Chi lo dice a Grillo & Casaleggio che Vincenzo Scotti è l’uomo delle slot machine?

“Pur avendo superato da tempo la scomunica sociale del gioco, sembra ancora riemergere un tentativo di classificare i giochi in buoni e cattivi: il Lotto è buono, le slot machine sono cattive. La verità è che tutti i giochi sono buoni se legali e cattivi se illegali, e non solo perché lo Stato e gli operatori del settore avranno cura di regolamentare e prevenire gli eccessi, ma soprattutto perché l’illegalità stimola la patologia, aggiunge emozione all’emozione.” Vincenzo Scotti

Per anni abbiamo sentito dire che Scotti sarebbe stato uno degli importatori del Bingo in Italia; leggendo il documento che trovate di seguito sarebbe giusto dire che è stato l’ideatore del cancro “slot machine” sul quale Giuseppe Grillo e Umberto Rapetto si sono guadagnati molta della mia stima, per quello che conta.

Avere candidato a essere deputati e ministri della Repubblica in quota M5S docenti della Link Campus, università fondata e diretta da Vincenzo Scotti, l’uomo che nel 2002 perora la causa delle slot machine, mi crea disagio a poche ore dal voto.

Questo documento inchioda Scotti alla responsabilità di favorito, se non ideato, il mostruoso riciclaggio legale di denaro sporco della malavita organizzata in Italia attraverso leggi dello Stato. Molte delle società implicate in questo business hanno sede a Malta. Maltesi sono le origini della Link Campus da Scotti fondata.

Altro che report secco, è sufficiente leggere Wikipedia alla voce “Vincenzo Scotti

Dionisia

INDAGINE CONOSCITIVA, SUL SETTORE DEI GIOCHI E DELLE SCOMMESSE

8º  Resoconto  stenografico (VEDI DOCUMENTO ORIGINALE)

SEDUTA DI MERCOLEDÌ 3 aprile 2002

Presidenza del presidente PEDRIZZI

INDICE

Audizione dell’Associazione concessionari Bingo (Ascob)
* PRESIDENTE
Pag. 3, 13, 17  e  passim    * BOREA (UDC:CCD-CDU-DE)
13

    COSTA (FI)
14

    * EUFEMI (CCD-CDU:BF)
15

    LABELLARTE (Misto-SDI)
14

    CONSOLI
Pag. 17

    * SCOTTI
3, 16, 17

         N.B.: L’asterisco indica che il testo del discorso è stato rivisto dall’oratore.

