Ancora Ezio Bigotti, ancora nell’interesse dell’Italia

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Il 24 ottobre 2017 scrivevo un post (uno dei tanti EZIO BIGOTTI, IN TRIO CON NICOLA RUSSO E PIETRO AMARA, SAREBBE OPPORTUNO (LO DICO PER LUI) CHE COMINCIASSE A CANTARE) …dedicato a Ezio Bigotti e al fatto che, ormai, fosse stato arpionato da chi di dovere e che, infilzato da un tale abile “fiocinatore”, difficilmente si sarebbe potuto svincolare.

Dopo anni di consapevole (e solitaria) segnalazione di chi fosse l’imprenditore e quale il suo modus operandi, nel post ricordato anticipavo la strada in discesa verso l’abisso sociale rappresentato, prima dagli arresti e poi della fine del patrimonio accumulato. Certamente so che ora bisogna avere una santa pazienza perché in questo Paese la certezza della pena è una chimera e il tempo è il migliore alleato dei criminali. Il tempo è il loro alleato e al tempo il mio nemico che ormai sono vecchio e tardo. Vecchio, tardo e povero reso in tale condizione dall’agire deliberato anche di Ezio Bigotti che oggi scopriamo avere nelle sue disponibilità “solo” 41 milioni di beni per sentirsi sicuro di dovere/potere interrompere l’agire illecito e “cambiare vita” come, per tempo, inutilmente gli avevo suggerito.

Viceversa, bastava che mantenesse gli impegni assunti e, in quegli impegni, vedesse la via tracciata per un cambio a 180 gradi del suo destino prossimo venturo.

Direte che si ha diritto a fare come si vuole della propria vita. Non è vero quando tocchi gli interessi della Repubblica. Inoltre, quando incontri una squadra che ti suggerisce/propone di smettere di fare ciò che fai e di come lo fai e che, con lucida preveggenza, ti delinea le strade per lasciare perdere il cercare, con ogni mezzo possibile, di vincere l’appalto degli appalti per divenire il più grande pulitore di cessi d’Italia, dovresti chiederti quanto sei stato coglione a non averli ascoltati quei signori dall’aspetto dimesso e che, alle tue narici inadeguate odoravano di sfigato lontano chilometri.

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Uno di loro, il filosofo logico, addirittura, arrivava nei tuoi uffici ovattati (Via Bissolati 20, Roma) usando la bicicletta, pertanto, ovviamente, un po’ sudato e certamente in abbigliamento non consono, secondo i canoni di uno che, viceversa, sembrava uscito da una vetrina allestita secondo i criteri dettati dall’arbiter elegantiarum Gianluigi Mariannini (in realtà esoterista e Gran Maestro di un Ordine Massonico), personaggio eccentrico dei bei tempi andati di “Lascia o raddoppia?”, che mi sembra fosse, come te, piemontese.

Non hai voluto “lasciare” ma non hai “raddoppiato”. In realtà avresti solo dovuto cambiare vita e “lasciare” le cattive compagnie e interrompere l’impari lotta contro chi te l’aveva giurata, forse a buon ragione. Pur al caldo di 41 milioni di euro posseduti in beni rassicuranti che già avevi nelle tue disponibilità, non hai saputo “intellegere” cosa ti si prospettava, anche dal punto di vista umano e imprenditoriale, oltre che del cambio paradigmatico indirizzato al lecito e alla responsabilità sociale (vera!) dell’impresa.  Altri orizzonti, altre dimensioni culturali, altre finalità etico-morali implicite nelle innovazioni tecnologiche a cui ti si suggeriva di dedicarti.  Pronto a ricordarti i dettagli ora che nel buon ritiro hai tempo per ricordare e forse capire i segni premonitori (altri documenti erano espliciti) impliciti nei ragionamenti che quel vecchio signore, con santa pazienza, e rimproverandoti, ti faceva. Mi piacevi e per un mezza giornata mi sei sembrato anche intelligente. Ti avrei dato una mano a trovare uno scopo nella seconda parte di quella vita, già nella prima parte vissuta, cercando di avere tutto, dal calcio balilla in ufficio, fino alla effimera sfilata di cinquanta “500” d’epoca in occasione del tuo compleanno, mostrate agli amici (mi immagino quanti ti stanno rimando vicino di quegli ospiti lussuosamente ricevuti?) per cercare di esorcizzare “il tempo che passa”. Il  tempo è passato, come per tutti ed ora stai come stai.

