La Sicilia al Centro del Mediterraneo

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Se ieri il M5S avesse deciso di soccorrere, numericamente e amministrativamente, Nello Musumeci (il fascista onesto ma, in realtà, una cosa sola, per i voti determinanti ricevuti, con i peggiori ambienti politici corrotti e utili alla mafia!), personaggio ambiguo che, ingiustamente e inopportunamente guida la Sicilia, avrebbe abdicato ad un ruolo che, dopo il risultato elettorale del 4 marzo u.s., avendo decine di “portavoce” di origine siciliana nelle istituzioni Parlamentari a Roma, gli compete (ruolo che, con la dovuta pazienza e lungimiranza, non potrà non assumere) cioè quello di punto di riferimento, politico e culturale, dell’intero bacino mediterraneo, contribuendo, in questa eventuale posizione, alla implicita rinascita italiana, accompagnando l’Isola a divenire laboratorio di pensiero evoluto quale terra di accoglienza, protezione, sviluppo di pensiero complesso e, in quanto tale, transdisciplinare.

Si avvicinano due date importanti per lavorare in questa prospettiva e sostenuti da questa visione di vasto orizzonte: l’appuntamento della primavera 2019 di cui leggerete a seguire e, aggiungiamo noi, laicamente, il 150° dell’inaugurazione del Canale di Suez. Su questo tema non ci siamo fatti parlare dietro e abbiamo pubblicato un intero volume (con la prassi delle puntate) di ricostruzione storica di quello straordinario avvenimento ingegneristico, politico, culturale. Il canale di Suez, ai suoi tempi considerata impresa impossibile se non scientificamente non proponibile, non possiamo non dire che non abbia cambiato il destino del Mediterraneo e delle sue genti. Perché queste condizioni (la presenza nel Parlamento Italiano di tanti cittadini a cinque stelle), la Macchina del Tempo che ci obbligherà a ragionare del 150° dell’apertura (17 novembre 1869 – 2019) alla navigazione del Canale e, cosa non ultima, la grande iniziativa annunciata dalla Chiesa di Roma, voluta fortemente da papa Francesco e prevista per la primavera 2019.

Su tutti incombe la necessità che scoppi la pace a Gerusalemme e in Siria, obiettivo (tra i tanti) implicito nel super raduno dei vescovi di questi giorni tenutosi in Libano.

Vi riporto le finalità dell’incontro tra i vescovi mediterranei con l’articolo dell’Avvenire che trovate in calce a questo post e cominciamo a familiarizzarci con tali ambiziosi (ma possibili) obiettivi. Sempre fonte Avvenire, riporto l’articolo di Gianfranco Marcelli uscito, sempre sullo stesso autorevole quotidiano, fin dal  5 settembre 2017.

Per la sede (cosa non minore dovendo dare un segno forte) direi di cominciare a ragionare sugli spunti che circolano (Sicilia e Puglia) ricordando che la terza ipotesi (quella di Firenze) ha le radici in Giorgio La Pira che ne fu sindaco ma che, come tutti sanno, era siciliano e giurista. E questa della pace è una questione di diritto e di diritti. Direi di non perdere l’occasione di dare alla Sicilia l’onere e l’onore di una tale intelligente raduno, intelligente ma necessitante di un calendario dedicato a pensieri (e iniziative) forti che lo precedano e che lo seguano organizzati in campo laico e istituzionale. Direi che questa “santa alleanza” tra le chiese che saranno chiamate alla massima partecipazione all’evento, necessita di visione ma, al tempo, di rapide decisioni, politiche e culturali da parte di chi, fresco di nomina, deve mostrare di aver capito la portata dell’occasione storica.

