Marta Cartabia futuro Presidente della Repubblica?

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Ieri, venerdì 23 febbraio, è terminato il mandato di Paolo Grossi quale Presidente della Corte costituzionale.

La Corte Costituzionale non è cosa da poco. Anzi.

Direi che la scelta del nuovo presidente è determinante per gli assetti futuri di questo nostro già tanto travagliato Paese. Spero che nessuno commetta la leggerezza, ad una settimana dal voto popolare, di fare mosse unilaterali. In realtà mi viene da ridere per l’ininfluenza che la volontà popolare ha per questioni  come quella di cui scrivo in questo post, vicende e decisioni di pertinenza esclusiva del reale potere oligarchico.  Ma la frase inutile relativa all’esito delle elezioni, la scrivo lo stesso.

Veniamo alla sostanza di questo post.

Chi mettere al vertice della Corte, dopo il risultato del referendum del 4 dicembre 2016 e quando sapremo come sarà composto il nuovo Parlamento, è una scelta sulla scacchiera dei pesi istituzionali importantissima perché anticipa la corsa al Quirinale, quando Mattarella passerà la mano.

Oggi direi di cominciare a familiarizzare il nostro pubblico con il nome di Marta Cartabia che, anche in quanto donna, potrebbe essere sospinta nella direzione verso il colle romano, proprio con un passaggio intermedio alla presidenza della Corte Costituzionale di cui già è membro per nomina di Giorgio Napolitano. Dicevo, donna, giovane (il 14 maggio p.v. farà solo 55 anni!), con una preparazione professionale giuridica a forte connotazione internazionale (Francia e USA) ma con il limite che re Giorgio potrebbe averla segnata (negativamente) con quella nomina, a suo tempo, fortemente voluta. Errore di pregiudizio perché sarebbe serio, in un Paese serio, pesare il personaggio, a prescindere. Ma siccome non siamo in un Paese serio, vedrete che questo legame potrebbe pesare. E poi dico una cosa che potrebbe tagliare la testa al toro (il giudice è – per chi crede nelle idiozie zodiacali – del segno del Toro): nessuno è in grado di entrare nel merito della preparazione e della personalità (conterà anche la personalità se una, dopo la mossa intermedia, è destinata a divenire la prima donna Presidente della Repubblica Italiana?) di una figura come la Cartabia. La Repubblica è fragile (tra l’altro) perché nessuno, da fuori i segreti luoghi segretissimi (e a volte oscuri), sa esattamente con che criteri si recluti, si selezioni, si formi la classe dirigente del Paese. Tutte cooptazioni di cordate, sconosciute ai cittadini, e sotto le indicazioni se non di ferreo controllo di cabine di regia internazionali.

Mi andava di allontanarmi, per qualche ora, da idiozie tipo “Berlusconi (un morto che parla) è il nostro futuro”, “Giorgia Meloni a Palazzo Chigi”, “Salvini chiuderà il mare e nessun brutto, sporco, cattivo africano potrà sbarcare ad Anzio”. Ho voluto cominciare a parlare (forte della mia marginalità) di cose serie e che conteranno come, in questo caso, chi potrebbe salire al Quirinale dopo il ritiro di Mattarella.

Per quello ho cominciato dalla valente giurista Marta Cartabia che invito i miei lettori a conoscere (le fonti aperte servono a questo oltre che per le fake news) e a valutare, a prescindere dal rapporto fiduciario che può averla legata,  condizionandola, al morituro Giorgio Napolitano.

Ma se è morituro, prima o poi morirà. Ed io direi di non scartare a tavolino una donna che potrebbe ben interpretare, forte e volitiva come un toro (e mi scuso per l’accostamento irriguardoso) l’Italia Turrita.

Oggi mi sono inoltrato in un campo non di mia pertinenza ma certo che la partita della democrazia si stia giocando anche su questi terreni atipici e noti a pochissimi.

Oreste Grani/Leo Rugens ma, per chi crede in queste cose minori e falsissime, astrologicamente, del Toro.

P. S.

Non parlo dei possibili Giorgio Lattanzi piuttosto che di Alessandro Payno perché sono maschi e non destinati, in questa mia gara di preferenze, a diventare il primo Presidente della Repubblica Italiana “donna”. Per ovvi motivi.