MA DOV’ERA IN QUESTI 24 ANNI MARIA ELISABETTA ALBERTI CASELLATI?

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La signora Maria Elisabetta Alberti Casellati ha fatto un discorso inaugurale da Vice Presidente della Repubblica. Evidentemente si immagina pronta a subentrare a Mattarella, quando sarà il tempo o in ogni altra evenienza.

La signora elegante (anche Fico lo era) e ingioiellata (Fico non mi sembra proprio) è, dal 1994, inamovibile nella sua posizione politica a fianco di Silvio Berlusconi, sempre consenziente, mai ricordandomi di un suo accenno critico nei confronti degli avvenimenti giudiziari che hanno caratterizzato il ventennio berlusconiano. Speriamo che, nel segreto della sua mente, la signora non sia una di quelle italiane che credono realmente che si sono ideati dei colpi di Stato e realizzati ciclicamente per fermare il grande statista. E di conseguenza Cesare Previti, Marcello Dell’Utri, Claudio Scajola, Nicole Minetti, Nicola Cosentino, Denis Verdini, Amedeo Matacena e tutti quelli che sono passati da Forza Italia, alle aule giudiziarie. Alcuni direttamente nelle carceri. La signora, ora quasi al vertice della Repubblica, da giurista esperta (e questa sarebbe un’aggravante) non ha mai fatto sentire la sua voce per criticare queste frequentazioni e questi grovigli bituminosi tra criminali ed esponenti forzaitalioti.  Un po’ mi imbarazza questo quadro sinottico di avvenimenti e di silenzi al tempo stesso.

Per quadro sinottico intendo dire il dove fosse, in quel momento, la signora, cosa stesse facendo, di cosa professionalmente si stesse interessando e perché non ha mai sentito il bisogno di rimproverare, anche affettuosamente, i suoi colleghi di partito. Se non ha mai parlato, direte voi, è perché potrebbe realmente pensare che Previti non fosse un delinquente, tantomeno la Minetti, o Scajola, Dell’Utri, Cosentino, Verdini e tanti altri.

Anzi, la signora potrebbe – nel suo intimo – pensare che fossero, addirittura, esclusivamente, dei perseguitati politici. Se così fosse ci dovremmo porre il dubbio su che tipo di giurista “a senso unico di lettura degli avvenimenti” ci ritroviamo, da oggi pomeriggio, nell’anticamera del Quirinale.

Mi direte che è stato meglio che avere uno come Paolo Romani. A Roma si dice: consoliamoci con l’aglietto.

Oreste Grani/Leo Rugens