        Sigle dei Gruppi parlamentari: Alleanza Nazionale: AN; Unione Democristiana e di Centro: UDC: CCD-CDU-DE; Forza Italia: FI; Lega Padana: LP; Democratici di Sinistra-l’Ulivo: DS-U; Margherita-DL-l’Ulivo: Mar-DL-U; Verdi-l’Ulivo: Verdi-U; Gruppo per le autonomie: Aut; Misto: Misto; Misto-Comunisti italiani: Misto-Com; Misto-Rifondazione Comunista: Misto-RC; Misto-Socialisti Democratici Italiani-SDI: Misto-SDI; Misto-Lega per l’autonomia lombarda: Misto-LAL; Misto-Libertà e giustizia per l’Ulivo: Misto-LGU; Misto-Movimento territorio lombardo: Misto-MTL; Misto-Nuovo PSI: Misto-NPSI; Misto-Partito repubblicano italiano: Misto-PRI; Misto-MSI-Fiamma Tricolore: Misto-MSI-Fiamma.
Intervengono l’onorevole Vincenzo Scotti, presidente dell’Associazione concessionari Bingo, e i dottori Luciano Consoli, Stefano Voltan, Alfredo Medici e Ramon Monros, membri del direttivo della medesima Associazione.
I lavori hanno inizio alle ore 8,35.
PROCEDURE INFORMATIVE
Audizione dell’Associazione concessionari Bingo (Ascob)
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca il seguito dell’indagine conoscitiva sul settore dei giochi e delle scommesse.
Comunico che, ai sensi dell’articolo 33, comma 4, del Regolamento, è stata chiesta l’attivazione dell’impianto audiovisivo e che la Presidenza del Senato ha già preventivamente fatto conoscere il proprio assenso. Se non ci sono osservazioni, tale forma di pubblicità è dunque adottata per il prosieguo dei lavori.
Ringrazio l’onorevole Vincenzo Scotti, presidente dell’Associazione concessionari Bingo (Ascob) per la sua presenza odierna.
Com’è noto, l’articolo 12 della legge Tremonti-bis prevede un riordino del settore dei giochi e la costituzione della cosiddetta Agenzia dei giochi. Zone d’ombra, sovrapposizioni, duplicazioni, flop di qualche lotteria, ci hanno indotto a svolgere questa indagine conoscitiva per conoscere come stanno effettivamente le cose in questo settore che, oltretutto, fino a poco tempo fa è stato amministrato in «condominio» dall’Agenzia delle entrate e dai Monopoli di Stato, con concessioni, attivazioni di reti informatiche differenziate (e quindi aggravi di costi) e il lancio, ad esempio, delle sale Bingo accompagnato da centinaia di ricorsi al TAR per quanto riguarda le graduatorie.
La vostra associazione è stata convocata proprio per conoscere il vostro giudizio, essendo voi concessionari delle sale Bingo, sui punti di forza e di debolezza di questo nuovo settore dei giochi che è balzato, tra l’altro, agli onori delle cronache anche per problemi strettamente di ordine pubblico, ad esempio per la difficoltà di accedere alle sale giochi. Una delle motivazioni alla base del lancio del Bingo era la «familiarizzazione», la socializzazione dei partecipanti al gioco medesimo: mi si riferisce che, ad esempio, la velocità delle giocate sia invece un fattore che non consente affatto la socializzazione, in particolare da parte degli anziani.
 SCOTTI. Ringrazio la Commissione per la convocazione, che abbiamo apprezzato in modo particolare.
La nostra associazione rappresenta la maggioranza degli operatori dell’ultimo arrivato nel mercato dei giochi. In questo mercato operano, anche nel nostro Paese, imprese che si misurano con le grandi innovazioni tecnologiche, particolarmente informatiche, che richiedono elevate capacità manageriali, assicurano un elevato livello di occupazione qualificata e contribuiscono in modo consistente alle entrate fiscali dello Stato.
Il mercato dei giochi, per poter funzionare correttamente e assicurare una effettiva competizione, richiede regole chiare ed efficaci e controlli adeguati. Per questo la nostra associazione ha apprezzato la decisione del Governo e del Parlamento di procedere a un riordino delle regole e dei controlli, a partire dalla creazione di un unico centro di responsabilità tecnico-amministrativa, con il fine di mettere ordine in una legislazione cresciuta sotto la spinta delle necessità di regolamentazione del singolo gioco senza un riferimento all’insieme del mercato e alla necessità di una omogenea disciplina per giochi differenti.
In questo contesto ci è sembrato estremamente saggio l’avvio dell’indagine conoscitiva della vostra Commissione, quale premessa a ogni innovazione seppur necessaria ed urgente. Siamo perciò ad esporvi alcune problematiche del segmento del mercato dei giochi rappresentato dal Bingo, ma senza mai perdere di vista l’insieme del mercato e il modo con cui viene disciplinato nei Paesi a noi più simili, a partire da quelli che fanno parte dell’Unione europea.
