E se le “persone importanti” risultassero essere Berlusconi e Dell’Utri?

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Post difficile che avrei preferito non scrivere.

Ieri, pur sapendo troppo bene chi fosse la signora Maria Elisabetta Alberti Casellati, abbiamo deciso di non rubare la scena al Il Fatto Quotidiano e al suo direttore e fondatore Marco Travaglio che, ne eravamo certi, oggi avrebbe calato la mazza ferrata contro la paladina di Silvio Berlusconi e del focus di tutto il problema degli ultimi ventiquattro anni e cioè il “conflitto d’interesse” lasciato, vera termite giuridica, mangiare, da dentro, la Repubblica, ormai ridotta, proprio per quel tumore non estirpato, poco italiana e molto berlusconiana.

Così è stato e Il Fatto ha fatto il suo dovere con ben altra autorevolezza che la nostra.

A quanto ha già scritto Travaglio aggiungiamo un po’ dei nostri marginali e ininfluenti pensieri e ricordi.

Le attività politico-giudiziarie messe in atto intorno a questo aspetto della “discesa in campo” del duo imprenditorial-mafioso Berlusconi-Dell’Utri che impedirono di salvare l’integrità del nostro Paese (in questi decenni è stato svenduto, in assenza di una politica altra se non i cazzi di Berlusconi, il patrimonio nazionale a cui avevano lavorato milioni di “patrioti”) sono state opera principalmente della Alberti Casellati (non solo quindi di Ghedini ed altri) che oggi è, formalmente, la vice del Presidente della Repubblica. Situazione delicata quindi (anzi, andiamo oltre e la definiamo grave, come, con coraggio, si deve fare) e certamente tale da far considerare le nomine di ieri una vittoria di Pirro. Il M5S, ancora una volta, a prescindere dal compiacimento per l’insediamento di Roberto Fico  (tenete conto che il cittadino onesto non ha una preparazione giuridica e in quella posizione complessa potrebbe trovarsi in serissima difficoltà nell’espletamento dell’incarico e nel vigilare sui mille trucchi e trabocchetti che potrebbero apparecchiargli), dimostra di essere abile nella tattica (quando va bene!) ma insufficiente nella visone strategica. Che nessuno faccia il permaloso perché quanto avvenuto questo testimonia. Nonostante la vastissima fiducia elettorale ancora una volta raccolta.

I nasi da turare non solo non c’entrano nulla ma sono espressioni di altri tempi e di ben altre condizioni.

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A questo proposito cerco di guadagnarmi l’aiuto che da qualche giorno chiediamo ai nostri lettori: fu Gaetano Salvemini (quello) che inventò l’espressione in occasione della Legge Truffa del 1953, invitando un operaio che aveva scritto a Il Mondo per avere consiglio, “a votare per i partiti laici collegati alla DC stringendo fortemente il naso tra il pollice e l’indice”. Altri tempi, come ho detto, altre situazioni. Quando si arriva alla riformulazione dell’espressione ad opera di Indro Montanelli, siamo al 1976, l’anno prima dell’esplosione virulenta della lotta armata (1977) e poi (1978) del rapimento di Aldo Moro. A quanto sia servito “turarsi il naso”, decidetelo voi. Questa della pinza tra l’indice e il pollice, diciamo la verità, è una stronzata ipocrita che, solitamente, tenta di risolvere la propria carenza di visione lungimirante, se non addirittura il proprio coraggio.

In alcuni casi (non certo quello di ieri) nasconde addirittura una delle verità possibili che riguardano la propria onestà di fondo o, peggio, un falso moralismo. Ma torniamo alla madrina/elaboratrice della tesi politico-giudiziaria che fu confezionata perché Berlusconi, considerato dalla nostra un vero baluardo della conservazione, fosse lasciato fare a suo piacimento consentendoli di trarre tutti i vantaggi possibili dall’essere, al tempo, il capo del Governo e il dominus del sistema telecratico che era riuscito a dare sostanza alla visione di potere massonico elaborata all’interno del Gruppo 17, a sua volta parte rilevante della Consorteria di Malandrini denominata Propaganda 2.

Berlusconi quindi diviene ciò che è stato e l’Italia perde il treno della sovranità e di scelte geopolitiche mediterraneo-centriche per la pochezza della gentarella che impone come ministri e sottopanza vari, anche (ovviamente non da sola) per le attività giudiziarie e di teoria del diritto messe in atto dalla Alberti Casellati. Una cambiale ben pagata quella di ieri quindi e “turarsi il naso” dopo aver abbattuto il ballon d’essai “Paolo Romani” serve a poco e conferma, viceversa, che di polenta, dalle parti del M5S, bisogna mangiarne ancora molta per poter girare pagina e sognare la Nuova Repubblica o, come impropriamente la chiama Luigi Di Maio, la Terza Repubblica.

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Di seguito scriverò delle cose ancora più impegnative sempre per guadagnarmi il pane che alcuni, con sensibilità, mi stanno aiutando a comprare.

