Ipazia fu uccisa l’8 marzo del 415?

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Ipazia fu scarnificata viva antistante la sua amata Biblioteca, forse l’8 marzo del 415.

Da quando (era il Dicembre del 1991) sono stato introdotto alla conoscenza della vita esemplare della Maestra, ogni “8 marzo”, mentre genericamente altri sono spinti a chiamare questa giornata la “Giornata della Donna“, per me è il giorno del Ricordo di Ipazia Alessandrina e del suo martirio consapevolmente affrontato per non dover abiurare alle sue idee davanti al fanatico Cirillo e per difendere il sacro valore dei suoi adorati libri.

Volumi, testi, libri, rotoli, papiri, incunaboli, tavolette che, come si può ascoltare in una realizzazione teatrale interpretata da Francesca Bianco nel lavoro Il Sogno di Ipazia … non bruciano.

Oreste Grani/Leo Rugens


TORNA A TEATRO “IL SOGNO DI IPAZIA”

Come il mio anonimo diffamatore Amalek sa, sono stato, per molti anni, il custode del nome di Ipazia e ho agito, con i miei limiti, per la divulgazione della storia esemplare della grande scienziata fatta scarnificare viva dal vescovo cristiano Cirillo nel 415 d.C. ad Alessandria d’Egitto.

Affido, come ho già fatto ieri, alle parole di Carlo Emilio Lerici, regista del lavoro teatrale “il Sogno di Ipazia”, il racconto del mio incontro con lui e con i suoi amici e collaboratori:

Ad aprile del 2009 era in scena al Teatro Belli “Alan Turing”; il giorno dell’ultima replica, a spettacolo ormai terminato, una persona passò davanti al teatro e vide il manifesto. Incuriosita, entrò a chiedere informazioni…così ho conosciuto Ipazia Preveggenza Tecnologica. Come me, alcuni membri della società conoscono molto bene Turing, il matematico inglese padre dell’intelligenza artificiale. Abbiamo incominciato a parlare di tante cose e di tanti progetti e nel corso di uno di questi incontri, il direttore (Oreste Grani ndr) mi ha raccontato la storia di Ipazia; aveva in mente di realizzare uno spettacolo a lei dedicato, dichiarandosi pronto a sostenerlo in ogni modo. Come in effetti sarebbe stato. Forse non sperava che mi sarei messo in moto così in fretta. In fondo non avevo mai sentito parlare prima di Ipazia. Come tanta gente ero completamente ignaro di questa storia incredibile e quando ne ho parlato a Francesca Bianco, l’attrice con cui allestisco spettacoli da oltre 25 anni, anche lei si è entusiasmata. E così abbiamo telefonato immediatamente a Massimo. Non ne sapeva niente nemmeno lui, ma anche lui è stato preso dallo stesso entusiasmo e si è messo subito al lavoro.

Poi abbiamo messo in azione Francesco Verdinelli, il musicista con cui collaboriamo da tanti anni e che ha costruito la partitura musicale, infine ho chiamato un altro amico, Stefano Molinari, attore con cui lavoriamo spesso, che  mi ha messo a disposizione la sua voce per interpretare l’autorità religiosa. E infine, a darci un prezioso aiuto per la produzione, è arrivata Teresa Pedroni, della compagnia Diritto & Rovescio. A settembre del 2009 dovevamo partecipare a Opere Festival nel castello di Bracciano con lo spettacolo “Assassine”,ma non volevamo perdere l’occasione e così abbiamo proposto ai direttori del festival, Maurizio Conte e Alberto Bassetti, di ospitare anche “Il sogno di Ipazia”. Gli abbiamo chiesto una sala e in cambio gli offrivamo lo spettacolo. Una cosa abbastanza folle in un’epoca in cui si è sempre più costretti a monetizzare ogni cosa. L’entusiasmo spesso rende folli e così anche i direttori, travolti dal nostro entusiasmo, nonostante il programma del festival fosse già chiuso, hanno fatto loro la nostra proposta mettendoci a disposizione una sala bellissima e una serata tutta per noi.

Dopo il debutto da “tutto esaurito” del 19 settembre abbiamo riproposto lo spettacolo al Teatro Belli di Antonio Salines all’interno della Festa dei Teatri. Era il 4 ottobre e lo spettacolo era stato programmato per le 22:30. Per una serie di problemi tecnici abbiamo iniziato alle 23:45. La sala era piena, nessuno se ne era andato e nessuno aveva protestato per il ritardo. Volevano tutti vedere Ipazia. Proprio per questo abbiamo deciso di proseguire le repliche anche nei giorni successivi. Il teatro era sempre pieno. Il sogno di Ipazia era uno spettacolo di successo! Non credevamo ai nostri occhi. Sui giornali si parlava del film“Agora” che non trovava la distribuzione, stava per uscire un libro che avrebbe venduto in pochi giorni migliaia di copie. Ipazia era tornata. E c’eravamo anche noi. Poi siamo tornati in scena a novembre, a febbraio e a marzo del 2010 al Teatro Lo Spazio di Roma diretto da Alberto Bassetti e Francesco Verdinelli che hanno anche partecipato alla produzione. Sempre con grandissimo successo. Poi ci hanno chiamato a Napoli. A Genova ci aspettano a novembre. E si moltiplicano le richieste in tutta Italia. Su Facebook la pagina che avevamo creato per lo spettacolo ha cominciato a raccogliere appassionati arrivando in poco tempo  a oltre 1700 iscritti. Cercavo un teatro dove tornare in scena e miracolosamente sono saltati due spettacoli che erano in programmazione al Teatro Belli.