Ma non è ancora finita, perché il Leone Ruggente, fino a che non sarà chiaro il movente ultimo del tuo voler “pulire i cessi” del LOTTO 10 della famigerata e ancora non sufficientemente esplorata Gara CONSIP, non ti mollerà.

Fino a che mi sarà dato di vivere, cercherò di servire il mio Paese arrivando a svelare il “secondo livello” (la vera posta in gioco, come si vedrà, era lo spionaggio) di quel groviglio bituminoso e tu, mentre dovrai espiare a quanto la legge riterrà giusto condannarti, continuare a riflettere su come ti sarebbe, viceversa, andata di lusso se ti fossi “pentito” in tempo e avessi orientato le tue energie verso altri vasti orizzonti.

Restituendo intelligentemente, in tempo, al tuo Paese, il mal tolto. Si chiama due piccioni con una fava.

Ma se uno, invece di accontentarsi della fava romanesca e di un buon pezzo di pecorino, vuol farsi, novello Paperone, il bagno nei dobloni d’oro, corre il rischio di vedere arrivare il simpatico “Commissario Basettoni” con il fedele e intelligente Topolino al seguito. Essere, per continuare la metafora scherzosa, “Macchia Nera” non è per tutti e tu non sei certo stato capace.

Ciao, ciao Bigotti e salutami Aurelio Voarino, se respira ancora.

Oreste Grani/Leo Rugens

P.S.

Ad Astana, ombelico del mondo per tutte le agenzie di intelligence che contano sul Pianeta, oggi si apre un incontro tra politici e diplomatici russi, turchi e iraniani per affrontare temi cari al presidente Nazarbayev, quali il dialogo interreligioso, la pace, e un nuovo assetto geopolitico dell’Eurasia.

Presidente Nazarbayev che non andava esclusivamente “allisciato” con “monete d’oro del Regno italiano” o con cartoni di vini piemontesi pregiati, vista la centralità e il peso internazionale di quel grande Paese di cui, nell’inutilità più assoluta, hai fatto, per anni, il Console onorario.

E ancora una volta mi chiedo: perché uno che nella vita aspira a divenire il più importante pulitori di cessi d’Italia, mantiene (a caro prezzo), per anni ed anni, la carica di console onorario del Kazakstan e quando, finalmente, qualcuno, in coerenza con tale onorifica posizione, gli idea, delinea, comincia a realizzargli un progetto culturale (il primo che avesse un senso e un’articolazione come era quello avviato al Salone del libro Torino 2015) riconducibile a un’autorevole (e dichiarata) attività di intelligence culturale, utile all’Italia e a chi se ne fosse fatto promotore, scappa come un “lepre vigliacco” lasciando, a percorso avviato, nella merda, i partners scelti e adotta, ingrato e immemore, come soluzione, la peggiore che si potesse immaginare, sparendo ora scopriamo per buttarsi, a capofitto, nella gestione dell’illecito, ideato e consumato per fottere i tuoi ex soci o i concorrenti nella mitica Gara CONSIP?

E ancora una volta mi chiedo: chi ti diede il consiglio/ordine di fare come hai fatto, non potendo essere quei quattro baiocchi che ti sarebbe costato rimanere fedele agli impegni assunti, il vero movente? Soprattutto ora che sappiamo che avevi un gruzzoletto di 41 milioni di euro e perfino una piscina di metratura olimpionica nella casetta a Pinerolo dove sognavi di far atterrare elicotteri. Certo per un ragazzo che aveva cominciato a fare il lettore dei contatori del gas (vedi che orecchie lunghe che ho?) non era troppo male arrivare a dichiararsi socio di Paolo Berlusconi (e finalmente spunta la “famiglia” che da un senso al tuo legame con Denis Verdini e gli ambienti dei servizi) per appartamenti esclusivi al Sestriere, al tempo delle Olimpiadi. Ecco a cosa possono anche servire le Olimpiadi.    