La signora in discussione è nata il 12 agosto del 1946 e, pertanto, aveva nel 1994, 48 anni. Si poteva certamente definire una bella cinquantenne. Ma non di fatti estetici voglio scrivere. Dico che, sia come cittadina che come giurista già formata e affermata, non poteva non cogliere (altrimenti sarebbe una schizofrenica pericolosa per se e per gli altri) il quadro complesso politico in cui nasce Forza Italia di cui risulta aderente entusiasta della prima ora, tanto da essere eletta in Parlamento, sotto quelle insegne, sin dall’esordio del 1994.  Bene, in questo post, riporto pedissequamente cosa, nelle sedi di legge, si ricostruisce di quelle giornate e di quel quadro politico. I riferimenti all’intreccio con la criminalità è nodo ancor non del tutto risolto ma di cui, evidentemente e in piena coscienza, l’avvocatessa Alberti Casellati ha certezze tali da non avergli mai fatto insorgere un solo dubbio di chi fossero in realtà Marcello Dell’Utri, Vittorio Mangano, Cesare Previti, Claudio Scajola e, soprattutto, Silvio Berlusconi. La tifosa convinta dell’innocenza di criminali tutti, viceversa, andati condannati in via definitiva, avrei evitato di votarla, o perché consapevole (e quindi pericolosamente doppia), o perché inadeguata alla lettura di fenomeni complessi, nonostante gli studi fatti.  Tenete conto, comunque, che prima di dilettarsi di questioni para-private dell’imprenditore-politico Silvio Berlusconi, la signora, in realtà, si era laureata con un indirizzo in diritto canonico. Specializzazione che in parte distoglie lo sguardo dagli interessi laico-repubblicani e forma un mentalità giuridica cavillosa e metafisica.

Anche nei rapporti Stato-Chiesa (oltre che in quelli Stato-Mafia a cui abbiamo fatto riferimento) la signora ha una visione strabica, certamente non rassicurante per il futuro, vicino o, addirittura quello “quirinalizio” se qualcuno avesse voluto guardare così lontano. Un bel salto indietro per i cittadini onesti organizzatisi nel M5S: da Stefano Rodotà vagheggiato (e non saputo difendere) alla Alberti Casellati. O, addirittura, da Ferdinando Imposimato alla difensora, ad oltranza, degli amici di merenda, a suo tempo fondatori di Forza Italia.

Se una vuole fare da grande il Presidente della Repubblica dovrebbe almeno rassicurare gli italiani sul fatto che è pienamente consapevole che il fondatore e titolare (ancora oggi) di Forza Italia è anche l’affiliato alla Loggia P2 il cui capo indiscusso Licio Gelli, a sua volta, parlando di Forza Italia e di Berlusconi, nel febbraio del 1996 (la signora aveva cinquant’anni!), diceva: “Ha preso il nostro piano di rinascita e lo ha copiato quasi tutto”. Ancora più chiaro Umberto Bossi, il nemico di ieri e alleato di oggi, nel 1995, calda ancoora la fondazione di Forza Italia, nel saggio Tutta la verità, edito da Sperling & Kupfer: “Andate a rileggervi il Piano di rinascita. Forza Italia (quella a cui entusiasticamente aderì senza mai più lasciarla la signora Alberti Casellati ndr) è la riedizione delle premonizioni del capo della loggia P2 e il partito berlusconiano è un’invenzione di potere (in 24 anni mai un congresso, mai un documento su cui votare ndr), una creatura costruita in laboratorio e messa in circolazione attraverso il monopolio televisivo privato. Forza Italia nasce allo scopo di preservare il potere politico-affaristico del gruppo Finivest e delle entità che lo hanno generato”.

E noi, senza paura, aggiungiamo: dopo l’attacco alla corruzione del 1992, il sistema DC+PSI e in parte PCI, non era più in grado di tutelare quelle entità che ormai è noto erano la mafia. Ma se è noto alle persone mediamente avvedute, cosa si debba intendere per “entità”oggi? E cosa dobbiamo pensare di operatori del diritto che si distraggono rispetto a tali complesse e inquietanti verità?

Ora io mi chiedo, con un certo tasso di spregiudicatezza e mancanza di rispetto istituzionale, rischiando il vilipendio: quando si dovesse, il 23 maggio 2018, celebrare (si faranno ancora celebrazioni o in quanto gli uccisi  erano “nemici degli amici” andranno dimenticati?) la Strage di Capaci, quale saranno le parole di ricordo che ci dobbiamo aspettare da chi ha sempre ritenuto estranei Silvio Berlusconi e Marcello Dell’Utri a quegli ambienti di mafia che, viceversa, certamente, ordirono la strage? O non sono stati i mafiosi a concorrere alla strage? E se nei prossimi mesi si dovesse avere prova provata che Marcello Dell’Utri (cioè il vero sostanziale fondatore/organizzatore di Forza Italia) e Silvio Berlusconi, il maggiore beneficiario di quella ideazione, sono le famose “persone importanti” di cui gli atti dei tanti tribunali sono ormai pieni di riferimenti, testimonianze, riscontri, come la metteremmo con chi ha sempre sostenuto l’assoluta innocenza dei due? Questo qualcuno non sarebbe certamente colluso ma, sicuramente, andrebbe valutato come un assoluto incapace di formulare un giudizio politico e culturale attendibile rispetto a quei drammatici avvenimenti.

Se (ho scritto se) uscissero le carte comprovanti che le “persone importanti” “sono” Silvio Berlusconi e Marcello Dell’Utri, ci troveremo in una vera e propria crisi istituzionale. Sempre se uno non volesse, anche in quel caso, turarsi il naso.

Oreste Grani/Leo Rugens