Se vi devo dire la verità, quando ho fatto sapere a chi di dovere al Cairo che nel 2019 si sarebbe celebrato il 150° dell’Inaugurazione del Canale di Suez, la prima cosa che ho notato che i miei interlocutori (istituzionali) non sapevano di quella data o, per lo meno, non la ricordavano. Vorrei evitare che anche in questo caso si capisse poco di cosa stiamo dicendo – per primi – partendo da questo marginale e ininfluente blog e cosa stiamo implicitamente suggerendo perché la Sicilia e i siciliani, onesti e intelligenti, assumano il ruolo di promotori di un laboratorio permanente per il pensiero mediterraneo che si metta in scia di questi due grandi momenti ma che al tempo stesso, nato a quelle date, come Centro Transdisciplinare, indichi la via, politica e culturale, per far scoppiare la pace nel Grande Lago di Tiberiade (così è chiaro da chi – Giorgio La Pira – ho mutuato il mio riferimento ad un lago piuttosto che ad un “banale” e poco impegnativo mare), oggi specchio d’acqua ma di sofferenza e di ingiustizia. Saprei anche a chi (donna, studiosa della complessità, siciliana, conosciuta e stimata presso le autorità ecclesiali italiane) far dirigere il Centro studi che propongo e faccio questa proposta, da cittadino a cittadini, da cittadino ai neo-parlamentari del M5S. Se leggete l’articolo dell’Avvenire, resoconto degli incontri  appena avvenuti che, al tempo, delinea il futuro prossimo, spero vi appaia, abbinato alle nostre semplici riflessioni, una opportunità per delineare una politica estera siciliana (la Sicilia “deve” avere una politica estera), italiana (che non ne ha una sua), europea del sud, senza la quale politica mediterranea l’Europa sarà solo la struttura giuridica dei Banchieri e dell’asse Parigi-Berlino, fin che dura.

Vasti orizzonti, sogni utopici, amore per il servizio senza i quali però era inutile vincere le elezioni.

Oreste Grani/Leo Rugens


VERSO IL 150° ANNIVERSARIO DEL CANALE DI SUEZ

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Oggi compare, sul quotidiano più autorevole d’Italia e organo ufficiale della Conferenza Episcopale Italiana, L’Avvenire, a firma di Gianfranco Marcelli, un articolo di stimolo e riflessione dedicato ad un tema geopolitico, che ci sta a cuore come pochi altri, soprattutto in queste ore in cui qualunque scemo e ipocrita (è un reato dare dello scemo e dell’ipocrita?) è autorizzato a parlare di Egitto e di rapporti ineludibili: il Canale di Suez.  Da tempo, in questo marginale e ininfluente blog, dedichiamo, grazie al lavoro intelligente dello storico Pompeo De Angelis, nostro affezionato collaboratore, la massima attenzione a quella grande opera dell’ingegno umano che, quasi 150 anni addietro, consentì di collegare il Mediterraneo con l’Oceano Indiano, e che, nel farlo, agevolò l’andare e il venire delle merci e delle genti, tra l’Occidente e l’Oriente. Il libro di De Angelis (che uscirà appena sarà possibile e che è mio desiderio farlo comparire coraggiosamente al Salone del Libro del Cairo) e l’articolo di Marcelli, aprono una stagione, da oggi al 150° anniversario della inaugurazione del Canale, che spero divenga tempo sufficiente per non rendere vano e solo usato in moto cinico o strumentale, il sacrificio del nostro compatriota Giulio Regeni. Perché, signor (e un reato dare del “signor” ad Angelino Alfano?) ministro, Giulio Regeni, pur friulano e non siciliano, è un compatriota italiano. E questo (ed altro) non consentiremo a nessuno di dimenticarlo. Tantomeno ai giornalisti lecca orecchie dell’ineludibile al-Sisi. Ineludibile come lo erano Faruk, Nasser, Sadat, Mubarak, Morsi, ed ora al-Sisi. Fin che dura fa verdura, presumo dicessero le mie nonne che non ho conosciuto. E business, aggiungo io. Fin che dura.

Oreste Grani/Leo Rugens


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Alcuni ci stanno aiutando, altri rimangono indifferenti.

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Oreste Grani e la Redazione