Il gioco del Bingo, pur avendo nell’antica tombola il suo progenitore, costituisce una grande novità per le sue caratteristiche e modalità di svolgimento. Il Bingo, come ben sapete, si gioca in una sala opportunamente attrezzata con sofisticati macchinari informatici, resa accogliente dalla presenza di molti servizi per la famiglia e tali da renderla un centro di incontro e di socializzazione. Questo comporta per l’operatore un consistente investimento che si può quantificare in media intorno ad 1,5-2 milioni di euro e dà luogo ad una occupazione diretta che va dalle 30 alle 40 unità, con elevati livelli retributivi mensili che sono stati stabiliti per contratto di lavoro, già oggi stipulato dalle parti. Siamo dinanzi ad aziende di piccola-media dimensione che richiedono la presenza di manager e tecnici qualificati.
Il regime di concessione, con un collegamento in rete tra la singola sala e l’organo statale di controllo, porta ad una assoluta trasparenza nella gestione e al massimo di garanzia per tutti coloro che vi lavorano. Queste caratteristiche rendono il Bingo diverso da quasi tutti gli altri giochi, che sono basati su una semplice rete, senza grandi investimenti, e sulla distanza fisica e temporale tra giocatore e risultato. Per meglio esplicitare queste telegrafiche notazioni vi consegneremo i risultati di una indagine commissionata da una delle nostre società associate all’Istituto IPR Marketing tra il febbraio e il marzo di quest’anno per analizzare le caratteristiche assunte dal primo impatto del Bingo con gli italiani.
Fatta questa premessa, vorremmo rapidamente soffermarci sulla strada percorsa fino ad oggi per evidenziare luci ed ombre e sottolineare come, nonostante tutte le difficoltà incontrate, siamo di fronte comunque a un risultato positivo.
Alla data del 22 gennaio 2001 1.348 società di persone fisiche presentavano domanda per la gara di assegnazione delle 420 concessioni iniziali di sale Bingo e delle restanti 380 in graduatoria. Essendo prevista dal bando la disponibilità dei locali presentati in gara, le 1.348 società cominciavano a pagare affitti di decine di milioni di lire al mese solo per tenere aperta la disponibilità del locale. Per l’elevato numero dei partecipanti e per un ricorso presentato la valutazione di tutti i progetti ha richiesto 6 mesi; il 16 luglio 2001 veniva pubblicato il decreto con la graduatoria ufficiale dei primi 420 e dei secondi 380 assegnatari, ai quali veniva poi richiesto di riconfermare gli impegni assunti in fase di presentazione della domanda, e cioè la disponibilità dei locali e l’impegno a realizzare effettivamente il progetto ed approntare la sala in 150 giorni, ovvero in cinque mesi, agosto incluso. In quella circostanza facemmo subito presente che assegnare solo cinque mesi per la conclusione dei lavori, quando ce ne erano voluti sei per valutare i progetti, avrebbe creato qualche problema, anche perché la graduatoria era stata pubblicata a fine luglio ed era probabile che fino a metà settembre si sarebbero scontati i ritardi dovuti alle ferie estive, riducendo in tal modo a tre mesi i cinque assegnati.
Non volendo mettere in discussione il termine dei 150 giorni, chiedemmo allora che si concordasse con l’Associazione dei comuni italiani una «corsia preferenziale» per l’esame, da parte dei comuni, delle diverse domande di autorizzazione, in modo da poter sostenere lo sforzo degli imprenditori per il rispetto del termine dei 150 giorni e nell’interesse generale sia di chi investe che dello Stato: entrambi, infatti, avevano fretta di avviare il gioco. Purtroppo nessuna comunicazione è stata inviata all’Associazione delle autonomie locali, né sono state predisposte informative per agevolare la definizione degli orientamenti in presenza di un’attività nuova. Ogni comune, in assenza di una specifica informazione preventiva della gara, della graduatoria e delle caratteristiche delle sale Bingo, si è regolato in modo differente, creando difformità tra comune e comune nel trattamento dei singoli assegnatari. D’altra parte i comuni, non esistendo una specifica categoria nella quale ricomprendere le attività delle sale Bingo, in alcuni casi hanno autorizzato i lavori in regime di semplice dichiarazione di inizio di attività, in altri hanno richiesto l’esame della commissione urbanistica per una vera e propria concessione edilizia, iterquesto che richiede di solito tempi che vanno dai 2 ai 12 mesi a seconda dei comuni.
In presenza di tali ritardi, non dovuti certo alla volontà dell’imprenditore, che avrebbe avuto tutto l’interesse ad aprire la sala Bingo al più presto, si è arrivati alla scadenza dei termini dei 150 giorni, ovvero al 13 dicembre 2001, con solo 4 sale aperte e 31 assegnatari ritirati: cioè poco meno del 10 per cento degli assegnatari; di fronte alle difficoltà subentrate ed allo stesso ritardo dei tempi di assegnazione e dovendo pagare gli affitti senza avere alcuna certezza, questi o avevano perduto la disponibilità dei locali o si erano arresi, rendendosi conto dell’impossibilità di rispettare i termini.
