Yi Gang, nuovo governatore della Banca centrale cinese

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Il Dragone cinese non si è risvegliato perché, banalmente, non è mai andato a dormire. Come Argo, in realtà, il gigante, non dorme mai avendo un numero sufficiente di occhi. Alcuni giorni addietro Pechino ha sistemato il vertice politico “a vita” e oggi ha scelto il Governatore della Banca Centrale, Yi Gang. Ora, visto come si mettono le cose dalle parti della Casa Bianca, il vertice della classe dirigente cinese (state parlando di molte e variegate persone dove gli errori interpretativi sui futuri possibili, in passato, sono state le semplificazioni) può darsi il ritmo che più desidera al progetto di conquista del Pianeta. Oggi mi va di fare questa affermazione tanto io non vedrò il taglio del traguardo (ci vorranno decenni) ma solo i comportamenti attestanti/rilevanti quale scenario sia stato segretamente scelto/ipotizzato a Pechino. Sono immaginabili anche da noi due scenari portanti: il primo che si basa sulla idea della collaborazione/competizione; il secondo che si fonda sul conflitto. Terzo, come capite logicamente, non è dato. La Cina non sprofonderà negli oceani e non sarà inghiottita da una immensa voragine. Collaborazione/competizione, si è detto e gli amici, che mi conoscono carente (tra l’altro) in economia, si chiedono dove vada a parare con questo post. Se non ci fosse l’inadeguato (i cinesi sono colti e grandissimi diplomatici) Donald Trump alla guida degli USA (direte che durerà poco ma io chiedo, al tempo, chi vedete dopo e se avete idea di quanto ci voglia per apprendere a manovrare una superpetroliera lunga centinaia di metri?), direi che collaborazione/competizione è uno scenario tranquillizzante e utile al Pianeta. Ma non è un vero G2 con un “rotor” come quello a cui assistiamo a Washington.

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Per trovare punti di comune interesse (non parlo solo delle modalità con cui regolare la quota altissima del debito pubblico americano in mano alla Cina) bisogna che esistano due diverse visioni della propria identità/missione e sulla base di questa lettura del proprio passato, presente e ipotizzato futuro, provare a gestire quello che banalmente si chiama conflitto. Come in ogni coppia, come in ogni storia a due. La Cina si ritiene (non esistono cifre riscontrabili e documentazione condivisa) che detenga una bella fetta dell’indebitamento USA che dovrebbe essere di oltre 20.000 miliardi di dollari. Capite quali possano essere le chiacchiere e i fatti quando uno deve ad un altro parte cospicua di una tale cifra! Certamente una trattativa implicita in una “dipendenza” di questa dimensione e che, per progressivi gradi, gli USA consentano tacitamente all’usuraio di acquisire maggiore peso politico internazionale, ottenendo in cambio, senza mai dirselo apertamente, che la Cina non vada all’incasso, né in modo plateale, né, tantomeno, con modalità subdole, all’incasso di cospicui titoli di garanzia del Tesoro americano o di altro tipo legati comunque a colossi finanziari che facciano capo agli Stati Uniti e alla sua economia. Se i cinesi decidessero di essere giunti al momento del non ritorno nella sfida e compissero un passo di questa natura, anche un ignorantone come il vostro Leone Ruggente, capisce che la spirale metterebbe gli USA nella necessità di alimentare l’inflazione ad un livello mai visto neanche da quelle parti, facendo correre il rischio di bancarotta alla più grande economia del Mondo. Direte che mai verrebbe fatta una fesseria autolesionistica del genere da parte del Dragone che a sua volta strozzerebbe la gallina dalle uova d’oro. Perché l’America questo è oggi, ritrovandosi senza visione e senza una classe dirigente di ricambio (così sembra) capace di calarsi in un tale “Shangai”.

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Ho detto che i cinesi sono troppo saggi per innescare una repentina perdita di valore anche sui propri stessi depositi e risparmi, ma altrettanto sono noti nei secoli per sapere usare le gocce che scavano perfino teste restie alla confessione. Goccia a goccia quindi e, in cambio, sempre maggiori spazi dove si decidono le sorti delle genti. Come si è visto in filigrana questo è già accaduto nello stano balletto coreano. Per ora la Cina tira un po’ il cappio quando i territori e le cose di suo interesse sono “vicine”. Capiremo che siamo all’irreversibilità di questo processo planetario quando le richieste si faranno concrete anche in scacchieri lontani. Un giorno prenderemo atto dello spostamento dell’Asse Terrestre Geopolitico (vi piace questa denominazione appena inventata?) assistendo a richieste che si erano ritenute, fino a quel momento, competenza e prerogativa degli europei, dei popoli mediterranei, delle nazioni africane. Dove fino a quel momento il padrone ci poteva sembrare essere statunitense o russo. In questo balletto cinese ci accorgeremo chi mena la danza quando si vedranno i primi decisivi passi indietro degli altri dove non ti aspetti che siano i cinesi i mossieri della giostra.

Se vi devo dire nel momento in cui molti fessacchiotti nostrani tendono a predisporre le terga per essere sodomizzati dal bruto orso russo, mi preferisco immaginare il futuro dei popoli mediterranei (il sud dell’Europa e il nord dell’Africa) capaci di dialogo d’affari e culturali con i raffinati cinesi. Con cui, noi italiani in particolare, avremmo molti argomenti da trattare. D’affari, ripeto, e culturali.

Oreste Grani/Leo Rugens