I titoli della famiglia Berlusconi crollano in Borsa

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I titoli in Borsa della Famiglia Berlusconi stanno giustamente tracollando (- 4,63%) perché la relazione tra quelle aziende e la copertura politica è sempre stata totale.

Anzi, tutto quello che Berlusconi ha “messo da parte” lo deve prima ai notori rapporti di malaffare (la Banca Rasini diretta da suo padre come idrovora iniziale) e poi al conflitto d’interesse risolto, dopo il 1994, a suo favore, con la connivenza di quella sinistra vigliacca e opportunista che glielo ha fatto alimentare a suo porco comodo.

Berlusconi non è mai stato altro se non un sola/zanza/cantastorie/amorale e ormai è ridotto senza neanche la sponda/ponte di Denis Verdini verso il complice (ricordate Crozza che li imitava nella loro similitudine?) Matteo Renzi.

Renzi che potrebbe essere stato anche, a suo tempo, consigliato male da una lunga schiera di mestatori, a cominciare dal vecchio obsoleto Michael Ledeen (che nel giorno della resa dei conti non voglio però dimenticare), o dall’altro grande sughero galleggiante, il vecchio Giancarlo Elia Valori, o dall’avvocato Alberto Bianchi, o da Chicco Testa, piuttosto che dal fido Marco Carrai, personaggio che, chi di dovere, per fortuna vostra, ha impedito che divenisse figura determinante nel campo della sicurezza della Repubblica. Renzi, killer della sinistra italiana (come suggeriva fosse, per vocazione “segreta”, chi lo conosceva da ragazzo), ha portato a termine il suo compito, solo che, come in alcuni film di serie C dove il sicario ad un certo punto si incarta e scatena un casino non voluto da parte dei mandanti, ora viene travolto dagli eventi.

Vi terremo aggiornati immaginandovi in molti preoccupati azionisti Mediaset o possessori di titoli similari.

Oreste Grani/Leo Rugens