Il Parlamento, in sede di legge finanziaria, ha recepito l’oggettiva difficoltà del rispetto dei tempi ed ha autorizzato un prolungamento degli stessi fino a un massimo di 90 giorni per permettere il completamento dei lavori, imponendo però il pagamento di una penale di 1.000 euro al giorno.
Gli imprenditori aggiudicatari delle concessioni, pur non essendo responsabili dei ritardi, hanno accettato tale condizione, anche se si riservano di rivalersi nei confronti di chi ha generato i ritardi.
Nel corso di questi 90 giorni di proroga, sono state collaudate ed aperte circa 130 altre sale, e per la metà di esse è stata comminata una penale media di 40.000 euro, che si è andata ad aggiungere alla spesa di più di un anno di affitto dei locali – in media 100.000 euro – ed al valore dell’investimento, mediamente di 1.500.000 euro.
In presenza della dilatazione dei costi un ulteriore 10 per cento di assegnatari si è arreso e ha rinunciato al proprio posto in graduatoria.
Il 13 marzo 2002 è scaduta la proroga dei 90 giorni che imponeva comunque a tutti gli assegnatari di presentare domanda di collaudo. I Monopoli di Stato, nella qualità di affidatari del controllo del buon andamento del gioco, hanno predisposto numerose commissioni di collaudo per concludere entro il mese di marzo tutti i collaudi richiesti. Alla data del 13 marzo 2002 la situazione era la seguente: le sale collaudate ed operative erano 133, i ritiri e le revoche erano 67 mentre non vi erano notizie per le rimanenti 200 sale. Anche se è auspicabile che tutti abbiano ricevuto le autorizzazioni e le concessioni comunali per tempo e che abbiano quindi completato i lavori nei termini del 13 marzo, non è così per tutti. Anzi, alcuni operatori in questi mesi si sono dibattuti in ulteriori difficoltà: cantieri sequestrati, richieste di sottoporre le concessioni ad altre commissioni (come quelle provinciali urbanistiche), esposti alle procure da parte dei vicini o addirittura di comitati costituiti appositamente da cittadini scontenti dell’apertura della sala Bingo vicino ai loro appartamenti o negozi. In molti casi tutto ciò è frutto di disinformazione o cattiva informazione da parte delle autorità locali e degli stessi cittadini che temono qualcosa che non conoscono. Questi casi il più delle volte si risolvono con qualche incontro e tanto buon senso da parte di tutti. Ma non sempre è così, e molti sono i casi dove è legittimo pensare, facendo peccato ma non sbagliando, che altri interessi siano all’origine delle difficoltà. Interessi politici, come uno scarso gradimento dell’imprenditore che ha vinto e magari l’invidia di uno che ha perduto. Interessi economici, magari nascosti dietro circoli, comitati o associazioni, che vedono insidiate voci di entrate di tombole e simili dall’apertura della sala Bingo. Interessi assolutamente privatistici di chi, magari potente locale, non gradisce una sala nelle vicinanze della sua residenza. Sono anche queste le ragioni e gli interessi che determinano i ritardi, come anche i circa 172 ricorsi al TAR ricordati dal Presidente.
Sottolineando queste disfunzioni e cause dei ritardi non possiamo né vogliamo far apparire tutti gli assegnatari immuni da colpe. Faremmo un cattivo servizio a coloro che contro tutto e tutti, e sono la maggioranza, insistono e vogliono aprire le sale Bingo. Sappiamo, e lo abbiamo denunciato, che ci sono alcuni che non avendo nessuna intenzione di investire e realizzare le sale, hanno tentato di vendere a terzi il diritto in graduatoria, e che ancora oggi a tempo ampiamente scaduto, tentano di fare mercimonio di un titolo. Questi assegnatari, oltre a gettare discredito sulla categoria dei concessionari con i loro tentativi, hanno generato sospetto nel sistema bancario, rendendolo più prudente anche nei confronti di coloro che avevano ottime intenzioni, ma ancor più hanno creato danno a quegli imprenditori in graduatoria che dal loro ritiro tempestivo sarebbero potuti partire per realizzare la sala. Senza contare ovviamente il danno all’erario.
In questi ultimi mesi, da fine gennaio ad oggi, la direzione dei Monopoli di Stato ha provveduto ad effettuare decine di sopralluoghi nei siti in cui si devono aprire le sale. In molti casi si è accertato che i lavori non erano neanche iniziati. Esistono quindi i presupposti per perseguire e revocare la concessione a tutti coloro che non avendo iniziato i lavori non abbiano neanche informato la direzione dei Monopoli delle oggettive difficoltà incontrate a livello locale.
