Algeriade 4 – Pompeo De Angelis

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Com’era Algeri nel 1830

I geografi militari disegnarono una Carta della città di Algeri, sulla base del rapporto lasciato in archivio dal capitano Boutin e recuperato. Edita da Darnet jeune, stampata dalla tipografia Crapelet in Parigi, nel giugno del 1830, la Carta è completata da una didascalia su 6 colonne, che espone i dati del territorio della Reggenza e della città di Algeri, secondo due o tre fonti antiche. (Nota 1) Vi si dice che il territorio occupa una lunghezza di più di 100 leghe di costa del Nord Africa, da Est a Ovest, fra il Marocco e la Tunisia, mentre da Nord a Sud, la estensione è indeterminata e finisce nel Sahara, o Grande Deserto; la parte centrale di questa regione è traversata longitudinalmente da due catene di montagne, il Piccolo Atlante e il Grande Atlante che partono dal Marocco, paese sul quale – dice il testo – non esistono ancora cognizioni geografiche; la zona delle colline esterne, che scende dal monte al mare, viene chiamata Sahel; la zona collinare interna, dopo la montagna, che arriva al deserto, è detta Tell. La Reggenza è divisa in tre governatorati: quello di Levante con capoluogo Costantine, quello di Ponente con capoluogo Orano, quello di Mezzogiorno detto di Titteri (oggi Medea), che comprende la città di Algeri, capitale della Reggenza e residenza del dey. La Carta di Boutin-Darnet mostra Algeri racchiusa in una forma di triangolo con la base nella costiera e il vertice nell’alto della collina; la città, entro le mura, è popolata da circa 55.000 persone; le case, circa 8.000, sono costruite in pietra e in grossi mattoni quadrati imbiancati di calce; la maggior parte di esse è a un piano con terrazza al posto del tetto e gli edifici si sostengono l’uno con l’altro nei frequenti terremoti. Ogni abitazione ha una cisterna per la raccolta dell’acqua piovana. In Algeri, vi sono molte fontane pubbliche le cui acque provengono dalle sorgenti collinari, tramite acquedotto, che però si seccano fra luglio e novembre.

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L’agglomerato è diviso in più quartieri separati da cancelli di ferro, che si chiudono dopo la preghiera della sera e che riaprono la mattina. Le strade sono strette e tortuose con piccoli marciapiedi sui due lati. Nella gran parte dei percorsi non ci passano le carrozze. Gli edifici collettivi sono: 10 grandi moschee e 50 piccole, 3 scuole pubbliche, 5 bagni di schiavi, 5 caserme per soldati scapoli, 4 alberghi o fonduk per i mercanti turchi, piccoli alberghi per mercanti ebrei; non ci sono sobborghi fuori le mura, solo qualche villa signorile. Al vertice dell’abitato, si collocano la cittadella e il palazzo del dey, luogo chiamato Casbah, entro una muraglia. Il porto è organizzato in due porti e una darsena. Un molo che congiunge la terraferma con l’isola del faro forma il bacino della darsena, alla cui sinistra sta il porto dei pescherecci e l’arsenale e alla cui destra sta il porto della Marina e due fortilizi.

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La popolazione della reggenza non può essere definita “algerina” perché è divisa in 6 gruppi etnici: i Cabili o Berberi, i Mori, gli Arabi, i Turchi, gli Ebrei, i Rinnegati cristiani, comunità che praticano diversi costumi e parlano diverse lingue. I berberi, ritirati sulle montagne, sono la base etnica del paese, non si integrano con le altre nazioni e hanno una loro lingua che conservano con orgoglio; i mori si distinguono in cittadini e contadini: i primi sono mercanti e impiegati dell’amministrazione, parlano una “lingua franca”, che è un misto di spagnolo, italiano, francese e di dialetto moresco derivante dall’arabo; i mori contadini sono poveri e si dedicano alla pastorizia e parlano il dialetto arabo; gli arabi, già padroni di gran parte del paese, sono stati spodestati dai turchi, sono nomadi e parlano l’arabo in forma pura; La lingua turca è quella del governo e della milizia. Gli ebrei abitano in un ghetto e i rinnegati, godono degli stessi privilegi de turchi, ma li perdono se si sposano con le donne arabe o moresche e i loro figli costituiscono un altro gruppo caratteristico detto dei “coulougli”. L’insieme della popolazione della reggenza è valutata in un milione di persone.

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La Reggenza è un sistema politico-militare al cui vertice sta il Consiglio o Divano, composto di ufficiali del corpo d’armata in funzione o in quiescenza. Il Divano nomina a vita il dey, che dispone di quattro ministri e sceglie i governatori delle tre provincie. Il dey eletto va confermato dalla Porta di Istanbul e diventa un alto funzionario dell’impero ottomano: serve soprattutto a pagare un tributo annuale in segno di soggezione e in cambio di protezione. L’esercito è formato da 4.000 /5.000 turchi, soldati professionisti, o giannizzeri suddivisi nei reparti di fanteria e di artiglieria. La truppa indigena è composta da 6.000 agli 8.000 coulougli, che svolgono il servizio di leva nella fanteria. La cavalleria è di grande prestigio, con 3.000 uomini e molti cavalli di razza araba; è sparsa nei governatorati o beylick. L’armata di terra permanente è complessivamente di circa 15.000 unità. L’armamento dei giannizzeri consiste in una coppia di pistole infilate nella cintola, una scimitarra o yatagan, un pugnale e un moschetto senza baionetta. La marina impiega circa 6.000 marinai. Il Reis, o capitano del porto di Algeri partecipa al divano. La flotta totalizza 14 bastimenti e 35 scialuppe con cannoni. Le navi, salvo quella del dey, sono di proprietà degli armatori, i quali hanno l’obbligo di almeno due mesi di crociera, da dedicare alla guerra di corsa, cioè alla pirateria per conto del governo. Il dey trattiene un ottavo del bottino. Il centro di forza della reggenza risiede nella capitale, dove i punti di approdo sono difesi da fortezze e da postazioni di cannoni. Algeri risulta inattaccabile dal mare. Lo sbarco più facile viene confermato a Sidi-Ferruch, che offre un ancoraggio sicuro, un facile punto di sbarco, un pozzo d’acqua dolce. Da lì al Castello dell’Imperatore, che domina la Casbah e la cittadella c’è una distanza di cinque leghe, cioè una giornata di marcia. Da un vecchio forte, denominato Torre Chica, va menato il colpo. Con questi ragguagli, risalenti ai tempi di Napoleone I, il Consiglio del Re decise la spedizione in Africa.

Pompe De Angelis

Nota

1. Diego de Haedo, Topografa e historia general de Argel repartita en cinco tratados, Vallodolid 1612. Dan Pierre, Histoire de Barberie et de ses corsares des royames et de ville d’Alger, de Tunis, de Salè et de Tripoly divisè en six livres, Paris 1637. Michel Guyot de Kercy, Memoires sur Argel, 1791. Jean Michel Venture de Paradis, Notes sur Alger, relative al 1799, relazione depositata all’epoca presso l’archivio del Ministero degli Esteri e pubblicata nel 1893.

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Goum Nadji, Coulougli, Algeri (1856-1857),
autore, Félix Jacques Antoine Moulin. (1802-1879)