Signor Presidente, contro i nostalgici delle Fosse Ardeatine e delle Leggi razziali tutto sarà lecito

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Si avvicina inesorabilmente il dibattito sui criteri di legittimità in vista dell’esito di questo provocatorio guazzabuglio che eversori e usurpatori hanno chiamato elezioni democratiche. Questo sta avvenendo con un Quirinale (Mattarella e Zampetti) a cui non mancavano certo gli strumenti giuridici per capire dove stavamo andando a finire. E mi scuso per l’irriguardosa sottolineatura ma tra poco ci troveremo di fronte a fatti gravi e di sostanza. E prima della forma viene il doveroso amore per la Costituzione Repubblicana che non prevedeva il ritorno di quella dittatura (forma e sostanza tra pochi mesi potrebbero coincidere), che spinse gli italiani alla guerra civile e ancor prima gli impose le Leggi razziali. Si delinea una situazione grave non solo per quanto riguarda un problema teorico dottrinale. Ci avvicinano (e sono stanco di dirlo), se non prevarranno soluzioni dell’ultimo minuto, mazzate e non alla Pulicinella, al teatro delle marionette per i bambini. La questione che ci potrebbe dividere tra poche ore come popolo è quella strettamente legata a quella dell’obbligo politico in base al principio che l’obbedienza è dovuta soltanto al comando del potere legittimo. Dove finisce l’obbligo politico di obbedire alle leggi (attenti a quello che sento il dovere di scrivere), comincia il diritto di resistenza.

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Obbedienza attiva o passiva; resistenza attiva o passiva. Ci stanno spingendo verso il dilemma che è dentro a criteri di legittimità che vengono di volta in volta assunti. Ho diritto a resistere ad un governo guidato da persone che, con i pensieri e le azioni, sono nemici della Costituzione repubblicana. Punto. Nessuno mi può ordinare di tacere e di non ribellarmi. Anzi è mio dovere farlo. Stiamo attenti perché di questo ad ore potremmo dover ragionare: ho diritto a resistere a Gabriele Adinolfi (Casa Pound) se, con il suo 2-3%, dovesse puntellare Matteo Salvini, forse ancora più eversore di Adinolfi stesso. La Lega, nella versione camaleontica salviniana che ha sancito accordi con esponenti razzisti, gente dal cuore nero, psicopatici cresciuti politicamente e culturalmente negli anni dello stragismo, abili nel mantenersi nella legalità  ma pronti a fare i mazzieri e gli arieti per far tracollare gli avanzi di Repubblica democratica, è precipitosamente lasciata sola dai fondatori che avevano i loro limiti ma, si dice in ambienti ben informati, non si vogliano far trovare nelle braccia di quell’Internazionale Nera che, flettendo in Francia, si è tutta indirizzata a sostenere Casa Pound o altri che non è dato di vedere ma che vengono segnalati ad ogni incontro, in Europa, dove si prepara la vendetta per la sconfitta subita dal nazismo alla fine della Seconda Guerra Mondiale.

Maroni ha orecchie e occhi sufficienti per sapere cosa cova sotto l’alleanza con Casa Pund. Maroni, evidentemente, sa cosa ha fatto, negli ultimi anni, Mario Borghezio. Casa Pound è il MSI del luglio del ’60 quando Tambroni provò a sdoganare a Genova, le forze della restaurazione.

Solo che a differenza di quel drammatico momento gli eversori stanno per vincere con il Cavallo di Troia di una legge truffa che li porterà in Parlamento e vedrete che loro sì lo apriranno come una scatoletta di tonno. È tempo di chiarire che saremo costretti, spero in molti, a non accettare, come legittimo, un potere che volesse farmi ritenere Roberto Fiore o Gabriele Adinolfi persone civili e rispettose della vita degli altri italiani (e non) e come tali accettarli. Sarebbe il riaccendersi di una guerra civile strisciante che non si è mai risolta. Sin da adesso dico che non si deve in alcun modo accettare la farsa della loro elezione e del superamento dello sbarramento, trucco percentuale organizzato dalla Lega in modo sussidiario (gli sposta voti) qualora Casa Pound non avesse consensi a sufficienza.  I dati, rispetto a questa peste bubbonica, sono in netto peggioramento, man mano che si avvicina la scadenza elettorale.

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Il Presidente della Repubblica è un giurista è sa che nella mia semplicità ho ragione: nessuno, neanche lui, mi può imporre di ritenere  i nostalgici di Kappler e delle Fosse Ardeatine dove con altri 322 italiani furono fucilati sei ufficiali dell’Arma, tre sottufficiali e tre carabinieri e il maggiore dell’aviazione Umberto Grani.

Oreste Grani/Leo Rugens