Torniamo ora alla scadenza del 13 marzo 2002. Abbiamo detto che questa data è stata fondamentale per 214 aggiudicatari di concessione. Secondo le nostre informazioni circa il 60 per cento di questi è in grado di affrontare il collaudo, anche se non tutti hanno terminato i lavori. Alcune decine di casi andranno invece attentamente analizzati per l’esistenza di motivi di forza maggiore o di sospensione dei termini per provvedimento amministrativo (Napoli e Catania). Mentre per i rimanenti casi, che secondo le nostre informazioni sono circa 40-50, o non esiste alcuna intenzione di aprire, ma non è stata comunicata la rinuncia, o sussistono le condizioni per la revoca. In altri termini i 214 aggiudicatari in scadenza possono essere così classificati: 130 lavori completati o in completamento, 40 giusta causa o graduatoria sospesa, 44 soggetti a revoca.
Considerando l’interesse dell’Erario ad aprire il prima possibile il numero maggiore di sale e preservando anche l’interesse di quegli imprenditori che hanno investito ingenti capitali, nonostante i ritardi loro imposti dagli iter burocratici, l’obiettivo finale potrebbe essere quello di concludere entro il mese di maggio la prima fase con 260 sale aperte, 40 sale in ritardo per giusta causa, 114 ritiri o revoche, per un totale di 414 sale.
Considerando tutto quanto sopra esposto, aver portato ad apertura il 72 per cento delle sale sarebbe senz’altro un successo per la nostra categoria, ma soprattutto per l’Erario e per i Monopoli di Stato che hanno gestito l’intera operazione.
La recente proroga di 60 giorni, approvata da questo ramo del Parlamento, ha posto la condizione dell’accertamento relativo al completamento del 75 per cento dei lavori al prossimo 30 aprile, cioè a 13 giorni dalla scadenza del termine di proroga. Tale condizione, se giusta in linea di principio, appare assolutamente inutile e soprattutto inapplicabile in concreto e quindi rischia soltanto di dar origine a numerosi ricorsi per obiettive difficoltà nell’applicazione della norma.
In definitiva il suggerimento che questa associazione si sente di dare alla direzione dei Monopoli di Stato è quello di esercitare una forte azione di controllo e di accertamento delle diverse situazioni, da effettuarsi in un tempo ristretto tramite commissioni qualificate che svolgano tutti i 214 collaudi rimasti: autorizzando l’apertura nei casi di completamento dei lavori; accordando limitate proroghe per completare i lavori per giustificati e comprovati motivi; segnalando ai Monopoli eventuali casi di richiesta di giusta causa; revocando la concessione in tutti gli altri casi.
Un concreto segnale per tutta la categoria potrebbe essere la costituzione di una commissione consultiva (direzione dei Monopoli e Ascob) per esaminare i casi più delicati e per predisporre eventuali protocolli operativi anche per gli aspetti gestionali.
E’ comunque opinione di questa associazione che, tranne i casi di giusta causa o sospensione di graduatoria, la prima fase dovrà concludersi non oltre il mese di maggio per poter poi procedere ai subentri degli aventi diritto in graduatoria e, nelle province sprovviste di tale graduatoria, alla pubblicazione di un bando di gara per reintegrare le prime 420 assegnazioni. Riteniamo fin d’ora doveroso esprimere la nostra seria preoccupazione nell’ipotesi che si voglia allargare subito il mercato a 800 sale, prima che si completino le 420 sale, e che queste abbiano trovato un discreto equilibrio. I dati sull’attività delle prime 149 sale, trasmessi in tempo reale all’organo di controllo, mostrano, nonostante la novità del gioco, delle serie preoccupazioni sui conti economici dei gestori delle sale. Bisogna infatti ricordare che la nostra legge istitutiva del «Bingo» ha assunto come modello quella spagnola che, per le caratteristiche del gioco e della sala (socializzazione), ha come conseguenza un più elevato costo di gestione rispetto ad altri modelli come, ad esempio, quello inglese. Nonostante ciò, la legge italiana non ha previsto, ad esempio, la possibilità di elementi trainanti per il gioco quali il jackpot (o premio accumulato) che permette ai giocatori in certe circostanze di vincere premi più elevati di quelli normali, la possibilità di partite multiple nazionali, regionali o locali, con sistemi di interconnessione e, infine, la possibilità di prevedere la presenza nelle sale Bingo anche di apparecchi automatici, semiautomatici ed elettronici di abilità o di intrattenimento.
