Sequestrato il Salaria Sport Village: vediamo se può diventare un faro di legalità

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“Il tribunale di Roma, sezione di misure di prevenzione, ha disposto la confisca del complesso Salaria Sport Village, per un valore complessivo di 70 milioni di euro. Il Salaria Village, già posto sotto sequestro, fa capo alla Società Sportiva Roma Srl riconducibile all’imprenditore Diego Anemone, condannato nei giorni scorsi a 6 anni nell’ambito del processo sugli appalti G8.

La società risulta proprietaria del circolo, del terreno e degli immobili che sorgono sul terreno, compresa una palazzina di 9 mila metri quadrati con piscina olimpionica che fungeva da residence. La struttura in questi anni non ha mai smesso di funzionare ed è gestita dagli amministratori giudiziari. La confisca, in base a quanto si apprende, è stata disposta perché si ritiene che il complesso sia stato acquistato e costruito con il provento di specifici reati. Nel processo per il G8 della Maddalena sono stati condannati anche l’ex presidente delle Opere pubbliche, Angelo Balducci (6 anni e mezzo), a 4 anni l’ex generale della Gdf, Francesco Pittorru, a 4 anni e mezzo l’ex provveditore alle opere pubbliche della Toscana, Fabio De Santis. Assolto, invece, l’ex capo della Protezione civile, Guido Bertolaso.”

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Notizie che in questa fase non so definire se buone o altro. Certamente deve far riflettere ogni volta che in modo definitivo vengono condannati affaristi e alti ufficiali della GdF trovati collusi. La concomitanza di quanto leggo essere negli intendimenti del M5S per avviare, in caso di vittoria elettorale, un  cambiamento paradigmatico culturale nel settore delicatissimo dello sport e delle attività motorie, con l’arrivo della notizia che il Salaria Sport Village è stato definitivamente sequestrato alla Famiglia Anemone, mi sembra una notizia stimolante. Immagino che il tribunale competente voglia/possa rendere disponibile il bene, secondo ovviamente delicate procedure di legge, perché la collettività ne tragga beneficio.

La comunità del territorio limitrofo romano, quella nazionale e internazionale, dal momento che, una tale struttura (ho fatto un sopralluogo tempo addietro) può divenire con amore, competenza, intelligenza e lungimiranza, un vero e proprio pensatoio (la sede di una fabbrica di idee dedicata alla storia e alla critica dello sport oltre che gli scontati impianti ricreativi?), quasi fosse un santuario “a tema” dove si coltiva e si venera la legalità anche legata al gesto atletico. A leggere il programma governativo del MoVimento 5stelle, i cittadini che lo hanno stilato, ritengono che una cultura sportiva debba divenire il fulcro di un Paese in salute (ecco, tra l’altro, la sicurezza sanitaria e preventiva a cui tanto teniamo).

Il documento pentastellato è sicuramente una prima base di ragionamento ma che deve saper aggregare forze, numerose e di diversa formazione, che si muovono sotto intese al termine semplicistico di sport.

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Attività corporee in generale quindi e, come dicono saggiamente e con lungimiranza alcuni che si intendono culturalmente della materia, in una visione olistica delle discipline. Per candidarsi a gestire un luogo tanto complesso e vasto, ci si deve immaginare capaci di diffondere e ampliare la pratica sportiva concepita come pratica del benessere, direbbero, per fare un esempio, persone che da decenni (il fatidico 1994), trattano la promozione e la diffusione dei principi di varie discipline corporee, tipici di culture diverse, per arrivare a sviluppare la capacità di ogni persona di gestire la sua salute. Secondo questi professionisti della materia (che saccheggio culturalmente senza volutamente citare la fonte per una forma di pudore e di prudenza protettiva nei loro confronti), conoscenza significa circolazione di apprendimento e sviluppo delle competenze il più possibile globale e diffuso attraverso percorsi di formazione e aggiornamento professionale e attività di base rivolte a tutti. Ragionamenti saggi e delineanti un vasto orizzonte in materia tanto complessa e pervadente ormai la vita di tutti. Ho fatto miei questi pensieri senza citare, come ho detto, la fonte per una forma di rispetto nei confronti di persone amiche che non vorrei spingere, senza averle consultate prima (ma lo farò appena possibile), verso una candidatura che invece sarebbe preziosa per la Capitale e la sua collettività.

Oreste Grani/Leo Rugens