Attenti a quei due: Haspel e Putin, di fatto colleghi e coetanei

 

Giuliano Ferrara (quello) è stato collega di Gina Cheri Haspel, nuova direttrice della CIA, nel 1985. Questo è avvenuto in posizioni diverse in quanto lei “pischella” appena assunta e lui consolidato traditore di Bettino Craxi e del suo Paese, l’Italia.

Per calarvi nell’atmosfera di quegli anni, direi che possiamo facilmente attingere all’autodenuncia dell’obeso fondatore del Foglio. Articolo utile a più fini. Certamente a capire in che situazione geopolitica internazionale si arruola la Haspel. E, nel farlo, vi offro un ripasso su Ferrara, la sua vita ambigua, la sua amoralità e del perché considero illegittimo che percepisca un vitalizio dalla Repubblica italiana. La dichiarazione pubblica del giocatore di poker fallito, figlio di Marcella de Francesco (gappista che mi risulta per un rapporto riservatissimo dall’aldilà che si rivolta nella tomba) e di Maurizio, segretario di Palmiro Togliatti, per anni (dal 1973 al 1982) il ragazzone fu funzionario del PCI, a tempo pieno, in quel di Torino, ma, al tempo stesso, sempre in quella città di sostanziale potere capitalistico, a stretto contatto con ambienti (non solo politici) complessi ma che per semplicità (e penso di immettere in rete una assoluta novità) chiamerò piduisti.

Io, quando dico piduisti, intendo GOI e indico, nel caso specifico, la tessera 846 relativo alla Loggia Propaganda 2.

La tessera 846 è riconducibile ad una figura che Ferrara, su Torino, non solo conosceva bene ma nell’ambiguità che lo ha da sempre contraddistinto, frequentava. Politicamente e non solo. Anzi, diciamola tutta, con il titolare della tessera 846 (mai radiologo a La Spezia), Ferrara era compagno nel PCI e sarebbe interessante sapere se anche in questo caso (come quello in cui fu individuato come informatore pagato della CIA e solo dopo  costretto a “consegnarsi”), il nostro è pronto a “raccontarsi” quale affiliato ad altro oltre che ciò di cui fino ad oggi abbiamo notizia.

Mai rimuovendo che Ferrara è cresciuto a Mosca.

Così facciamo il paio con quelle stronzate da quattro baiocchi che da decenni l’obeso continua ad attribuire a Di Pietro e al lavoro del Pool dei magistrati di Milano. Cazzate le sue, cazzate le mie. Con il rischio che le mie non lo siano. Di Pietro avrà mille e mille limiti ma non certo la dimensione/responsabilità di quel 1992 che mai ci sarebbe stato se il Pio Albergo Trivulzio non fosse stato un luogo di malaffare.

E bastaaaaaaaaaaaaaa, non se ne può più di ascoltare un tale cumulo di fesserie dietrologiche ideate sostanzialmente da Giuliano Ferrara per raccontarsi i perché alla fine se la sia scientemente fatta con gente come Marcello Dell’Utri, Cesare Previti, Silvio Beriusconi

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Tornando al 1985, mentre Giuliano Ferrara era in piena attività da agente doppio ai danni del nostro Paese, l’attuale capessa della CIA, veniva arruolata nell’Agenzia, appena trentenne. In quel momento la CIA era veramente il cuore del mondo dell’Intelligence occidentale ed esisteva a tutti gli effetti ancora un KGB, spina dorsale del blocco imperiale sovietico.  Putin (quello) era in servizio, proprio nel 1985, a Dresda, organico (sia pur russo e del KGB), alla feroce STASI. E qui lasciamo l’ormai inutile Ferrara e passiamo al cuore del post, dopo che qualche sassolino, anche oggi, ce lo siamo tolto.

Sembrano dettagli ma non fra agenti operativi (lei alla CIA e lui al KGB, lei ora Direttore e lui Presidente a vita della Russia) cresciuti “in strada”, passatemi il linguaggio, entrambi, tanto da immaginarmeli formati/condizionati dagli stessi stereotipi che in quegli anni guidavano/distorcevano le menti dei capi del mondo.

Putin deve la sua fortuna politica alla STASI in quanto, alla caduta del Muro di Berlino (9 novembre 1989) era alloggiato, come KGB, nell’edificio limitrofo a quello preso d’assalto dai cittadini della DDR inferociti (l’assalto che Putin, pistola in mano, respinse è del 5 dicembre 1989 con un cazzo di freddo a Dresda!) che volevano farsi giustizia di quanto per decenni avevano subito. Putin, come ho accennato, con un solo caricatore contenente dodici proiettili, promise che se i tedeschi provavano ad entrare nell’edificio (lui, da giorni, bruciava gli archivi), escludendo il colpo finale destinato a lui, con gli altri undici, avrebbe accoppato altrettanti assalitori. Fermò la folla e cominciò quella carriera che ancora dura.

 

Lei è una che se bisognava ricavare una informazione, usava ettolitri di acqua salata con il prigioniero di turno. Direi di non rimuovere questo atipico telefono senza fili tra i due. Questi dettagli perché la vita e le convergenze evolutive internazionali, stanno mettendo, sia pur a distanza, in stretta relazione due super duri. E non parlo di quel ragazzotto di Donald Trump, cresciuto nella ricchezza e nella bambagia ma di due cazzutissimi super agenti forgiati dagli addestramenti più difficili da immaginare. La signora della CIA è una tosta e Putin lo chiudo ricordando che il suo credo, da ex ragazzo di strada cresciuto a Leningrado, era: “Se ci deve essere la rissa, colpisci per primo”. Non credo che un pensiero così radicato sia buon consigliere quando in ballo ci sono le armi di distruzione di massa.

Ma questo passa il convento e questo vi dovete tenere.

Ripeto: lei finisce gli studi ed entra, poco dopo, nella CIA. Lui addirittura, direttamente nel KGB, dopo gli studi, senza mai aver fatto altro.

Se non sono colleghi questi due, ditemi chi lo è?

Oreste Grani/Leo Rugens

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