Onorevoli Senatori, noi pensiamo che se alcune sale dovessero chiudere prima ancora della fine del primo esercizio sarebbe un grave colpo per tutto il settore. Per questa ragione la nostra associazione, ritenendo che la prevenzione sia la migliore delle terapie, vuole richiamare la vostra attenzione su una serie di misure urgenti che abbiamo così sintetizzato: prima di espandere l’offerta dobbiamo fare tutto quanto è necessario per consolidare l’esistente e sostenere l’espansione della domanda con le seguenti misure: azioni di contrasto alle attività di gioco non assoggettate alle leggi ed ai prelievi erariali, come quella di S. Marino, che nel nostro Paese, soprattutto in alcune regioni, raggiungono dimensioni rilevanti e che in alcuni casi già oggi impediscono il decollo di alcune sale Bingo; riesame dei limiti posti allo spostamento di una sala da un sito rilevatosi per un complesso di ragioni inidoneo ad un altro più opportuno; assunzione della scelta territoriale specifica per la concessione di eventuali altre concessioni, onde evitare la presenza di più sale in un limitato ambito territoriale con la conseguente diseconomicità delle sale; autorizzazione a chi lo richieda a destinare una percentuale del montepremi come jackpot locale, con uno specifico regolamento e l’emissione di un apposito provvedimento di autorizzazione; autorizzazione di possibili «partite multiple» nazionali, regionali o locali con sistemi di interconnessione; autorizzazione all’orario flessibile di 48 ore settimanali; effettuazione di una campagna nazionale di informazione sul Bingo per superare anche i molti pregiudizi e le disinformazioni che stanno caratterizzando l’avvio del gioco in Italia; una attività di informazione e raccordo con gli enti locali per la soluzione dei problemi all’origine dei ricordati ritardi e all’avvio dell’attività delle sale. La nostra associazione ritiene che forse la devoluzione agli enti locali interessati di una piccola aliquota del gettito tributario potrebbe essere un segnale positivo per una maggiore attenzione degli amministratori locali alle nostre problematiche, che non si esauriscono certamente con l’avvio delle attività delle sale.
Da alcuni cittadini e da alcune autorevoli personalità sono stati posti alla nostra attenzione problemi che riguardano figure patologiche di giocatori. Siamo perfettamente consapevoli, per la piccola parte che ci riguarda rispetto al numero complessivo dei giocatori, dell’importanza del problema sollevato, di cui ci siamo fatti carico fin dal primo momento, assecondando la scelta di «sale di intrattenimento e di socializzazione» che il nostro Paese ha fatto per le sale Bingo. Stiamo cercando di fare molto di più, consapevoli che per l’affermarsi del gioco del Bingo in Italia è determinante mantenere quel carattere sano di «luogo di intrattenimento», intervenendo tempestivamente quando qualche frequentatore della sala dovesse mostrare segni di «ludopatia». A questi fini, d’intesa con alcune associazioni che si dedicano alla cura di queste persone, abbiamo previsto un codice etico e un’informativa costante su come comportarsi di fronte a casi sospetti. Noi siamo come una buona «cantina» che considera un alcolista un pericolo per sé stesso ma anche per l’attività della medesima cantina.
Analogo discorso abbiamo fatto con le autorità di polizia, sia per garantire la sicurezza nelle sale, sia per evitare infiltrazioni criminali di ogni tipo. La nostra associazione e alcuni nostri associati sono stati all’origine di un proficuo rapporto tra l’Amministrazione dei Monopoli e il dipartimento di pubblica sicurezza del Ministero dell’interno. Di conseguenza, abbiamo visto con favore l’iniziativa della Polizia di Stato di dar vita a una «polizia dei giochi», che deve operare in simbiosi con la Guardia di finanza per le sue specifiche competenze.
Sulle questione più specifiche del trattamento fiscale delle sale Bingo vi consegniamo un breve appunto su quanto è stato finora fatto e su un aspetto particolare che deve essere ancora regolamentato.
Onorevoli senatori, consentiteci a questo punto di rappresentarvi il nostro punto di vista sul problema più generale del riordino del settore dei giochi, partendo da una classificazione degli stessi. Una prima suddivisione da fare è senz’altro quella tra giochi del caso e giochi di abilità. La differenza è ovvia e risiede nel diverso coinvolgimento del giocatore e di quanta abilità sia richiesta. I giochi casuali non richiedono abilità o conoscenza particolare e dipendono da estrazioni, come il Lotto il Superenalotto, le lotterie o il Bingo. I giochi di abilità invece richiedono un impegno mentale e un pronostico più o meno ragionato; sono di questo tipo le scommesse sportive e ippiche, il Totocalcio e affini, le slot machine. In realtà, questa prima suddivisione non sempre corrisponde totalmente ai comportamenti dei giocatori; abbiamo infatti abilità sul giocare numeri ritardatari del Lotto e ci affidiamo al caso in molti pronostici sportivi. Possiamo quindi avvalerci di una seconda categoria che ci aiuti a classificare meglio i diversi giochi, cioè quella del livello di coinvolgimento emotivo. Esistono infatti giochi «caldi», come il Bingo, le slot e