Dentro & Fuori: l’Orizzonte dove è?

rothko

“Basta una striscia di terra non coltivata, o il recinto intorno ad un luogo sacro: ogni comunità sembra sentire il bisogno, del tutto sociale, di erigere intorno a sé delle barriere, di specificare in modo inequivocabile i limiti che separano lo spazio “sano” del gruppo da tutto ciò che è estraneo e quindi diverso e potenzialmente pericoloso”.

Con questa idea di pericolo potenziale ci avviciniamo a ciò che mi interessa.

“La barriera ha in genere la funzione di difendere che sta dentro, proteggendo la comunità dagli assalti e dalla “contaminazione” di un fuori minaccioso, ostile o sconosciuto. In ambito religioso la limitazione dello spazio ha un ruolo fondamentale. All’interno della cittadella sacra regnano le divinità protettrici del gruppo. all’esterno si stende la regione del sacro privo di ogni organizzazione, campo d’azione di demoni stranieri”. Ora introduciamo, dopo l’uso di questa prima metafora, la questione geopolitica per eccellenza in questo momento irrisolta nel vicino oriente.

©Photo. R.M.N. / R.-G. OjŽda

La città per eccellenza, la Gerusalemme Celeste, è circondata dalle alte mura che la rendono inaccessibile. Prototipo di ogni spazio urbano, le “mura di diaspro e pietre preziose” dell’Eden diverranno il modello  per qualsiasi città, in cui una linea di frontiera separa lo spazio civile dal caos circostante. Dopo il peccato originale, le porte dell’Eden si chiudono per sempre alle spalle di Adamo ed Eva e le mura ormai invalicabili testimoniano la separazione tra Dio e gli uomini, la rottura dell’alleanza. Così, quando la comunità vuole liberarsi di un corpo estraneo che la minaccia – il peccatore, il diverso, il malato – lo espelle al di là dei suoi confini. gli Ebrei conducevano fuori delle mura il capro espiatorio e gli Indù il carro simbolico della pestilenza. Quando è più difficile estromettere l’elemento da emarginare si sceglie di chiuderlo dentro, di confinarlo in uno spazio circoscritto.

Mentre scrivo ciò che scrivo mi dico che è un vero capolavoro questo ragionamento che saccheggio a Michel Foucault, tanto che anche uno semplice come il sottoscritto ne coglie tutta la ricchezza metaforica e didattica.

“Per arginare le grandi epidemie di peste che sconvolgevano l’Europa, ad esempio, si isolavano le case degli appestati e si chiudevano i quartieri a rischio. La cacciata dalle mura e l’isolamento all’interno della città diventano due forme dello stesso meccanismo di emarginazione”.

Diaspro

Diaspro

L’esistenza di tutte un insieme di tecniche (oggi di tecnologie) e di istituzioni che assumono il compito di misurare, controllare e correggere gli anormali, fa funzionare i dispositivi che la paura della peste richiedeva. Tutti i meccanismi di potere , che ancora ai nostri giorni, si dispongono intorno all’anormale, per marchiarlo o per modificarlo, compongono quelle due forme (la cacciata dalle mura e l’isolamento) da cui derivano da lontano.”

È tempo di rimetterci a studiare/pensare e trovare soluzioni all’altezza delle complessità emergenti.

Oreste Grani/Leo Rugens