Lidia Vivoli ha diritto a vivere e non terrorizzata dal bruto che ha cercato già di ucciderla

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Non entro nel merito di quanto la magistratura ha già fatto (comunque meglio di tante altre volte) condannando (per patteggiamento e quindi in modo forzatamente irrisorio) il criminale che voleva uccidere Lidia Vivoli, madre, tra l’altro, di due gemelli.

Attenti a questi dettagli, per non dovere poi aprire i rubinetti del piagnisteo, a cose accadute. Certamente (per chi sa in che condizioni operino da quelle parti) non si possono giudicare i militi dell’Arma che operano in quel territorio che ricordano alla signora di “avvertirli tempestivamente”.

Capite tutti che siamo ormai a situazioni paradossali e quasi senza via di scampo, se non si mobilitano altre risorse e altre modalità di legge dove questi figuri “devono” essere messi in condizioni di non fare ulteriore male.

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La tecnologia potrebbe aiutare per quanto riguarda la sollecitazione ad essere tempestivi e in calce vi propongo una soluzione che forse potrebbe funzionare, ma da subito, va fatta un’eccezione per la signora che deve essere affidata a competenze che la possano addestrare consentendole, in via eccezionale e in presenza di un pericolo certo, di avvalersi di tecnologia inibente che la possa salvare. Direi di provare ad inaugurare un combinazione di più elementi di attenzione e protezione del bene supremo che è la vita: il territorio limitrofo può essere coinvolto professionalmente con tecnologie diffuse e offerte da chi ha interesse a proporre una tale soluzione civile; un addestramento atto ad una difesa personale; l’autorizzazione/la tolleranza all’uso di inibitori tecnologici per paralizzare l’aggressore. Preferisco suggerire una tale soluzione “violenta” (in Italia, non lecita se usata dal privato ed è solo in sperimentazione presso le Forze  dell’Ordine) che immaginare omelie e funerali strazianti, con corredo di piccole bare bianche. Non facciamo gli ipocriti: questo signore deve ricevere il fatto suo e Lidia Vivoli deve vivere. Per non parlare delle sue creature.

Facciamo ognuno la nostra parte.

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Oreste Grani/Leo Rugens

P.S. Nella cittadina delle ville barocche lasciamo ai Mostri di Villa Palagonia il compito di “terrorizzare” visitatori e ammiratori.

Il riscatto (ovviamente con mille altre scelte), civile, politico, culturale della Sicilia potrebbe anche avere, tra i tanti possibili, come innesto deflagrante, la fine positiva di questa vicenda, ad oggi, crudele e incivile. Nella testata altre volte ricordata “Piazza Armerina“, Bagheria era entrata proprio con un servizio sui mostri di Villa Palagonia. Non mi fate finire a dover citare quelle terre meravigliose solo per violenze private.

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P.S. al P.S.

Spero che nessuno dubiti che non sappia che è illecito usare il TASER ma ritengo che sia opportuno entrare nel merito e agire per preservare il bene supremo.

P.S. al P.S. del P.S.

L’Help (un allarme via telefonica a chi di dovere e l’attivazione nel territorio limitrofo di chiunque sia in grado di soccorrere la vittima), invece, ovviamente, è legale come un corso ben fatto di Krav Maga.

Questo episodio ripugnante mi consente di fare un cenno storico all’arte del difendersi con “semplicità e immediatezza” ideata dal mitico israeliano Imi Sde-Or Lichtengeld. Se avete voglia approfondite questo ultimo spunto e così potreste cogliete meglio alcuni riferimenti culturali disseminati nel blog durante questi anni di lavoro.

Non arti marziali quindi (con le loro regole di lealtà) ma, in alcune condizioni, di violenza e di aggressione, qualunque mezzo è lecito usare, con “semplicità e immediatezza”.

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