alcune scommesse ippiche, e giochi «freddi», come tutti gli altri nei quali esiste un differimento temporale tra il pronostico, l’evento-estrazione e la vincita. I primi di solito vengono vissuti in compagnia ed in luoghi pubblici e l’immediatezza ne facilita l’emozione e la curiosità socializzante anche nei non giocatori. Una terza ed ultima categoria la possiamo rintracciare nelle motivazioni profonde che spingono al gioco. Vi sono giochi risolutivi ai quali si chiede di cambiarci la vita con la vincita decisiva, come il Superenalotto e la lotteria, e altri giochi di intrattenimento dai quali non ci aspettiamo grandi vincite ma emozione, adrenalina, divertimento e un po’ di soddisfazione in se stessi per l’abilità mostrata. Volendo incrociare le tre diverse categorie potremmo definire un profilo specifico per ogni gioco.
Pur avendo superato da tempo la scomunica sociale del gioco, sembra ancora riemergere un tentativo di classificare i giochi in buoni e cattivi: il Lotto è buono, le slot machine sono cattive. La verità è che tutti i giochi sono buoni se legali e cattivi se illegali, e non solo perché lo Stato e gli operatori del settore avranno cura di regolamentare e prevenire gli eccessi, ma soprattutto perché l’illegalità stimola la patologia, aggiunge emozione all’emozione.
La prima battaglia da condurre è quindi quella per battere i giochi illegali, togliergli i vantaggi ottenuti dalla passività o dall’assenza dello Stato. La lotta al gioco illegale è parte integrante della lotta alla «malattia dell’azzardo». Il cosiddetto giocatore compulsivo non ama essere visto, preferisce la discrezione e la riservatezza e cerca la complicità offertagli dal gioco clandestino.
Non ci sfugge la coincidenza tra l’apertura delle prime sale Bingo, la chiusura di alcune sale clandestine e una campagna di criminalizzazione del Bingo. Nascosti dietro le rispettabili opinioni di cittadini scontenti dall’apertura delle sale Bingo nel loro quartiere, si coprono anche e soffiano sul fuoco gli interessi di centrali malavitose e dell’usura che vedono i loro fiorenti traffici insidiati dalle sale legali del Bingo. D’altra parte, la criminalizzazione dei videopoker e i ritardi nella loro regolamentazione altro non rischiano di essere che un regalo alla criminalità organizzata. Se si vuole combattere la criminalità nel settore dei giochi si faccia subito una legge che autorizzi le slot machine, con i limiti e i controlli che riterrete più opportuni, e si reprima con decisione ogni attività illecita.
Rispettare le leggi e le regole, anche quando possono essere lacunose, è un merito e un dovere; ad ogni dovere deve però corrispondere un diritto. In queste settimane i nostri associati, di fronte a qualche campagna di stampa contro i pericoli del gioco legale, si chiedono perché la lotta contro il gioco clandestino non viene inasprita, perché i bookmaker clandestini, i Bingo clandestini, mascherati da circoli ricreativi, non si fanno chiudere.
Noi siamo lieti – l’ho già affermato – dell’istituzione di quella che viene chiamata comunemente Agenzia dei giochi e salutiamo con piacere, accanto alla Guardia di finanza e ai Carabinieri, la formazione di un nucleo specializzato della Polizia di Stato. Ma non è sufficiente: occorre che si addivenga rapidamente ad un riordino generale del settore che liberalizzi, semplifichi e controlli.
A nostro avviso è preliminare liberalizzare il settore da quelle barriere poste per anni all’ingresso di nuovi operatori, semplificare la filiera produttiva e distributiva separando nettamente i ruoli di chi gestisce e distribuisce e controllare con tutti gli strumenti le attività lecite e reprimere quelle illecite. Il coinvolgimento della rete distributiva è fattore indispensabile alla buona riuscita del riordino, come dimostra il fallimento del Lotto telefonico, osteggiato e fatto fallire perché in contrasto con gli interessi della rete tradizionale di vendita.
Come vorremmo che fosse questo riordino? Questa indagine conoscitiva, propedeutica al riordino, deve rispondere a questa domanda nell’interesse dello Stato, dei cittadini utenti e di tutti gli operatori economici impegnati.
La nostra organizzazione è l’ultima arrivata, anche se molti dei nostri associati hanno precedenti esperienze nelle scommesse e nelle ricevitorie. L’essere neofiti ci consiglierebbe il silenzio, ma siamo convinti che proprio questa nostra particolarità ci permetta una visione più unitaria del problema. Del resto siamo stati i primi a promuovere e ad invitare tutti i protagonisti del settore a riunirsi in una unica confederazione che possa interloquire adeguatamente con il Parlamento, il Governo e, soprattutto, con la direzione dei Monopoli.
