Algeriade 8 – Pompeo De Angelis

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Staoueli: la prima battaglia coloniale

Scrive Achille Fillias nel tentativo di sistemare la storia: “Il 19 al mattino cinquantamila arabi si misero in moto, al segnale dato. I tiratori aprirono la marcia, dietro seguivano due lunghe colonne comandate l’una da Ibrahim, l’altra dal bey di Constantine.” (Nota 1) Secondo altre fonti i combattenti cosiddetti arabi erano quarantamila. Difficile ricostruire l’oggettività di una battaglia; qui la tracceremo con la memoria di chi vi partecipò. I ricordi, le valutazioni, i particolari delle vicende sono a decine perché gli ufficiali portavano la penna oltre la spada nelle loro imprese. E. Pellissier de Reynaud, ufficiale di stato maggiore in Algeria dal 1830 al 1842, afferma: “Frattanto era necessario fissare una cifra. Io non eleverei a più di 20.000 uomini il numero dei nemici che abbiamo incontrato in quella battaglia.” (Nota 2)

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Una pubblicazione intitolata “Cahiers du Centenaire de l’Algerie” ha reso ufficiali le seguenti cifre: “Al momento del loro sbarco, le truppe ebbero a che fare con 5.000 giannizzeri, 5.000 goulougli, 10.000 mori, 30.000 arabi di Titteri, di Orano, di Constantine, comandati dall’agha Ibrahim.” (Nota 3) Si trattava dello schieramento massimo possibile delle forze della reggenza, che furono calcolate in un numero totale di 72.000 combattenti (5.000 giannizzeri, 7.000 goulougli, 10.000 mori, 40.000 arabi di Constantine, di Titteri e di Orano, 10.000 cabili delle montagne). (Nota 4) Il marchese de Bartillat, presente alla battaglia, sostiene: “Il 19, tra le 3 e le 4 del mattino, dai quaranta ai cinquantamila turchi o arabi di tutte le province e di tutte le tribù attaccarono su tutta la linea.” (Nota 5) Racconta Claude Antoine Rezet: “All’inizio del giorno, una spessa nebbia copriva le due armate e ci impediva la vista delle bande nemiche, che avanzavano contro di noi, alle 4. L’armata francese fu attaccata su tutti i fronti da masse composte di cavalieri e di fanti, mescolati l’uno con gli altri.” Una colonna centrale, guidata personalmente da Ibrahim, corse in avanti scaricando da lontano i fucili; poi, mettendoli alla bandoliera, avanzò facendo fuoco con le pistole. Falciati dalla fucileria francese, che sparava sul mucchio, i guerrieri dai mantelli bianchi, non si fermarono. L’armata africana giunse al corpo a corpo e mise mano alle spade ricurve. Racconta Perret: “Il colonnello Mounier ordinò al battaglione di far quadrato intorno alla bandiera. Accorse a perdifiato il secondo battaglione del colonnello Colomb d’Arcine e tutti insieme respingemmo il nemico alla baionetta.” (Nota 6) In un altro punto del fronte: “Gli africani vedendo che dopo aver respinto il loro attacco eravamo rientrati nella nostra inerzia apparente ripresero coraggio e non cessarono di molestarci mandando avanti truppe fresche facendo rientrare quelle stanche del combattimento.” (Nota 7) Spiega M.Ferrel, capo-battaglione, facente parte dello stato maggiore dell’armata: “Le brigate Achard e Clouet delle 1° divisione avendo ricevuto lo choc della milizia turca e il generale Berthèzéne, avendo respinto questo attacco, si contentavano di non arretrare.” (Nota 8)

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Il sole saliva in cielo. “Le navi, che non avevano potuto tirare perché i nemici erano mescolati con i francesi, vedute le orde adunate sulle colline diressero contro di esse un fuoco continuo che li tenne a rispetto e fece molto male.” (Nota 9) I cannoni di campagna fecero ancora più male. “La voce grave dei grossi pezzi si faceva intendere raramente. In compenso, l’artiglieria di montagna era molto loquace. Il montaggio di parti leggere permetteva di portare rapidamente la canna da fuoco dove poteva servire.” (Nota 10) “Il capitano Lelieve seguì costantemente la brigata Duzer e, siccome non aveva i cavalli, fu obbligato a far portare i pezzi smontati, gli affusti, trenta casse di munizioni, a dorso dei cannonieri, ogni collo pesante 40 kg., attraverso un terreno montagnoso, tagliato da burroni profondi.” (Nota 11) Racconta il marchese de Bartillat: “Circa 5.000 turchi o goulougli attaccarono la nostra sinistra. … Il generale Clouet, che era venuto in Africa per accrescere la sua reputazione, fu spinto dall’impulso delle truppe. Il loro ardore fece guadagnare un terreno che non avevamo in progetto d’occupare.” (Nota 12)

