governo. Cose che, dalle nostre parti, si sentono dire spesso, anche a Lodi, a 20 chilometri da Milano. I sospetti aumentarono quando, improvvisamente Fall cominciò a vivere da nababbo. Ad Harding stesso fu risparmiata l’umiliazione di una denuncia pubblica. A questo punto si dice che abbia pronunciato la famosa frase: “Dio mio è un mestiere infernale! Non sono i nemici a mettermi in difficoltà; da loro mi posso difendere benissimo. Ma i miei maledetti amici! I miei stramaledetti amici! Sono loro a non farmi dormire di notte!”

Nel giugno del 1923 partì per quello che sarebbe stato il suo ultimo viaggio, un giro di comizi nel Sud. Ebbe un infarto e dopo una sosta in un albergo a San Francisco, morì. Trasportato nell’Ohio, milioni di cittadini si schierarono lungo il percorso per onorare il presidente scomparso. Alla lunga, comunque, il dolore si trasformò in disprezzo e in disgusto. Per quasi dieci anni dopo la morte di Harding, davanti alle commissioni congressuali e poi ai tribunali, ci furono rivelazioni scandalose sui funzionari della sua amministrazione. Si venne a sapere di relazione amorose di Harding con numerose amanti. Come risultato di simili scappatelle amorose e di amicizie con persone corrotte, l’amministrazione di Harding fu vista come una delle peggiori della storia americana. In attesa che l’eventuale amministrazione Trump gli strappi il primato.

Oreste Grani/Leo Rugens