In estrema sintesi vi esporrò, onorevoli Senatori, alcune riflessioni generali, frutto anche di esperienze internazionali di alcuni dei nostri associati e di uno studio sulle legislazioni degli altri Paesi che stiamo svolgendo. Limitandoci alla sola Europa, andiamo da un sistema completamente statalista in Francia ad uno semplicemente autorizzativo nei Paesi Bassi. Qualunque sia il sistema prescelto, tutti gli Stati considerano il settore dei giochi come una voce rilevante del prelievo cosiddetto «volontario» e di conseguenza si sono posti il problema di come difendere tali voci di entrate dalla concorrenza di paradisi fiscali off-shore che, attraverso Internet, offrono giochi, scommesse e casinò on-line con montepremi favolosi ovviamente non gravati da prelievi, tasse e aggi di nessun genere. Qualcuno ha calcolato in 1,5 milioni di euro al giorno la spesa degli italiani in giochi su Internet.
Questo della sovranazionalità della rete è un problema comune non solo all’Europa ma valica l’oceano. Anche Canada e Stati Uniti lo hanno affrontato con scarsi risultati, ma certamente con molta più decisione di quanto si sia finora fatto in Europa. Le varie agenzie federali americane esercitano un rigido controllo sui siti dei giochi off-shore ma, ad esempio, non hanno scelto la strada della repressione dell’offerta (cosa invero assai complicata); si sono invece concentrati nel perseguire la domanda, ponendo severe pene ai cittadini americani che accedono o utilizzino tali siti. Questa opera di controllo comincia a dare positivi risultati, ma occorre considerare che l’offerta legale negli USA è assai vasta e quindi i montepremi off-shore hanno un minor appeal nel pubblico americano di quanto lo abbiano in Europa e soprattutto in Italia. Del resto ogni tentativo «autarchico» e di difesa da ingerenze telematiche è destinato a fallire, come si stanno rendendo conto anche nel Regno Unito dove, con un recente «Libro bianco», hanno radicalmente invertito la rotta, dal proibizionismo alla liberalizzazione controllata, come hanno scritto molti commentatori dopo la notizia del varo della nuova legge sui casinò e sul gioco.
Oltre a questo «fronte esterno» dell’offerta telematica off-shore, gli Stati europei stanno in vario modo affrontando anche il «fronte interno» del gioco illegale.
A questi due fronti l’Italia ne aggiunge un terzo, del tutto caratteristico e peculiare, quello dell’area grigia del non regolamentato, che quindi non contribuisce alle entrate dello Stato non per attività illecita ma più semplicemente perché lo Stato non è ancora riuscito ed assoggettarlo a prelievo. Stiamo parlando ovviamente del settore dell’automatico sul quale tanto si è detto anche nelle precedenti audizioni e tante proposte si affollano e si contrastano. Anche su questo argomento, come su quello dei giochi illegali come il totonero, le scommesse clandestine e i Bingo clandestini, ci può essere di conforto l’esperienza di chi ha già affrontato il problema.
In questo caso siamo andati in Spagna, patria del Bingo, ma anche tra i maggiori produttori di slot machine e per molti aspetti simile all’Italia. Dopo un lungo periodo di illegalità, con la fine del franchismo, nella seconda metà degli anni ’70, la Spagna regolarizza molte attività, tra cui il Bingo, ma costituisce parallelamente due organi centrali di controllo: la comisiòn del juego e la brigada del juego, esattamente corrispondenti alla nostra Agenzia e al corpo speciale di Polizia dei giochi.
Pur tuttavia la vera vittoria sul gioco illegale la Spagna la ottiene quando autorizza e regolamenta le attività legali come il Bingo e le slot-machine con forme tali da renderle competitive con quelle illegali in termini di montepremi. Per il Bingo autorizza premi aggiuntivi ai classici linea (cinquina) e Bingo e anche forme di gioco interconnesso tra più sale che aiutano la crescita e la distribuzione dei montepremi. Queste misure le abbiamo indicate come urgenti nei paragrafi precedenti. Per le slot machine istituiscono la percentuale minima di vincite (oltre l’85 per cento) che le macchine debbono distribuire. Ancora una volta la vittoria sull’illegalità viene raggiunta dal combinato disposto dei due fattori decisivi. Liberalizzazione controllata e azione di repressione e controllo.
In una tabella successiva abbiamo riportato anche il confronto della regolamentazione delle slot machine in alcuni Stati americani.
In altre parole, riducendo la competitività del gioco illegale e inasprendo le pene si riduce l’interesse dello stesso giocatore per l’offerta illecita. L’una azione senza l’altra risulta inefficace.
Onorevole Presidente e onorevoli senatori, a nostro avviso l’occasione del riordino non deve essere perduta. Gli errori commessi in altri Paesi prima di noi possono aiutarci a fare una regolamentazione avanzata e moderna.