Vengono uccisi giovani palestinesi ma anche Israele è in pericolo

Marcia-ritorno

Ieri mattina, ad una riunione dell’Associazione (Hut8 Progettare l’Invisibile) di cui faccio parte come cittadino e come blogger, si ragionava di strategie utili a “far scoppiare la pace” nel Mediterraneo e la mente e la discussione è andata alla marcia che i palestinesi, chiamandola Marcia del Ritorno, avevano indetto e avviato, poche ore prima, in ricordo di quel 30 marzo del 1976, quando, in quelle terre, scorse sangue come poche altre volte.

Abbiamo convenuto che fosse una marcia inevitabile ma al tempo pericolosa per chi l’aveva indetta, per chi vi partecipava (dopo poche ore siamo a 20 morti e 1200 feriti di cui decine gravi, con la situazione che degenera di momento in momento) e per chi ne subirà le conseguenze politiche e di immagine per il massacro in essere. Sta per accadere quello che non doveva accadere, cioè una carneficina sotto gli occhi del mondo e delle cancellerie popolate da quel mondo di impotenti che ormai sono diventati i diplomatici. Anche in questo caso, previsto e prevedibile, dimostratisi delle vere mezze seghe. Carneficina attuata, in oltre, con Israele che non teme di dichiarare che usa tiratori scelti dell’esercito per dissuadere i manifestanti ad avvicinarsi al confine. Carneficina che avviene dopo il mancato assassinio di Rami Hamdallah come avevamo segnalato tempestivamente (GINA HASPEL, LA PRIMA DONNA A CAPO DELLA CIA, UNA SCELTA MOZZAFIATO…), episodio che stava per aprire la stagione dell’orrore. Nessuno in questi decenni (ecco le obsolete diplomazie sopra ricordate) ha voluto liberare i veri ostaggi di questa vicenda che sono i due popoli (ma anche di conseguenza tutti noi mediterranei) costretti ad odiarsi da oligarchie avide e miopi. Israele, pur sembrando vivere questa stagione di guerra in condizioni di vantaggio perché la tecnologia, l’organizzazione, i capitali la indicano come il vincitore certo, non è mai stata a rischio come in queste ore in cui il suo destino (quello di chi vive in quelle terre e quello degli ebrei di tutto il mondo) sembra segnato da marchio dell’odio cieco e razzista che si rinnova. Da ieri si è aperta la stagione della Grande Sfida degli Ebrei, come avrebbe detto Shimon Peres, se fosse ancora vivo.

 

Ma Israele non è guidata da Shimon Peres ma da un politico, che troppo spesso è chiamato, dai suoi stessi connazionali, a difendersi dall’accusa di essere una figura non limpida e quindi, autolesionistica. E vi sembra che una tale fase drammatica fase abbia bisogno di autolesionisti (così chiamo i ladri di Stato quando sono tali) al comando supremo? E vi sembra che Benjamin Netanyahu e sua moglie siano gli eredi di Ben Gurion, di Moshe Dayan, di Golda Maier, di Shimon Peres appunto, tutti nelle loro differenze ma con una loro moralità e stile di vita irreprensibili? BB, come vien anche chiamato, è nato in Israele e questo, secondo me, dice più di quanto si pensi ma gli deve anche aver montato la testa. Per ora mi fermo, ma il dolore mi obbliga a pensare alle marce guidate da Marthin Luther King (prima di essere ucciso) e cosa quelle manifestazioni di massa hanno, nel tempo, determinato (a prescindere dalla volontà di chi reprimeva). Intendo dire che il repressore, alla lunga, si dovette piegare. Mentre partecipavo alla riunione, mi sono anche ricordato le marce indette dal leader della non violenza e della resistenza anti inglese, il Mahatma Gandhi.