Potevamo tornare in scena! Sono certo che questa passione per Ipazia crescerà sempre più dopo l’uscita del film, e credo davvero che l’onda che si è messa in moto non si possa più fermare. Noi sicuramente non ci fermeremo e continueremo a girare l’Italia con Ipazia. Per Ipazia.

Faccio questo per rispetto della verità di cui Ipazia è nume tutelare; faccio questo per l’amore che coltivo, in segreto, per mio figlio che voglio che sappia a cosa, suo padre, da sempre, si è dedicato; lo faccio per la mia leale compagna di vita che rileggendo queste parole possa sopportare meglio i danni subiti per avermi assecondato; lo faccio per quelle persone che, negli anni, capendo il valore emblematico del nome di Ipazia Alessandrina, hanno voluto collaborare alla realizzazione del sogno. A volte guadagnando onesto denaro, a volte pagando pegno.

Lo faccio infine perché, come Araba Fenice, grazie ad un manipolo di eroi che ancora mi sostengono, Il Sogno di Ipazia dalle fiamme metaforicamente messe in scena da Lerici, Vincenzi, Verdinelli e Bianco spicchi nuovamente il volo. Con tutta la sua energia catartica.

L’incontro che Lerici, con grande sensibilità e onestà intellettuale, racconta è l’incontro da me voluto tra Ipazia e il Teatro.

In questo caso, i teatri Belli e Lo Spazio. Il teatro possiede nel suo intimo il senso della protesta, la forza di usare la negazione come atto creativo. Il teatro è il luogo in cui da millenni si pronuncia il no alle convenzioni e alle leggi che negano la pietà, la dignità e la libertà.

Il testo scritto “Il Sogno di Ipazia” per Francesca Bianco si conclude con le parole che vi propongo. Per chi conosce le vicende drammatiche di Ipazia Preveggenza Tecnologica, Ipazia Promos e mie personali, ne coglierà tutto il significato profetico e di fedele ricostruzione degli avvenimenti che mi hanno travolto.

Oreste Grani

Fiamme e urla! Fiamme e urla! Fiamme e urla!

Piego la testa, mi rannicchio.

Lingue di fuoco che mi inseguono.

Ho paura. Ma non ho paura di Dio.

Ho paura di loro.

Vorrei ammettere tutte le colpe del mondo se servisse a qualcosa.

Se servisse a fermare le mani e i pugni. Botte. Calci. E sassate che mi tagliano la pelle.

Il mio corpo si assottiglia. Sono trasparente. Ma io voglio continuare ad essere.

Forse basterebbe aprire gli occhi.

Ma non ho più gli occhi.

Me li hanno strappati via.

Girano le immagini. Il mio sorriso di bambina, la faccia serena di mio padre, le risate a scuola, le voci.

Ripeto i nomi delle stelle che ho amato. Penso all’ordine dell’universo.

Le pagine del mio libro bruciano con me.

Poi più nulla. Solo fiamme. Fiamme e urla.

Le urla della loro sconfitta.

Non ascoltate quello che vi diranno. Vogliono che io sparisca nel nulla.

Per questo diranno che me ne sono andata, che sono fuggita.

Per questo diranno che nessuno ha visto quello che mi hanno fatto, nessuno ha sentito.

Non gli credete!

Bruciano il mio corpo e i miei scritti perché non vogliono che resti nulla di me.

Ma si sbagliano.

Il pensiero non brucia!

Ricordatevelo.

Io vi vedo amici miei.

Sono lì con voi. Che correte veloci aggrappati ai vostri cavalli.

La notte ci porterà al mare.

Liberi.

Il vento nelle vele.

Una nave piena di libri.

Parole ai remi.

Numeri al timone.

L’ordine delle nostre teste a darci la rotta.

Troveremo un posto per ricominciare.

Un’altra alba ci aspetta.

E non voltatevi mai indietro.

A guardare il mio corpo che brucia.

Il pensiero non brucia.

Io adesso voglio solo salire sul tetto della mia casa a guardare le stelle.

Mio padre è lassù che mi aspetta.

Mio padre mi aspetta.

Lo so.”

