Cristo e i Vangeli sono una cosa troppo seria per lasciarli in mano a uno come Salvini

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C’è un limite a tutto. Un complice oggettivo (se non, come nel caso di Casa Pound, un punto di riferimento quale futura guida del Paese) di violenti con in mano il Vangelo.

Questa ci mancava. Questo riferimento alla tradizione cattolica fatto in piazza e con questa modalità, se fosse servita, è la prova di una degenerazione che gentaccia (un vero teppista della politica) come Mario Borghezio poteva innescare. Il mondo secolare cattolico ha tante responsabilità (io, in particolare, gliene ascrivo alcune a partire dal  8 marzo del 415 quando il vescovo Cirillo decise di far scarnificare viva la filosofa Ipazia d’Alessandria) ma il Vangelo come testo non va assolutamente lasciato nelle mani di uno come Matteo Salvini o, peggio, del suo sodale/suggeritore Borghezio.

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Ho assistito con imbarazzo alla scena di questo estremista comiziante, davanti al Duomo di Milano, con il testo impugnato come se fosse stato una rivoltella. La scena mi ha obbligato ad andare al ricordo di un bell’articolo comparso il 1 novembre 2017 sull’Avvenire  dedicato allo scrittore/pensatore cattolico Leon Bloy e alla sua natura “evangelica”. Intendendo, da ignorante del tema complesso quale mi sento e sono, di come Bloy intendesse si dovesse leggere il Vangelo e sostanziare nella vita il Vangelo.  Ho rintracciato l’articolo dovuto a Giuliano Vigini e ve lo posto nel tentativo di disinfettare l’aria ammorbata dai pensieri e dalle miserie del violento antievangelico Salvini. Cristo è stato altro, la Chiesa è stata altro, Salvini è certamente ciò che è: un personaggio grezzo, politicamente e umanamente pericoloso. E come tale va trattato. Soprattutto se in troppi lo voteranno.

Oreste Grani/Leo Rugens

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