Chi hai consultato dei “servizi” (e torniamo sempre lì!) che ti ha (evidentemente mal consigliandoti visto come ora ti ha lasciato catturare con il sorcio in bocca), suggerito di abbandonare il percorso ormai intrapreso, con grande successo (è questo che più mi addolora), a Torino, sabotando quella onesta, attività sussidiaria a quella inadeguata/autolesionistica, in quel momento, messa in atto dal nostro Paese nei rapporti bilaterali italo-kazaki?

O, viceversa, vogliamo considerare un capolavoro di posizionamento internazionale quanto avvenuto, anche te console, durante il caso del sequestro Shalabayeva o le attività di caccia al latitante Ablyazov a cui il tuo fedele (?) scudiero Voarino, si dedicava mentre lo pagavi, formalmente per guardare le spalle/palle al Gruppo STI ?

Come vedi caro e ormai per la legge “Bigotti Ezio”, sono molte e di diverso tono le domande (la magistratura ha le sue che, per ora, sono altre dalle mie) che questo marginale e ininfluente blogger continua a formulare.

Domande che devono avere risposte convincenti per indurmi a smettere di porle.

Convincenti per poter capire come e perché, tra favorire certamente una ridefinizione dell’immagine appannata dal Caso Ablyazov dell’Italia e  danneggiarla ulteriormente, e servire (una volta tanto la Patri a cui devi tutto) qualcuno ti ha dato l’indicazione di agire, come hai agito, a discapito del nostro Paese.

Perché, anche un cretino agli arresti domiciliari quale sei, con l’avvocato Amara buon consigliere (!!!) ormai a sua volta arrestato, è bene che capisca dove mira il Leo Ruggente: “chi” dei nostri servizi, ancora in organico (su su su su?), ti copriva le spalle e ti faceva sentire “untouchable”?

Chi dei nostri servizi ti consigliava contro gli interessi del nostro Paese che doveva essere anche il suo, visto gli stipendiucci che si beccava (e che si becca)?      

Questioni facili-facili, quindi.

Anche un tiratore di scomposte testate all’interlocutore antistante o un cazzafrullone utilizzatore di sedie ad idrogetto, lo capirebbe.

Soprattutto capirebbe che continuo a formulare questo tipo di domande perché è arrivato il tempo di dimostrare che l’espressione del subconscio di una nazione è il suo servizio segreto e che il subconscio è una delle peculiarità dell’intelligenza umana. L’assenza (di questo si tratta) di un servizio segreto “intelligente” rende l’Italia una realtà storica-culturale-giuridica senz’anima, senza sovranità, incapace di riconoscersi.

Massari

Queste parole non sono mie ma elaborate, a suo tempo, quale incipit del volumetto “Shalabayeva. Il Caso non è chiuso“, edito dalla Adagio (quando era vivo Gianroberto Casaleggio) e scritto da Alberto Massari che – forse – è quello stesso signore che perveniva nei tuoi uffici, un po’ sudato, responsabile la bicicletta a cui ho fatto cenno e che sedeva, spesso silente, a fianco a me.

Caro Bigotti, ora che hai tempo di riflettere, fallo, partendo da questa frase semplice-semplice: il mondo è più complesso di come appare.

Poi, se ti rimangono neuroni, passa a:

“Le vicende politiche determinate da decenni di oligarchia partitocratica (mi sembra che, ora, abbia vinto macroscopicamente il M5S! ndr) hanno orientato gli accadimenti italiani sempre verso direzioni non rispondenti agli interessi nazionali.

Accade di tutto e questi avvenimenti ci danno la certezza della “pericolosità” per la collettività dell’attuale forma organizzativa del nostro sistema di sicurezza.

Perché tutti i protagonisti, di qualunque ordine e grado, politici o militari che fossero, della vicenda Kazakistan, hanno dichiarato di non sapere chi fosse Mukhtar Ablyazov e quali complessità geo-politiche si portava dietro da anni?”.

L’autore è sempre Massari, quello dei due un po’ sudato.

Rifirmo, visto il tono dei discorsi.

Oreste Grani /Leo Rugens