 


IPAZIA – IDEALE SORELLA DI GESÙ – SCARNIFICATA VIVA DAI CRISTIANI. AL PEGGIO E ALLE CONTRADDIZIONI NON C’È MAI LIMITE

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Sento il bisogno di fronte a tanto sangue innocente e a tanta violenza dell’uomo su l’uomo tornare a parlarvi della figura di Ipazia Alessandrina nella speranza che nel suo nome avvenga il miracolo della fine delle ostilità. Almeno di quelle in essere nel Mediterraneo.

In migliaia, pochi anni addietro, osannarono (libri, siti appositamente fatti nascere, articoli di stampa) la vita irreprensibile e le qualità intellettuali della matematica Ipazia, accorrendo a vederne, in centinaia di migliaia, la versione cinematografica rappresentata nel film “Agorà”.

Oggi tutto tace intorno all’illuminante nome della filosofa alessandrina.

Si squarcia il velo di questo silenzio solo quando qualcuno digita “Ipazia” prima di andare a teatro ad assistere ad una delle tante repliche del monologo “Il sogno di Ipazia” interpretato da Francesca Bianco per la regia di Carlo Emilio Lerici.

Sul tema e a proposito della genesi del lavoro teatrale citato il navigatore trova, in questo sito, il  racconto dedicato a come feci in modo che un gruppo di intellettuali, di attori, di registi scoprisse il valore incommensurabile della figura della filosofa, matematica martire per mano del fanatismo religioso dei cristiani dell’epoca. A tal proposito sarei curioso di sapere tra tanto male che ho fatto su questa terra quante siano ad oggi le repliche di quel lavoro teatrale e quanto abbia onestamente incassato e reso come contributi “regionali” previsti per il Teatro. Tornando alla bella Ipazia, ogni tanto compaiono tracce telematiche di qualche curioso ma, per il resto, un imbarazzante silenzio.

Eppure viviamo ore in cui quel sacrificio di “una sola per tutti noi”, avvenuto in quel lontano marzo del 415, ad Alessandria d’Egitto, andrebbe ricordato quale esempio della violenza cieca che da millenni non cessa e non trova soluzione nel Mediterraneo.

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Vi riporto parole che si trovano nel volume “Azazel” scritto dal professor Youssef Ziedan che spero sia, nella sua amata biblioteca, in buona salute, nel tormentato Egitto: “Prima che  la Maestra pronunciasse una sola parola, il mio cuore cominciò a battere tumultuosamente, al punto che pensai che quelli che stavano seduti attorno a me potessero sentire i battiti agitati. Ipazia era un donna bella e compita. Anzi, forse era la più bella donna del creato. Poteva avere una quarantina d’anni (siamo nel 415 d.C.ndr), aveva un bellissimo naso e la sua bocca, la sua voce, i suoi capelli, i suoi occhi…tutto in lei risplendeva della sua luce interiore. E quando cominciò a parlare il suo splendore aumentò. Ipazia aveva le stesse sembianze che avevo sempre immaginato dovesse avere Gesù Cristo (in nome di Cristo, per paradosso, il vescovo Cirillo la fece scarnificare viva ndr), un aspetto che metteva insieme delicatezza e splendore.

Di quale sostanza luminosa era fatta quella donna? Era diversa da tutti gli altri!“.

Alcuni la chiamarono “sorella di Cristo” e i cristiani le strapparono gli occhi.

Spero che durante l’imminente Giubileo Papa Francesco trovi l’onestà e il coraggio di chiedere scusa all’Umanità per quell’efferato spargimento di sangue puro e prezioso. Sangue che irrorava una delle menti matematiche più intelligenti e preziose dell’epoca. Come se l’ISIS avesse brutalizzato e tagliata la testa a Rita Levi Montalcini che non a caso amava Ipazia e dalla sua  vita si era fatta ispirare. È tempo che i cristiani, per bocca di uno dei loro capi più autorevoli (papa Francesco) ricordino quei fatti e facciano luce sulle responsabilità di Cirillo fanatico tagliatore di teste dell’epoca. Ad ogni epoca il suo Abu Bakr Al – Baghdadi. Cerchiamo e rifiutiamo i fanatismi sotto ogni veste si presentino. Cirillo ad Alessandria, uccidendo Ipazia, non fece cosa meno grave della decapitazione a Palmiria del suo “custode” professor Khaled Asaad. Ipazia infatti, oltre che la scienziata che tutti ormai riconoscono, era anche la “custode” della Biblioteca Alessandrina. O dobbiamo ritenere che ci siano “custodi” e “custodi”?

Oreste Grani che tra le tante nefandezze fatte (stupri, appropriazioni di pubblico denaro, distruzione di beni culturali) ispirò, favorì, sostenne economicamente il magistrale lavoro teatrale “Il sogno di Ipazia” a cui ancora oggi potete andare ad assistere.