Al-Sisi sembra aver vinto il suo personale referendum. Sembra, abbiamo scritto

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Mi gioco la credibilità e non solo quella: gli egiziani ostili al despota Al-Sisi sono la maggioranza di quelli che avevano diritto al voto.

Degli iscritti alle liste elettorali, infatti, nonostante i tre giorni utili per votare, solo il 40% si è recato alle urne e di quel 40%, il 92% ha votato per Al-Sisi. Cosa abbia in testa il resto degli egiziani, non lo sappiamo per certo e non sappiamo soprattutto quanti giovani (“quasi” in età di legge utile per votare), siano, in realtà, ostili al dittatore.

Direi che l’indizio del malumore è robusto, certamente diffuso e consente di fare la previsione che i prossimi 18 mesi vedranno grandi cambiamenti in Egitto.

A cominciare dall’emergere della verità sul perché (sul come e sul quando, disgraziatamente, lo sappiamo) il compatriota Giulio Regeni sia stato torturato a morte con metodologia finalizzata a dare un segnale fortissimo all’Italia e a chi, in Italia, tratta le questioni di sicurezza nazionale come se fossero “cose proprie”. Vedremo se ci sbagliamo su questo movente geopolitico e affaristico, ora che ci aspettiamo, a nuovo Parlamento reso operativo, maggiore efficienza (e lealtà repubblicana), sia negli apparati di intelligence che alla Farnesina.

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Noi, a differenza di firme ben pagate dai giornaloni di Stato, non stiamo dimenticando Giulio Regeni e, di giorno in giorno, daremo seguito a questa affermazione. Non dimentichiamo Regeni e il dolore provato dalla sua famiglia. Per inciso e scusandoci per l’accostamento: che fine hanno fatto i due marò che in troppi amavano e volevano far tornare a casa?

Abbiamo scritto “18 mesi” perché è il tempo che ci separa (novembre 2019) dal 150° anniversario dell’apertura del Canale di Suez.

Il periodo corrisponde – inoltre – al progetto che dedicheremo a Giulio Regeni (dopo Pasqua lo presentiamo alla rete) per non assecondare l’oblio che alcuni vorrebbero avesse il sopravvento sulla memoria del giovane italiano.

In Italia e in Egitto, chi ha fatto scempio del corpo e della mente (e dei valori) di Regeni deve pagare.

Al-Sisi, infatti, ipotizza questo marginale e ininfluente blog, non sarà lui a tagliare il nastro delle celebrazioni e, inoltre, al novembre del 2019, proroghe o non proroghe, si respirerà altra aria nell’Intelligence italiana.

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Questo ovviamente se il M5S – a sua volta – non perde la memoria o dovesse cominciare a giustificare per “ragion di Stato e fini superiori della Nazione” i comportamenti di bande di malfattori affaristi che di sovranità nazionale e di ruolo culturale egemone dell’ìItalia nel Mediterraneo non vogliono neanche lontanamente sentir parlare.

Oreste Grani e la Redazione tutta.

 

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Oreste Grani e la Redazione