Anche Borsellino era incazzato con Vincenzo Scotti

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La timida e riservata Dionisia si chiede nel post CHI LO DICE A GRILLO & CASALEGGIO CHE VINCENZO SCOTTI È L’UOMO DELLE SLOT MACHINE? chi possa ora dire a Grillo chi in realtà sia Vincenzo Scotti.

Facile! Gli scrivo io, che timido non solo, che nulla gli devo, che da anni sono schierato dalla sua parte e da quella dei milioni di italiani, un tempo (felici e speranzosi momenti) ben definiti “grillini”.

La faccio io la parte del “grillo parlante” e, nel assumere questo ruolo, a quanto abbiamo scritto in queste ore, aggiunto che Borsellino era preoccupato della leggerezza con cui Scotti aveva trattato questioni relative alla sua sicurezza personale.

Borsellino si riferiva a Vincenzo Scotti (in quel momento potente Ministro di Polizia) ritenendo che fosse stato, con Claudio Martelli (Ministro di Giustizia), gravemente inopportuno, se non pericolosamente leggero, nel far circolare la notizia della sua possibile candidatura a procuratore nazionale antimafia.

E così scrivendo voglio mandare a dire al garante del MoVimento: perché, fra tanti che potevamo scegliere, quale saggio consigliere o uomo di visione ci siamo andati a “capare” uno come Scotti? O, peggio, perché abbiamo dato un segnale di intenti in politica estera che ad attenti osservatori ci mette in un vicolo cieco del già visto? Voglio arrivare a dire a chi, anche attraversando lo Stretto di Messina a nuoto, ha sospinto in Parlamento oltre un centinaio di cittadini, che la creatura (LinkCampus University) di Vincenzino (prima di Giulio Andreotti, la cui effige gigantesca, per anni, ti accoglieva nell’atrio dei locali di Via Nomentana) l’avremmo dovuta osservare con la dovuta prudenza ritenendola un possibile hub di attività non sempre riconducibili a quelli che dovevano essere gli interessi superiori della Nazione. Oppure scopriamo che il M5S, irrompendo sull’onda dello tzunami in Parlamento, era soddisfatto della politica estera ed interna (sono una sola cosa) attuata, per decenni, da chi aveva governato il Paese. Queste non sono paranoie ma banalmente metodologie che prevedono schemi non sempre ovviamente risolutivi ma che, un sacco di altre volte, ti salvano il culo.

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Ho scritto leggero/inopportuno (a proposito del giudizio di Borsellino) ma avrei potuto scrivere altro, vista la statura intellettuale di Scotti e la vasta esperienza politica che, a quella data, si era fatto in vari dicasteri e con decenni di vita politica nella DC.

Comunque, ribadisco, Borsellino secondo una testimonianza di un magistrato che lo aveva incontrato il 26.6.1992, considerava Scotti uno che non doveva fare quello che aveva fatto rispetto alla sicurezza della sua persona.

Provate inoltre a ricordare che Scotti subentra, come Ministro dell’Interno, al Vicerè di Napoli Antonio Gava, quando questi viene colpito da un ictus. Quando fosse necessario torno sull’argomento e del perché lui e non un altro per dare continuità in Campania, terra, tra gli altri, di Ciro Cirillo.

E, come vedete, continuo a ragionare in termini di giudizio politico, di scelte, di rotazioni, di gattopardismo.

Ma di cosa stiamo parlando se non di politica quando scegliamo, come cornice per mostrarci, durante una campagna elettorale convulsa, un luogo come la nuova sede di Link Campus, con i suoi diecimila metri quadrati e i suoi quattro ettari di parco, attribuiti senza un vero ragionevole perché a gente che, amministrativamente, doveva essere ormai completamente inaffidabile, in quanto, pochi mesi prima, stava in bianco e non riusciva a pagare i vecchi affitti e i collaboratori?

A Roma, il M5S, mi risulta (forse esagerando) non ha neanche una sede logistica stabile, sia come direzione nazionale che come punto di aggregazione sul territorio. E questo a testimonianza della sua frugalità, del rispetto dei soldi dei cittadini e mentalità antiburocratica.

Che cosa cambia repentinamente nelle casse di Link Campus University, da consentirle questo salto qualitativo?

 

Dice: fatti i cazzi tuoi. Non sarebbe giusto, ma posso capire la risposta.

Al tempo aggiungo: se comincia ad affiorare che questa centrale di intelligence non sta al posto suo e che uno dei suoi esponenti di peso (…) è latitante proprio per aver interferito in questioni politiche delicate intercorrenti tra Paesi che forse non stavano rispettando le doverose regole della non ingerenza, dico che un MoVimento pulito, intelligente, partecipato (come deve essere il nostro a cinque stelle) deve stare “in campana” e non andarsi a scegliere le proprie ministre tra i collaboratori di detta centrale.

Non per loro come persone con cui non ho nulla che mi unisca ne che mi divida ma per il dove prestavano collaborazione o stabilivano relazioni preferenziali condizionanti il loro futuro possibile.

Scelta che si potrebbe definire inopportuna o superficiale, ricalcando il giudizio del povero Borsellino a proposito di Vincenzo Scotti.

Non solo penso di aver ragione ma se qualcuno che si ritiene addetto ai lavori o d’ambiente, mi dice che esagero e che è opportuno fare il contrario, non solo mi incazzo, ma mi insospettisco ulteriormente e mi attivo per tenere d’occhio e “cioccare” alla prima occasione, un tale “interessato” consigliere.

Prima occasione che adesso è arrivata. Ed ora vediamo, con la doverosa pazienza e pulizia d’intenti, chi si sbagliava.

Oreste Grani/Leo Rugens

 

P. S.

Anche il più distratto dei miei lettori sta capendo che ho arpionato l’argomento e che fino a quando avrò forza chiederò chiarimenti e farò affermazioni sempre più impegnative. Pronto anche, quale fossi un cattolico irlandese, a sedermi nudo (coperto solo di una coperta con un buco al centro), antistante la villa di Giuseppe Grillo, fino a quando non decidesse di ricevermi. E offrirmi un buon piatto di trenette o testaroli al pesto. E a quel punto vedrete che ci capiremo.