 

King e Gandhi hanno vinto, politicamente e culturalmente, entrambi, rimanendo nell’immaginario collettivo degli eroi e sagge guide dei loro popoli. Per non parlare di Nelson Mandela. La situazione ha bisogno di persone capaci di dialogare e non credo che questo negoziato difficilissimo possa essere attuato dal partitocrate scaltro (da dieci anni ha sempre pronto il rilancio del “andiamo a votare”) BB che, come ho accennato, mi sembra sia impegnato in altro, risultando spesso sotto interrogatorio per i suoi comportamenti non certo utili a farne un esempio di irreprensibilità amministrativa e di guida etica di Israele.

Altrettanto i cinici calcolatori assassini di Hamas, non sono degni di rappresentare la sofferenza della povera gente palestinese senza terra e senza diritti. Bisogna che si allacci un dialogo, subito, senza se e senza ma. Direi che nell’ora del tragedia esplosa si debba tentare un insediamento di un tavolo, ad esempio a Roma, in Vaticano o, viceversa, dopo quelle della Siria, vedremo altre macerie e non solo nella striscia di Gaza. Nessuno è al sicuro.  Come forse sapete, la protesta è indetta, da ieri, fino al 15 maggio p.v., giorno in cui, nel 1948, fu proclamato lo Stato di Israele. E quest’anno ricorrerà il 70°. E, a giudicare da ieri, non sarà una grande festa. Di complessità di questa natura ma che ho appena accennato, amerei sentire due parole chiare dette da Salvini o da Di Maio, prima di tutto per sapere se pensano in “politica estera” e poi cosa pensano. Perché chi non sapesse pensare cose serie su questa vicenda o come l’altra della guerra diplomatica tra Mosca e mezzo mondo, non credo che possa guidare un paese al centro del Mediterraneo come è il nostro. Fino a prova contraria. E non solo per in campagna elettorale dichiararsi o meno a favore di affogare i naufraghi o di chiudere, banalmente, i mari che formalmente circondano l’Italia per migliaia di chilometri di coste.

 

Tornando alle cose serie, la negoziazione/mediazione va aperta subito o non ci saranno vincitori.

In ultimo ma non cosa ultima.

Mose_3

Il grande geografo (che sarebbe come dire oggi il grande geopolitico) egiziano Gamal Hamdan scriveva: “Il Sinai è un corridoio terreste, un ponte strategico sospeso o a livello, su cui sono passati, centinaia di volte, innumerevoli eserciti dall’alba della storia“. E noi, nella nostra semplicità e marginalità, aggiungiamo che nel Sinai, Dio stesso discese a stipulare l’antica alleanza con gli israeliti usciti freschi freschi dalla schiavitù degli egizi.

Gérôme,_Jean-Léon_-_Moses_on_Mount_Sinai_Jean-Léon_Gérôme_-1895-1900

Oggi a Tel Aviv qualcuno, sentendosi Dio, dimentica storia e pericoli. Si fida, nell’uccidere l’indifeso agnello sacrificale palestinese, di assetti e di patti (con il dittatore al-Sisi?) di cui non è opportuno fidarsi un solo giorno. Israele è ancora, dopo millenni, circondata, fionde o droni che si vogliano annoverare e utilizzare per “vivere tranquilli (!!!). L’ultima volta, passatemi lo scherzo, Dio stesso si è dovuto scomodare per sottoscrivere patti (la santa alleanza di cui sopra) e dare motivo di vita agli ebrei. Direi che è tempo di umiltà, di rispetto dell’altro da se, di non sentirsi, nessuno, Dio in terra. Tanto meno uno come BB che altri ebrei accusano di essere un ladruncolo di Stato.  Oltre a tutto, il Padre eterno, qualche giorno addietro, preoccupato della sua iper attività e aggressività, gli ha mandato un avviso di sfratto, addensandogli una super tosse e febbre che eviterei di sottovalutare, ricordandogli che nessuno non è morto da quando Dio e Dio.

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Oreste Grani e la Redazione