Il PM chiama a Massimo Carminati 26 anni e 6 mesi

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Luca Odevain(e)

Nel Processo “Mafia Capitale” la Procura, non soddisfatta delle sentenze di primo grado, chiede pene decisamente più gravi per tutti. Possiamo continuare a chiamarlo processo “Mafia Capitale” semplificandone la natura complessa ma non faremmo onore alla giustizia giusta e a come stavano in realtà le cose, alcuni anni addietro, in questa nostra Roma.  Per prima cosa eviterei di non ricordare i nomi e le funzioni di chi faceva sistema con questi signori. Eviterei (senza togliere nulla, come pericolosità e volontà criminale, a chi addirittura è stato sospettato di aver partecipato perfino all’omicidio di Mino Pecorelli) di rimuovere come girasse complessivamente la giostra nel comune di Roma quando, alla fine di anni di giri stordenti, sono subentrati i cittadini del M5S, che avranno pure le loro responsabilità per qualche insufficienza, ma non certamente sospettabili di alcun atteggiamento connivente con la criminalità, come era prassi consolidata, nei decenni precedenti, attraverso, ad esempio, personaggi alla Luca Odevaine.

A mio marginale e ininfluente giudizio, si sono doverosamente accesi i riflettori su Buzzi e Carminati, ma si è lasciato “troppo” usufruire dei labirintici percorsi di legge (patteggiamenti su tutto) ad uno come Luca Odevain. Direte che la vecchiaia mi ha fatto fare uno dei soliti refusi lasciando nella tastiera una “e” di Odevaine. Questa volta vi sbagliate, perché il vero cognome dell’ex vice capo di gabinetto di Walter Veltroni è proprio scritto senza quella “e”. L’aggiunta della “e”, falsante la ricerca anagrafica finale e i doverosi riscontri quando uno vuole farsi pubblico ufficiale, racconta come la volontà criminale di emergere in posizione di responsabilità e in funzione di hub giuridico, affaristico, politico nell’amministrazione capitolina, fosse fortemente intenzionale e preparata da tempo. Infatti, Luca Odevain non avrebbe mai potuto essere quel Odevaine onnipotente, facilitatore, complice consapevole (che solo in parte avete conosciuto e tenuto a mente) delle infiltrazioni criminali nella capitale che, provate a non dimenticarlo, diventa quella cloaca maxima che viene, ad un certo punto, scoperchiata non sotto la responsabilità di Virginia Raggi ma nei decenni (ho scritto decenni) in cui lo scaltro personaggio (tra gli altri) ha tessuto la tela mortifera che poi ha condizionato lo sviluppo di una capitale degna di un Paese sovrano.

Luca Odevain, pur essendo un alto funzionario del Comune di Roma, non era potuto entrare negli USA. Mi dispiace ma per fare chiarezza su questa mia affermazione, devo ricorrere alle amministrazioni statunitensi che, prendo atto che, ciclicamente, in questo Paese di immemori, non vanno di moda, ma non ho altra strada. Odevain non poteva avere il visto per gli USA perché condannato in via definitiva (non per armi/terrorismo, altro motivo per cui non entri negli Stati Uniti) per droga.

Patteggiamenti o cancellazioni, a prescindere. Sarebbe bastato chiedersi il perché del rifiuto del visto e si sarebbe scoperto, in tempo, chi fosse in realtà l’efficientissimo funzionario. Ma ci vuole sempre l’FBI per capire come stiamo messi in Italia? Ho scritto FBI e non CIA, per chi vuole intendere cosa stia in realtà dicendo. L’FBI collabora, non interferisce. Se uno vuole collaborare.

Forse da uno come il gen. Mario Mori, a sua volta al SISDE per anni, un po’ di attenzione, quando faceva il consulente per la sicurezza del Comune di Roma, sotto Alemanno, ce la saremmo potuta aspettare e non vedere esplodere il caso di Roma Capitale che tanto discredito ha portato al nostro Paese. A meno che un giorno gli archivi di Stato non ci rivelino un “ruolo investigativo coperto” di Mori in questa brutta storia “scritta” (per ora) non solo dalle gesta di Buzzi e Carminati.

Odevain era, da molti anni, una persona vulnerabile per questo segreto relativo alle sue dipendenze (quindi condizionabile) e un minimo di “intelligence intelligente” avrebbe potuto/dovuto evitare tutto questo casino. Perché è Odevain il perno di tutto. Quando gli amici a cinque stelle parlano di danno alla cassa della collettività per i famosi vitalizi parlamentari, fanno conti (in fin dei conti) giustissimi ma – in realtà – semplici. I conti più difficili (ma possibili) sono quelli che vi sto proponendo io: ma quanto cazzo è costato ai cittadini romani il trucco anagrafico di Luca Odevain, fattosi credere Odevaine? Basterebbe pensare solo ai 500 camioncini della famiglia Tredicine. Quanto cazzo è costato il silenzio/la distrazione/l’inadeguatezza di chi era preposto a vigilare perché la criminalità non facesse ciò che poi ha stupito l’opinione pubblica potesse fare a suo piacimento nella Capitale e quindi, dico io, nella Repubblica? Ritengo che il vero processo storico, politico e culturale andrà cominciato a sentenza di secondo grado emessa.  Anno più anno meno rifilato ad alcuni colpevoli. Alcuni, ma non tutti. Sarebbe opportuno tornare con iniziative politiche e culturali su chi ha avuto vantaggio a non accorgersi di chi fosse Luca Odevain(e).

Oreste Grani/Leo Rugens

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Simona Mangiante

Nota

L’FBI ha in mano le carte e le prove di un quartetto di personaggi decisamente interessante: Gianni Pittella, proprio quello di Bruxelles, presenta Joseph Mifsud (proprio quello della Link Campus di Vincenzo Scotti) a Simona Mangiante (dei quattro la meno apparentemente “pericolosa”), accusato di avere offerto le mail trafugate dai russi alla Clinton a George Papadopulos, ex consigliere di politica estera durante la camapagna elettorale di Trump, che ha dichiarato di avere mentito all’FBI proprio in merito alla vicenda delle mail. Magiante e Papadopulos hanno una storia d’amore, Pittella e Mifsud che rapporto hanno?

La risposta alla prossima puntata.

Se l’FBI fosse interessata al tema del riciclaggio di stato in Italia, batta un colpo.

Dionisia