La eventuale solitudine della prof. Emanuela Del Re

PRESENTAZIONE PURSUING STABILITY AND A SHARED DEVELOPMENT IN EUR

Il 16 settembre 2017 (maledizione, come passa il tempo!) ho lasciato in rete una personale riflessione sulla statura degli uomini e delle donne che reggono il mondo. In realtà il pensiero, come spesso  accade ad un semplice autodidatta (non ho formazione accademica), mi era stato suggerito da cose lette. Quel giorno mi ero ritrovato tra le mani il testo di una lettera che la famosissima vedova Kennedy aveva scritto a Nikita Kruscev che altrettanto non vi sarà sconosciuto (NELLA LETTERA DI JACQUELINE KENNEDY A KRUSCEV DOPO LA MORTE DEL MARITO SI PARLA DI PICCOLI E GRANDI UOMINI). Ripercorre cosa mi sia sovvenuto dopo la rilettura del mio post, mi riesce difficile farlo con parole nuove per cui ripubblico l’articolo ma aggiungo solo la constatazione che, in otre 100 giorni di formale campagna elettorale, non ho sentito una sola parola relativa agli avvenimenti geopolitici in essere che dovranno in qualche modo essere affrontati dall’Italietta e non-non-non-non un solo ragionamento che mi convincesse sulla funzione internazionale (mediterranea?) della futura classe dirigente pentastellata che si candida a guidare la Repubblica.

feluche diplomatici

Non dico che abbia monitorato tutto, ma ho sentore di forti limiti in materia. La dottoressa Del Re, che il M5S candida a ruolo di Ministra degli Esteri, dicastero che in un governo conta come, se non di più, del Premierato, si dovrebbe intende di questa materia avendo collaborato, come pensatrice complessa, all’unica rivista italiana che da decenni si impegna sul tema geopolitico (Limes di Lucio Caracciolo di cui è membro del consiglio redazionale), e, se intervistata, potrebbe confermarvi la mia preoccupazione. Con il rispetto dovuto alle scelte che il vertice del M5S ha voluto/saputo fare e a prescindere da quanto la rete con oculatezza e fermezza mette a fuoco sulle radici familiare della ipotizzata per la Farnesina, quello che sento di dire quale marginale e ininfluente blogger (come certamente sono), è che, a quanto si è visto in giro in cinque anni (un sacco di tempo!), una rondine, come si diceva millenni addietro, non fa primavera  per cui il team che mi aspettavo si determinasse nel MoVimento intorno al tema della politica estera (cioè tutto) non si è strutturato e ora, qualora si riuscissero a vincere non tanto le elezioni che si sono in un certo modo vinte ma la vera sfida che è l’assunzione della guida del governo, il lavoro della dottoressa si farebbe estremamente impegnativo. Se si esclude la capacità mostrata nell’estate del 2013 (!!!) in occasione del caso Shalabayeva, il M5S ha brillato per silenzio, o, peggio, ha speso troppe parole non pesate, sul tema dei temi. Comunque, tiriamo avanti e, intanto, preghiamo, laicamente ma preghiamo, perché di grandi uomini e di grandi donne sul Pianeta c’è carestia e siccità.

Oreste Grani/Leo Rugens

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P. S.

Ci dovrà pure essere un motivo per cui invece di insegnare alla Univerità XYZ di AIC-BGK una sceglie un posto bizzarro (dovete sempre pensare che, a me settantenne, così appaiono i posti Cepu, Pegaso, Università Telematica G.Marconi, E-Campus) come l’università intitolata a Niccolò Cusano dove è docente la Del Re? Dico questo perché essendo uno che quando sceglie un nome da attribuire ad una struttura ci pensa e ci ripensa e, quando decide, c’è sempre un perché, mi chiedo quale segnale di scelta culturale si voleva dare evocando il nome di una figura complessa come il pensatore tedesco? Inoltre mi incuriosisce chi (Stefano Bandecchi?) abbia potuto dare proprio quel nome all’autorevole università perché, notoriamente, quando, si “battezza”, si ritiene di segnare un destino, una strada, una appartenenza.

Sulla cultura e il mondo di Stefano Bandecchi, vi ho lasciato un po’ di spunti nel post TRA UNA UNIVERSITÀ E L’ALTRA: LINK CAMPUS E NICCOLÒ CUSANO appena pubblicato. Per completare la visione di chi sia stato il “datore di lavoro” della futura ministra (se va tutto liscio) potete farlo anche approfondendo il nome di Stefano Ranucci, a cui mi riferisco nella seconda parte dello post citato, spero ancora collaboratore del Bandecchi. Spero, perché non vorrei mostrami obsoleto fino al punto da non sapere quando qualcuno si separa da qualcuno.

Stefano Ranucci, come leggete, già candidato sindaco per Roma Capitale nel 2013, a sua volta è personaggio da ritenere nella dovuta considerazione ora che ci stiamo intrigando (e anche un po’ incazzando) a seguire le piste rizomiche di questo “shangai” che emerge essere stato il terreno di cultura del gruppo dirigente che un giorno ha deciso che il nuovo che avanzava era Vincenzo Scotti, incantatore di serpenti, lingua biforcuta, abile a navigare (non con la nave Yacht Etruria che ancora aspetta il varo) almeno quanto Silvio Berlusconi che anagraficamente, dobbiamo ammetterlo, è un ragazzino rispetto a lui.