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Prosegue M. Ferrel: “Le cose erano così, quando il generale in capo arrivò sul campo di battaglia con lo stato maggiore per giudicare quale partito prendere. Era sua intenzione non andare avanti perché lo sbarco del materiale non era avanzato, per cui mancavano una gran parte dei cavalli, e il materiale d’assedio non sarebbe arrivato prima del 28, (Nota 13) ma quando ebbe giudicato sul terreno, quando vide che il nemico le cui forze imponenti vacillavano davanti alla resistenza dei nostri battaglioni e che il soldato era pieno di ardore per continuare una giornata ben cominciata, la sua risoluzione fu presto presa. Ordinò alla terza divisione di Escars di portarsi sul campo di battaglia.” (Nota 14) Il generale capo si comportò da chouan e fece scattare un contrattacco quando vide le terga del nemico. Tra le dune di Sidi Ferruch, rimasero 3.000 marinai a difendere l’accampamento. “Il nemico non sostenne un istante il nostro attacco: come nella giornata del 14, abbandonò le batterie e noi entrammo senza trovare resistenza.” (Nota 15) “Gli arabi fuggivano in tutte le direzioni. Eravamo padroni del campo, dei loro magazzini; tre o quattrocento tende, cento cammelli, tutto ciò che conteneva quel villaggio nomade cadde in nostro potere. Tre tende dell’aga e due dei bey erano notevoli per ricchezza. L’una o l’altra sarebbero state degne per dimensione ed eleganza e oggetto di lusso in un festa a casa di qualche principe europeo.” (Nota 16) La battaglia di Staoueli era cominciata alle quattro del mattino ed era terminata all’una. “Gruppi numerosi di nemici si mostravano sulle alture a qualche distanza, ma, guardando la disposizione che prendevano, sparivano di colpo.” (Nota 17) Quel giorno, morirono 500 francesi e gli africani perdettero 5.000 uomini, il campo con le batterie e le bandiere rosse e verdi.

Pompeo De Angelis

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Note

1. Achille Fillias: “Histoire de la conquete et de la colonisation de l’Algerie” (1830-1860), Paris 1860
2. E. Pellissier de Reynaud: “Annales Algeriennes” Paris 1836 (prima edizione)
3. J.M. Bourget: “L’Algerie jusqu’à la penetration saharienne” Cahiers du Centenairede l’Algerie. Paris 1930
4. Auguste-Aimé Boullet: “Histoire de France pendant la derneiere année de la Restauration. Paris
5. M. de Bartillat: “Cuop d’oeil sur la campagne d’Afrique en 1830 et sur les negociations qui l’ont precedes, Paris 1831
6. E. Perret: Les françois en Afrique,recits algeriens” Paris 1902
7. E, Pellissier de Reynaud: “Annales Algeriennes” Paris 1836
8. M. Ferrel: “Campagne d’Afrique en 1830 avec un portrait du dey d’Alger, le tableau del’organisation de l’armée et un plan des travaux de siege” Paris 1831
9. Claude Antone Rezet: “Relation de la guerre d’Afrique”
10. Eusebe de la Salle: “Ali le renard”
11. Claude Antoine Rezet: “Relation de la guerre d’Afrique”
12. M.de Bartillat: “Coup d’oeil sur la campagne d’Afrique en 1830 et sur les negociationes qui l’ont précédées” Paris 1831
13. Bourmont si lamentò della lentezza dei trasporti via mare la cui responsabilità ricadeva sull’ammiraglio Deperré con una lettera al Ministero della Marina.
14. M. Ferrel.”Campagne d’Afrique en 1830…”
15. Pellissier de Reynaud: Annales algeriennes
16. M. de Bartillat: “Coup d’oeil sur la campagne d’Afrique”
17. M.de Bartillat: “ Coup d’oeil sur la campagne d’Afrique”