In Sicilia, laboratorio d’Italia, niente voto di scambio ma troppi voti per il M5S per essere computati?

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Era il novembre il novembre del 1973 (non 1917!), ed ero (oggi ne sparo una delle mie super balle), sia pur giovanissimo (26 anni), a Catania, il responsabile (tra l’altro) del “distretto operativo” di una struttura (a carattere prevalentemente tecnologico) che assisteva, per le necessità che si fossero dovute determinare a bordo delle navi e dei sommergibili, qualora gli equipaggi non avessero avuto capacità sufficienti, da Napoli a scendere, la mitica VI Flotta americana.

La Legge 300 del 1970, o Statuto dei lavoratori, proteggeva, nonostante l’atipicità e la delicatezza delle attività, i dipendenti/collaboratori impegnati in quei lavori (strapagati per l’epoca) come nessuno può immaginare.

Inoltre, per scelta della casa-madre di Rochester (Usa) i tecnici erano V° Livello Metalmeccanico. Una casta di intoccabili, visti gli anni.

Sono il primo dirigente (o forse ero ancora VII° livello super ) in Italia che, preso un truffatore/ladro/ingrato/stupido (alterava gli scontrini e i rimborsi) licenziò in tronco (vuol dire con decorrenza immediata e solo con il preavviso di legge) un “metalmeccanico”.

E mi beccai il soprannome di Gen. Strelnikov che mi accompagnò per altri tre anni fino a quando non mi chiesero (era il 1976) di andare in Direzione Centrale del Personale del Gruppo Rizzoli – Corriere della Sera, nel cuore della battaglia per la conquista del Gruppo da parte della famigerata P2.

A Milano (dal sole del Sud alle nebbie che ancora esistevano in Lombardia), viceversa, in mezzo a quella giunga di delinquenti truffatori antipatrioti del GOI non riuscii a nulla e racconto, con uguale sincerità, la mia sconfitta. Una vera Caporetto.

Una delle tante. Per quello quando scrivo di massoni avidi e depredatori della nostra bella Italia, pretendo si sapere di cosa si stia parlando. Tornando alla cattiva fama, per cosa ancora più ironica e paradossale, il tecnico (ricordo solo il cognome) si chiamava Castro.

Evidentemente un duello “Castro-Strelnikov” solo quell’esito poteva avere.

Ettore Rosati

Lunga introduzione (lasciatemi un po’ scherzare)  per dire che, se avessi un centesimo del potere che aveva avuto quel generale russo (poi finì male)o che, sia pur in forma ridotta, ho avuto io, in una stagione personale irripetibile, oggi, salito sul treno, andrei a catturare questo Ettore Rosato (quello della legge) e lo passerei per le armi. Tenete conto che Ettore Rosato era il capo gruppo del PD alla camera e non uno scartino qualunque.

E mai possibile che un truffatore (come deve essere appellato il padre di una legge truffa?) che ha messo in piedi un marchingegno (il Rosatellum) per cui non si sa chi far “salire” dalla Sicilia a Roma, al Parlamento Repubblicano, per eccesso di voti raccolti dal M5S, debba essere lasciato in vita (sempre metaforicamente), ricevere nuove prebende (il para-culo si è ben protetto e sarà nuovamente insediato) e quando si toglierà dai coglioni dovrà ricevere il noto dispendioso vitalizio, senza che qualcuno lo possa metaforicamente fucilare?  Tenete conto che stiamo per sfiorare il paradosso che i voti in eccesso espressi dai cittadini per il M5S potrebbero essere ripartiti tra gli sconfitti che la gente non ha voluto e mandarli al Parlamento. Tenete conto che per cinque anni ogni atto compiuto nei rami del Parlamento, è stato falsato dalla computo truffaldino implicito nell’altra legge con cui una testa di rapa come Ettore Rosato o Matteo Renzi, avendo 100 voti in più, vincevano sempre ogni ragionevole messa in discussione delle loro corbellerie o mascalzonate. Compreso il Rosatellum che a nessun costo doveva essere fatto passare. E quanto sta accadendo in Sicilia ne è la prova. Questo è un esempio di quanto mi divide dal M5S a causa delle sue scelte fragili e arrendevoli. Il Rosatellum non non non non doveva passare tanto è vero che oggi il paese sarebbe democraticamente nelle mani giuste e non a forte rischio eversivo. Perché nel marasma dei prossimi giorni si nasconde l’eversione e non nelle sedi di Casa Pound che, al massimo, farà da miccia corta o detonante.

Ettore_Rosato_PD

Come vedete, invecchiando, non mi accontento mai.

Invece di parlare di Renzi Matteo (Commissione per le Autorizzazioni a procedere, sei pronta perché appena potrai avrai da fare?) e del suo essere l’ago della bilancia, vogliamo organizzare trasmissioni e trasmissioni televisive per spiegare “per chi” gli italiani (i siciliani in particolare) intuitivamente hanno votato? Perché in Sicilia c’è stata la più eclatante forma di civile, consapevole, coraggioso omaggio al tema del voto di scambio a cominciare dall’elezione di Piera Aiello.

Signor presidente Mattarella, da siciliano e da giurista, se fossi in Lei (ma che ve lo dico a fa che non lo sono?) terrei, tra le altre doverose valutazioni, in considerazione anche il Q.I. di questa gentarella, ora che si tratta di decidere a chi affidare il governo della Nazione.

Ma quale protesta: quello siciliano è un vento che va capito almeno alla luce di tutti i ragionamenti che si sono fatti sulla Sicilia Laboratorio che anticipa le volontà politica della nostra gente, da nord a sud, da sud a nord. Cappotto e questa volta non c’era Marcello Dell’Utri a menare le danze in quanto richiuso per attività mafiose. Questa volta niente voto di scambio. Anzi.

Oreste Grani/Leo Rugens

 

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